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Art. 2033 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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478 provvedimenti

Altri anni per Art. 2033 Codice Civile

Mutuo multicurrency: onere della prova e rischi
Una società di costruzioni ha contestato i costi di un mutuo multicurrency, sostenendo che un istituto di credito l'avesse sovraccaricata senza aver effettivamente acquistato la valuta estera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il rischio di cambio grava sul mutuatario. Aspetto cruciale della decisione è che, essendo l'azione qualificata come richiesta di restituzione di un pagamento non dovuto, l'onere di dimostrare l'inadempimento della banca spettava alla società, che non è riuscita a fornire tale prova.
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Restituzione indennità: quando va restituita?
Un ex presidente di un Ente Parco è stato condannato alla restituzione delle indennità percepite in un periodo in cui la carica era stata resa onorifica per legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che una norma successiva, che reintroduceva l'indennità, non poteva avere effetto retroattivo. Di conseguenza, la richiesta di restituzione dell'indennità da parte dell'ente è stata ritenuta legittima, in quanto le somme erano state indebitamente percepite.
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Arricchimento senza causa PA: basta l’utilità
Un gruppo di professionisti ha eseguito lavori extra per un comune per la progettazione di uno stadio, con un conseguente aumento dei costi. Il comune ha approvato il nuovo progetto ma non ha mai formalizzato l'aumento dei compensi in un contratto scritto. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che la richiesta di indennizzo per arricchimento senza causa è fondata. Non è più necessario che la Pubblica Amministrazione riconosca formalmente l'utilità dell'opera; è sufficiente dimostrare l'oggettivo arricchimento e l'utilizzo del lavoro da parte dell'ente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Conversione del negozio nullo: i principi della Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della conversione del negozio nullo. Un mutuo fondiario, dichiarato nullo per superamento del limite di finanziabilità, può essere convertito in un mutuo ipotecario. La Corte chiarisce che per la conversione non è necessaria la prova di una volontà concreta, ma è sufficiente che lo scopo pratico delle parti sia parzialmente realizzato dal nuovo contratto.
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Fido di fatto: prova e prescrizione prima del 1992
Un istituto di credito ricorre in Cassazione contro la decisione di merito che riconosceva un fido di fatto a un correntista per il periodo ante-1992. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prova del fido può essere desunta da presunzioni e fatti concludenti, bloccando così la decorrenza della prescrizione per le rimesse ripristinatorie.
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Assistenza finanziaria banche: Cassazione e nullità
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto di assistenza finanziaria per l'acquisto di azioni proprie, previsto dall'art. 2358 c.c. per le società per azioni, si applica anche alle banche popolari. In un caso riguardante un finanziamento concesso da una banca a una società, poi fallita, i cui fondi erano stati utilizzati per sottoscrivere azioni della stessa banca, la Corte ha confermato la nullità del contratto di mutuo. La violazione di questa norma, posta a tutela dell'integrità del capitale sociale e dei creditori, rende l'intera operazione invalida, impedendo alla banca di insinuare il proprio credito nel passivo fallimentare.
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Ammortamento alla francese: Cassazione su anatocismo
Un cliente ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo che il piano di ammortamento alla francese generasse anatocismo e tassi usurari. Dopo la conferma in Appello della legittimità del contratto, basata anche su una consulenza tecnica, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente troppo generiche e astratte, in quanto non contestavano specificamente l'assenza di anatocismo nel caso concreto e si ponevano in contrasto con principi di diritto già consolidati dalla stessa Corte a Sezioni Unite.
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Usura estinzione anticipata: la Cassazione decide
Un cliente estingue un finanziamento in anticipo e la finanziaria non rimborsa tutti i costi, facendo sì che il tasso effettivo superi la soglia legale. La Corte di Cassazione chiarisce che il fenomeno di usura da estinzione anticipata non sussiste se il tasso era legittimo al momento della stipula. La valutazione della liceità del tasso va fatta al momento dell'accordo, non in base a eventi successivi come il recesso anticipato dal contratto.
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Risoluzione contratto investimento: la restituzione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla restituzione a seguito della risoluzione contratto investimento per inadempimento dell'intermediario. In caso di mancata informativa sui rischi, l'investitore deve restituire non solo i titoli ma anche tutte le cedole percepite, in quanto prestazioni contrattuali. La buona fede non rileva per trattenere le cedole, ma solo per la decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire. La Suprema Corte stabilisce un principio di equilibrio per evitare arricchimenti ingiustificati.
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Restituzione indebito: cedole e contratto nullo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1614/2025, ha stabilito un principio chiave in materia di restituzione indebito a seguito della nullità di un contratto di investimento. Quando un accordo viene dichiarato nullo, l'obbligo di restituzione è totale e reciproco: l'investitore deve restituire non solo i titoli finanziari ma anche tutte le cedole incassate, in quanto parte integrante della prestazione ricevuta senza causa. La Corte ha chiarito che tale obbligo non è limitato dalla buona fede dell'investitore né precluso dal giudicato formatosi sulla sola dichiarazione di nullità.
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Responsabilità del promotore finanziario: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità del promotore finanziario per le condotte illecite commesse ai danni di un cliente. La Corte ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, accogliendo il motivo di ricorso della banca relativo all'omessa pronuncia sulla responsabilità per le perdite subite su titoli già in possesso del cliente prima dell'inizio del rapporto. Sebbene la banca sia responsabile per l'operato del suo promotore, i giudici di merito devono esaminare specificamente ogni voce di danno per stabilire il corretto nesso di causalità.
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Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Eccezione di prescrizione: onere della prova del fido
Una società in liquidazione e i suoi fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo bancario. La Corte di Cassazione ha affrontato diversi motivi di ricorso, chiarendo in particolare che, di fronte all'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca, spetta al correntista l'onere di provare l'esistenza di un'apertura di credito (fido) per dimostrare la natura ripristinatoria e non solutoria delle rimesse. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi, accogliendone uno relativo a un pagamento di oltre 300.000 euro, effettuato dai debitori durante la causa, che la Corte d'Appello aveva omesso di considerare nella condanna finale.
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Indennità di avviamento farmacia: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una nuova titolare di farmacia, confermando il suo obbligo di versare l'indennità di avviamento farmacia al gestore provvisorio. La sentenza stabilisce che la gestione provvisoria è legittima anche per farmacie di nuova istituzione e che l'indennità è dovuta anche se la gestione è durata meno di cinque anni. In tal caso, il calcolo non segue la formula automatica ma è rimesso al prudente apprezzamento del giudice, che può basarsi sulle dichiarazioni dei redditi del gestore.
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Contratto quadro investimento: nullità per ordine anticipato
Un'investitrice ha acquistato obbligazioni argentine tramite una banca, ma l'ordine di acquisto è stato emesso il giorno prima della firma del contratto quadro investimento. I giudici di primo e secondo grado hanno dichiarato nullo l'acquisto. La Corte di Cassazione, pur confermando la nullità dell'operazione per la scorretta sequenza temporale, ha accolto parzialmente il ricorso della banca. Ha stabilito che l'investitrice deve restituire tutte le cedole incassate fin dall'inizio, e non solo quelle percepite dopo la messa in mora, per evitare un ingiustificato arricchimento.
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Restituzione frutti: Obblighi della banca e del cliente
Un istituto di credito è stato condannato a risarcire un investitore per la mancata adeguata informazione su obbligazioni ad alto rischio. L'appello della banca è stato respinto dalla Corte di Cassazione, che ha colto l'occasione per chiarire le regole sulla restituzione frutti (cedole e riparti). La Corte ha stabilito che, sebbene l'investitore debba restituire i guadagni percepiti, la banca deve corrispondere gli interessi sul capitale dal giorno del pagamento originario, per evitare ingiustificati arricchimenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche perché la banca non ha contestato una delle ragioni autonome della decisione, ovvero la mancata prova dell'importo esatto dei frutti percepiti dal cliente.
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Obblighi informativi banca: risoluzione e restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di acquisto di titoli ad alto rischio per la violazione degli obblighi informativi della banca. La sentenza chiarisce che il cliente ha diritto alla restituzione del capitale investito, anche se non possiede più i titoli a seguito di operazioni di scambio successive. La Corte ha ritenuto legittima la 'compensazione impropria' tra il debito della banca e il credito del cliente per le somme da quest'ultimo incassate, dichiarando inammissibile il ricorso dell'istituto di credito.
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Insinuazione al passivo: prova del credito essenziale
Una società in amministrazione straordinaria chiedeva di essere ammessa al passivo di un fallimento per diversi crediti derivanti da una cessione di azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Il rigetto si fonda sulla mancata prova dei crediti vantati, una ragione ritenuta di per sé sufficiente a sostenere la decisione, rendendo inammissibili le altre censure relative alla presunta nullità del contratto. La Corte ha applicato il principio della "ragione più liquida", affrontando la questione probatoria come decisiva e assorbente per la risoluzione della controversia sull'insinuazione al passivo.
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Ricorso inammissibile e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un garante contro un istituto di credito. L'ordinanza sottolinea che, in caso di smarrimento del fascicolo, spetta alla parte l'onere di chiederne la ricostruzione. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione per lite temeraria.
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Nullità selettiva: l’onere della prova della banca
Un investitore ha ottenuto la restituzione di somme per operazioni finanziarie eseguite in assenza di un contratto-quadro scritto. La banca si è opposta invocando la mala fede del cliente (nullità selettiva), ma la sua difesa è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che, per contrastare la nullità selettiva, l'intermediario ha un preciso onere di allegazione: deve affermare specificamente che i guadagni complessivi del cliente hanno superato le perdite. La semplice produzione di documenti, senza una formale allegazione, non è sufficiente a fondare l'eccezione né a giustificare una CTU esplorativa.
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