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Art. 2051 Codice Civile — Anno 2026

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98 provvedimenti

Altri anni per Art. 2051 Codice Civile

Responsabilità custode centro sportivo: guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di una società sportiva condannata per l'infortunio di un calciatore. Il caso riguardava la responsabilità custode centro sportivo ex art. 2051 c.c., originata dalla presenza di una rete metallica arrotolata a bordo campo contro cui l'atleta era impattato durante un'azione di gioco.
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Mutatio libelli: quando la domanda è nuova
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso basato su una mutatio libelli. I ricorrenti avevano tentato di modificare la data di un evento dannoso durante il giudizio, trasformando la pretesa originaria in una domanda nuova e diversa, alterando così il tema del decidere e il diritto di difesa della controparte.
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Responsabilità extracontrattuale locatore: scoppio gas
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di esplosione in un appartamento locato, distinguendo tra la responsabilità per custodia e la responsabilità extracontrattuale locatore. Sebbene il proprietario non sia custode di impianti rudimentali aggiunti dal conduttore, egli può essere ritenuto responsabile se consegna un immobile privo di requisiti minimi di sicurezza, come i fori di aerazione, facilitando così l'evento dannoso.
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CTU esplorativa: i limiti nel processo civile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari condannati a risarcire i danni causati al vicino durante lavori di ristrutturazione. Il cuore della decisione riguarda la legittimità della CTU esplorativa disposta in appello per accertare il nesso di causalità e l'entità del danno, confermando la discrezionalità del giudice nel valutare la necessità di un esperto tecnico.
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Regolamento di confini: prova nuovi documenti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso relativo a un regolamento di confini, censurando l'omessa motivazione della Corte d'Appello su prove documentali sopravvenute. Il caso riguardava la contestazione di confini determinati in primo grado tramite CTU, basandosi su documenti formatesi durante la fase di esecuzione che avrebbero smentito la ricostruzione peritale precedente.
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Responsabilità del custode: danni da alluvione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un impianto di smaltimento rifiuti danneggiato da frane e alluvioni. La sentenza conferma che la responsabilità del custode non viene meno in presenza di piogge eccezionali se la mancata manutenzione del territorio ha contribuito al danno. L'ente pubblico proprietario del versante sovrastante è stato ritenuto responsabile per non aver realizzato opere di regimazione delle acque necessarie a prevenire l'ostruzione dei canali di scolo.
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Manutenzione canali bonifica: le regole risarcitorie
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la manutenzione canali bonifica e il risarcimento dei danni da esondazione. Il caso analizza il nesso tra incuria dell'ente gestore e i danni lamentati dai proprietari, inclusi i costi per opere di prevenzione realizzate autonomamente. I giudici hanno chiarito che, ai fini del risarcimento, è necessario dimostrare il nesso di causalità specifica tra l'evento e ogni singolo danno.
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Colpa del danneggiato: quando esclude il risarcimento?
Un cittadino cita in giudizio un Comune per una caduta su strada, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che il danneggiato non ha fornito prove sufficienti a dimostrare il nesso causale tra la caduta e la buca. La sentenza ribadisce che, prima di valutare la colpa del danneggiato, è fondamentale che quest'ultimo assolva pienamente al proprio onere della prova.
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Responsabilità del custode: caduta su pavimento bagnato
Una cliente cadeva sul pavimento bagnato all'esterno di un panificio. La Cassazione ha escluso la responsabilità del custode, attribuendo la colpa esclusiva alla condotta imprudente della danneggiata. La Corte ha stabilito che un pericolo palese e prevedibile, come un pavimento bagnato dalla pioggia, impone alla vittima un dovere di maggiore attenzione, la cui omissione interrompe il nesso causale con la cosa in custodia.
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Danno da perdita parentale: no a nuove tabelle in Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce un principio chiave sul risarcimento del danno da perdita parentale. La richiesta di applicare tabelle di liquidazione del danno diverse da quelle contestate in appello (es. passare dal sistema 'a forbice' a quello 'a punti') costituisce una domanda nuova e, pertanto, è inammissibile in sede di legittimità. Nel caso specifico, la richiesta di risarcimento della vedova è stata respinta poiché aveva già ricevuto un indennizzo superiore al danno accertato da un fondo di garanzia in un precedente giudizio, evitando così un'indebita locupletazione.
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Appello inammissibile: il ricorso basato su un non-motivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune condannato a risarcire i danni da allagamento causati da opere pubbliche. L'appello è stato ritenuto inammissibile perché i motivi erano generici, si limitavano a criticare le conclusioni del perito senza formulare censure specifiche e riproponevano questioni già coperte da giudicato, come la giurisdizione. La Corte ha ribadito che un ricorso non può essere una mera contestazione dei fatti accertati nei gradi precedenti.
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Credito ereditario e transazione: che succede?
Un co-erede intenta causa contro un comune per un risarcimento danni legato a un sinistro occorso alla defunta madre. L'altro co-erede decide di accordarsi separatamente con l'ente. La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso del primo erede, chiarisce un punto fondamentale: a differenza dei debiti, il credito ereditario non si divide automaticamente ma cade in comunione. Pertanto, ciascun erede può agire per la propria quota o per l'intero, e la transazione di uno non impedisce agli altri di proseguire l'azione legale per la propria parte. La Suprema Corte ha ritenuto che la transazione fosse valida e che ciascun erede fosse libero di scegliere la propria strategia processuale.
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Responsabilità da custodia: la prova del danno è cruciale
Una società agricola ha citato in giudizio diversi enti pubblici per i danni causati da un incendio al proprio uliveto, invocando la responsabilità da custodia. La richiesta di risarcimento è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, ai fini del risarcimento, il danneggiato deve fornire la prova rigorosa non solo del nesso causale, ma anche dell'esatto ammontare del danno subito (quantum debeatur). La mancanza di questa prova rende la domanda infondata, anche se la responsabilità dell'ente fosse astrattamente configurabile.
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Polizza RC: copertura estesa ai danni immateriali
Un'azienda, ritenuta responsabile per un incendio che ha distrutto un capannone locato, ha richiesto l'indennizzo alle proprie assicurazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la mancata copertura di una polizza 'property' per un sito non specificato in contratto, ma ha ribaltato la decisione dei giudici di merito riguardo alla Polizza RC (Responsabilità Civile). La Suprema Corte ha stabilito che la clausola 'danni materiali a cose' deve essere interpretata in modo sistematico e può estendersi anche a danni immateriali, come la perdita dei canoni di locazione da parte del proprietario, in quanto conseguenza prevedibile del rischio assicurato.
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Principio di non contestazione: la difesa del condominio
Una società di traslochi subisce danni ai propri furgoni a causa di calcinacci caduti da un edificio. Poiché il condominio convenuto non ha mai negato la proprietà dei frontalini da cui sono caduti i detriti, la Corte di Cassazione, applicando il principio di non contestazione, ha stabilito che la titolarità del bene doveva considerarsi provata. La sentenza di merito, che aveva richiesto all'attore tale prova, è stata annullata.
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Onere della prova: chi prova il nesso di causa?
Un camionista è stato ferito dal proprio veicolo in una cava. Ha chiesto il risarcimento ma la sua domanda è stata respinta. La Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'onere della prova del nesso causale spetta sempre al danneggiato, anche nei casi di responsabilità per attività pericolose o cose in custodia. Solo dopo aver fornito tale prova, la controparte è tenuta a dimostrare la propria assenza di colpa.
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Giudicato interno: appello e coobbligati solidali
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce l'importanza del giudicato interno nel processo civile. A seguito di un incidente stradale causato da una perdita d'acqua, il Tribunale condannava l'ente gestore della strada e un subappaltatore, assolvendo la società di gestione idrica. La danneggiata non impugnava l'assoluzione. In appello, la Corte riesaminava erroneamente la posizione della società idrica, la cui assoluzione era però ormai definitiva. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, riaffermando che il mancato appello su un capo della sentenza crea un giudicato interno non più discutibile.
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Notifica al procuratore: la Cassazione fa chiarezza
In un caso di risarcimento danni contro una provincia, la Cassazione ha stabilito che la notifica di una sentenza, per far decorrere il termine breve di impugnazione, deve essere indirizzata in modo univoco al difensore. Una notifica generica alla parte, anche se presso il domicilio eletto, non è sufficiente. Di conseguenza, l'appello della provincia, inizialmente ritenuto tardivo, è stato giudicato tempestivo in quanto la corretta notifica al procuratore non era mai avvenuta, facendo valere il termine lungo di sei mesi.
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