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Art. 2033 Codice Civile — Anno 2024

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327 provvedimenti

Altri anni per Art. 2033 Codice Civile

Onere della prova mutuo: chi deve dimostrare il prestito?
Un privato ha citato in giudizio diverse persone e una società per la restituzione di somme che sosteneva di aver prestato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova mutuo: chi agisce per la restituzione deve dimostrare non solo la consegna del denaro (datio), ma anche l'esistenza di un titolo, come un contratto di mutuo, che obblighi la controparte alla restituzione. Il fatto che il ricevente ammetta di aver incassato le somme per altre cause (lavori, caparra) non inverte l'onere della prova.
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Nullità parziale contratto: imposta di registro fissa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32476/2024, ha stabilito che una pronuncia giudiziale che dichiara la nullità parziale di un contratto, con conseguente condanna alla restituzione di somme, è soggetta a imposta di registro in misura fissa e non proporzionale. Secondo la Corte, non vi è differenza tra nullità totale e parziale ai fini fiscali, in quanto in entrambi i casi la sentenza accerta un vizio originario del rapporto, e la condanna al pagamento è una mera conseguenza restitutoria. Questo principio si applica anche se il contratto originale era soggetto ad IVA.
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Comunicazione CIGS: obbligatoria anche per i piloti
Un pilota in Cassa Integrazione (CIGS) aveva iniziato un nuovo lavoro all'estero senza darne comunicazione preventiva all'ente previdenziale, ritenendo che l'attività fosse finalizzata solo al mantenimento del brevetto di volo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34907/2024, ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito. Ha stabilito che l'esenzione dall'obbligo di comunicazione si applica solo se l'attività è *esclusivamente* destinata al mantenimento delle licenze, un fatto che deve essere rigorosamente accertato. La mancata indagine sulla reale natura del nuovo contratto di lavoro ha portato all'annullamento della sentenza precedente, sottolineando l'importanza della comunicazione preventiva CIGS per evitare la decadenza dal beneficio.
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Obbligo di comunicazione CIGS: il caso del pilota
La Corte di Cassazione ha stabilito che un pilota in Cassa Integrazione deve rispettare l'obbligo di comunicazione preventiva all'ente previdenziale per qualsiasi nuova attività lavorativa, anche se svolta all'estero. L'eccezione, che esonera da tale obbligo, si applica solo se l'attività è finalizzata in modo esclusivo al mantenimento del brevetto di volo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva escluso la decadenza dal beneficio senza accertare la natura esclusiva dell'attività, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Indebito previdenziale: quando restituire l’indennità
Un lavoratore ha percepito contemporaneamente un'indennità di disoccupazione e una pensione di vecchiaia retrodatata per errore dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituire l'indennità, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le norme speciali sulla non ripetibilità dell'indebito previdenziale pensionistico non si estendono all'indennità di disoccupazione e che non è possibile sollevare questioni di fatto nuove per la prima volta in sede di legittimità.
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Obbligo comunicazione CIGS: il training è lavoro?
La Cassazione chiarisce l'obbligo di comunicazione CIGS per i piloti che svolgono attività di addestramento. Se il training non è solo per mantenere la licenza, ma anche per ottenere nuove abilitazioni per una futura assunzione, la comunicazione preventiva all'Ente Previdenziale è obbligatoria, pena la perdita del sussidio. L'ordinanza sottolinea la necessità di un accertamento puntuale sulla reale finalità dell'attività svolta dal lavoratore.
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Indennità di mobilità: quando comunicare il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore, pilota di aerei, perde il diritto all'indennità di mobilità se non comunica preventivamente l'inizio di una nuova attività lavorativa, anche se questa consiste in un periodo di formazione e prova presso una nuova compagnia aerea. Il caso riguardava la richiesta di restituzione delle somme da parte dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che il periodo di prova non può essere considerato 'neutro' se è funzionale a una futura assunzione e non solo al mantenimento delle licenze esistenti, ribadendo la necessità della comunicazione preventiva per non perdere il beneficio.
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Responsabilità distributore energia per contatore guasto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di distribuzione, confermando la sua responsabilità per i danni derivanti da un contatore guasto. La sentenza stabilisce che il distributore, quale concessionario del servizio di misura, è tenuto a manlevare la società di vendita per le somme che questa deve restituire all'utente finale a causa dell'errata fatturazione. La responsabilità del distributore energia deriva direttamente dalla legge, indipendentemente dal suo coinvolgimento nel contratto di fornitura.
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Contributo di solidarietà illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34694/2024, ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata sulle pensioni dei propri iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che, ai sensi dell'art. 23 della Costituzione, può essere introdotta solo da una legge dello Stato e non da delibere interne dell'ente, anche se finalizzate a garantirne l'equilibrio finanziario. La sentenza ha inoltre ribadito che il diritto del pensionato alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Difetto di legittimazione ad impugnare e giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze del difetto di legittimazione ad impugnare. Un fornitore otteneva un decreto ingiuntivo contro un committente. In un separato giudizio, il contratto veniva risolto per inadempimento del fornitore. L'appello contro la risoluzione veniva proposto da una società diversa dalla ditta individuale originaria, senza provare la successione nel rapporto. La Cassazione, in un precedente giudizio, aveva dichiarato l'appello inammissibile. Nella sentenza attuale, la Corte conferma che la sentenza di primo grado è passata in giudicato nei confronti della ditta individuale (che non aveva appellato) e che l'appello inammissibile della società non ha interrotto tale processo. Di conseguenza, gli eredi del fornitore sono stati condannati a restituire le somme incassate in forza del decreto ingiuntivo, ormai revocato.
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Qualifica superiore: quando le mansioni contano
Un ex dipendente di un istituto bancario, inquadrato come Vice Direttore, ha ottenuto il riconoscimento della qualifica superiore di Direttore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, basandosi sull'analisi delle mansioni ispettive effettivamente svolte, considerate prevalenti e riconducibili al livello superiore. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca, condannandola al pagamento delle differenze retributive e pensionistiche maturate, e chiarisce importanti aspetti processuali sul giudizio di rinvio e sulla legittimazione passiva.
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Aliud pro alio: acqua non potabile e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34371/2024, ha stabilito che la fornitura di acqua non potabile in luogo di quella potabile contrattualmente prevista integra un'ipotesi di 'aliud pro alio' (consegna di una cosa per un'altra). Tale inadempimento contrattuale non è soggetto alla prescrizione breve di un anno per i vizi della cosa, ma alla prescrizione ordinaria decennale, garantendo una maggiore tutela agli utenti per il diritto al rimborso.
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Eccezione inadempimento amministratore: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34341/2024, si è pronunciata sul tema dell'eccezione di inadempimento dell'amministratore. Il caso riguarda un ex presidente del consiglio di gestione che chiedeva l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per i suoi compensi. La società si opponeva sollevando l'eccezione di inadempimento per mala gestio. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta alla società allegare le specifiche negligenze gestorie, ma è poi l'amministratore a dover dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza. La Corte ha cassato la decisione del tribunale, che aveva erroneamente rigettato l'eccezione, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Canone demaniale marittimo: no alla restituzione
Una concessionaria pagava un canone demaniale marittimo maggiorato per anni a seguito del rinnovo di una concessione. Dopo aver ottenuto una riduzione del canone, ha richiesto la restituzione delle somme versate in eccesso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che con il rinnovo (e non la semplice proroga) le strutture non amovibili edificate dalla concessionaria vengono acquisite per legge dallo Stato. Di conseguenza, il canone più elevato per il periodo contestato era legittimo, in quanto calcolato sul maggior valore del bene demaniale, e nessuna restituzione era dovuta.
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Risarcimento lucro cessante: onere della prova
Una società immobiliare, danneggiata da infiltrazioni fognarie, si è vista negare il risarcimento lucro cessante dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il rimborso dei mancati guadagni, non basta provare il danno all'immobile: è necessario dimostrare concretamente che l'attività economica che si sarebbe dovuta svolgere era autorizzata e realmente in essere. La Corte ha invece accolto la richiesta di restituzione delle somme versate in base alla sentenza di primo grado poi riformata.
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Garanzia autonoma: quando è abusiva l’escussione?
Una società ferroviaria ha escusso una garanzia autonoma a danno di due banche per l'inadempimento di un appaltatore. La Corte d'Appello ha qualificato l'escussione come abusiva. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione che, data la complessità della materia, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare la causa a pubblica udienza, al fine di approfondire il concetto di escussione abusiva della garanzia autonoma.
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Ripetizione di indebito: no se paghi a un terzo
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per ripetizione di indebito, stabilendo che non si può chiedere la restituzione di una somma a chi l'ha ricevuta solo come intermediario per il vero creditore. Nel caso specifico, un pagamento era stato effettuato alla figlia di un professionista a titolo di compenso per le prestazioni di quest'ultimo. La Corte ha chiarito che il pagamento aveva una causa lecita e che l'eventuale azione di restituzione andava rivolta al professionista, non alla figlia, che aveva agito come 'adiecta solutionis causa'.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di una dirigente di un ente pubblico condannata alla restituzione di somme indebite. L'ordinanza stabilisce due principi fondamentali: la restituzione deve avvenire al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, in quanto il lavoratore non ha mai incassato tali importi. Inoltre, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale o di un atto di costituzione in mora, e non da una data precedente, presumendo la buona fede del percipiente.
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Interessi usurari leasing: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha citato in giudizio un istituto di credito, sostenendo che il contratto di leasing stipulato contenesse interessi usurari e una forma illecita di anatocismo tramite l'ammortamento alla francese. Dopo il rigetto in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti. Ha stabilito che, per la verifica degli interessi usurari leasing, non è corretto sommare i tassi corrispettivi e moratori e che l'ammortamento alla francese, di per sé, non viola le norme sulla trasparenza né costituisce anatocismo.
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Restituzione stipendio non dovuto: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33507/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla restituzione di stipendio non dovuto da parte di un dipendente pubblico. A seguito di un errore nel calcolo della retribuzione di un segretario comunale, l'ente locale ne aveva chiesto la restituzione dell'importo lordo. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso del dipendente, chiarendo che l'obbligo di restituzione riguarda esclusivamente le somme nette effettivamente percepite, poiché le ritenute fiscali e previdenziali non sono mai entrate nel patrimonio del lavoratore.
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