LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 20-bis Codice Penale — Anno 2026

Pagina 10 di 10

195 provvedimenti

Altri anni per Art. 20-bis Codice Penale

Pene sostitutive: i precedenti penali contano?
Un individuo condannato per guida senza patente chiedeva la conversione della pena detentiva in pene sostitutive pecuniarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il diniego si è basato sui numerosi precedenti penali dell'imputato, in particolare quelli contro il patrimonio, ritenuti indicativi di una prognosi negativa circa l'idoneità della misura alternativa a garantire la risocializzazione.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, confermando che non è possibile contestare in sede di legittimità la mancata concessione delle attenuanti generiche se la decisione del giudice di merito è adeguatamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria per aver presentato un appello manifestamente infondato.
Continua »
Pene sostitutive appello: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso con cui si lamentava la mancata applicazione delle pene sostitutive. La decisione si fonda sul principio che la richiesta per le pene sostitutive in appello deve essere formulata al più tardi durante l'udienza di secondo grado; in assenza di tale istanza, il motivo non può essere sollevato per la prima volta in sede di legittimità.
Continua »
Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è out
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. L'imputato sosteneva che i giudici avessero ignorato una sua richiesta di pene sostitutive, ma la Corte ha verificato che tale richiesta non era mai stata formalmente depositata in appello, rendendo la doglianza infondata e precisando la natura del rimedio.
Continua »
Consenso viziato: Cassazione su violenza sessuale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale a carico di un imputato che ha abusato dello stato di ubriachezza di una ragazza. La sentenza chiarisce che il consenso viziato dall'alcol è sufficiente per integrare il reato, anche in assenza di violenza fisica. La Corte ha ritenuto irrilevanti le presunte contraddizioni nel comportamento della vittima, considerandole reazioni psicologiche coerenti con l'evento.
Continua »
Pene sostitutive e precedenti: la Cassazione decide
Un uomo, condannato per violazione di sigilli e con precedenti penali, si è visto negare l'accesso a pene sostitutive come il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 273/2026, ha annullato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), i soli precedenti penali non sono sufficienti per escludere le pene sostitutive. È necessario un giudizio prognostico più approfondito sulla pericolosità del soggetto e sulla sua capacità di rispettare le prescrizioni, non potendo basare il diniego unicamente sul suo passato giudiziario. La decisione sul punto è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Titolare PostePay e truffa online: le responsabilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per una truffa online relativa a un finto affitto vacanze. La sentenza stabilisce che essere il titolare PostePay della carta su cui è confluito il denaro è un elemento di prova sufficiente per affermare la responsabilità penale, in assenza di prove concrete a discolpa fornite dall'imputato. Viene inoltre confermata l'aggravante della minorata difesa per le truffe online e chiarito che le richieste di pene sostitutive devono essere presentate in primo grado se la normativa è già in vigore.
Continua »
Pene sostitutive: richiesta tardiva e riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel regime transitorio della Riforma Cartabia, la richiesta di pene sostitutive è valida anche se presentata con le conclusioni scritte, pochi giorni prima dell'udienza. La sentenza analizza un caso in cui un imputato, condannato in primo e secondo grado, si era visto negare la valutazione della sua istanza. La Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello su questo specifico punto, rinviando per un nuovo esame, poiché l'omessa pronuncia ha violato il diritto dell'imputato a una valutazione nel merito della sua richiesta di pene sostitutive. Gli altri motivi di ricorso, relativi a vizi di notifica e alla recidiva, sono stati respinti.
Continua »
Pena accessoria fissa: legittima e non incostituzionale
Un imputato, condannato con patteggiamento a quattro anni per reati di natura sessuale contro un minore, ha impugnato l'automatica applicazione della pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Sosteneva che tale pena fissa fosse illegale e incostituzionale, in quanto non concordata e priva di valutazione discrezionale del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interdizione quinquennale è una conseguenza obbligatoria e legale prevista dall'art. 609-nonies cod. pen. per le condanne tra i tre e i cinque anni, non configurando quindi una "pena illegale".
Continua »
Pena sostitutiva violenza sessuale: sì con attenuante
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pena detentiva per il reato di violenza sessuale può essere sostituita con lavori di pubblica utilità se viene riconosciuta la circostanza attenuante della minore gravità del fatto (art. 609-bis, comma 3, c.p.). La Corte ha respinto il ricorso del Procuratore Generale, il quale sosteneva l'esistenza di un divieto assoluto alla sostituzione della pena per questo tipo di reato. La decisione chiarisce che l'applicazione di tale attenuante rende inoperante il regime ostativo che normalmente preclude l'accesso a pene alternative, consentendo così la pena sostitutiva.
Continua »
Liberazione anticipata pena sostitutiva: chi decide?
La Cassazione risolve un conflitto di competenza sulla liberazione anticipata per pena sostitutiva. Chiarisce che, anche per i lavori di pubblica utilità, la decisione spetta al Magistrato di Sorveglianza, non al Giudice dell'Esecuzione. La Corte ha basato la sua decisione su un'interpretazione letterale delle norme, confermando un orientamento consolidato.
Continua »
Reddito di cittadinanza: vincite non dichiarate
La Corte di Cassazione annulla una condanna per indebita percezione del Reddito di cittadinanza. Un soggetto era stato condannato per non aver dichiarato i proventi derivanti da conti gioco online. La Corte ha riscontrato un vizio di motivazione nella sentenza d'appello, poiché la condanna si basava su un saldo bancario di novembre 2021, mentre la domanda per il beneficio era stata presentata a gennaio 2021. La decisione sottolinea che, per questo tipo di reato, è cruciale accertare il patrimonio esatto al momento della richiesta, non quello successivo.
Continua »
Competenza giudice esecuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra tribunali, stabilendo la competenza del giudice esecuzione per i lavori di pubblica utilità. La Corte ha applicato l'art. 665 c.p.p., assegnando la competenza al giudice che ha emesso l'ultima condanna divenuta definitiva, anche se diversa da quella in esecuzione.
Continua »
Pene sostitutive reati ostativi: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento in cui la pena per rapina aggravata era stata sostituita con lavori di pubblica utilità. Secondo la Corte, tale sostituzione costituisce una pena illegale, poiché la Riforma Cartabia esclude espressamente i cosiddetti reati ostativi, come la rapina aggravata, dalla possibilità di beneficiare delle pene sostitutive. Di conseguenza, il procedimento deve tornare al giudice di primo grado.
Continua »
Truffa contrattuale: i raggiri dopo il contratto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 683 del 2026, ha confermato una condanna per truffa contrattuale, stabilendo un principio fondamentale: anche le condotte ingannevoli successive alla stipula di un contratto, come le reiterate e false rassicurazioni, costituiscono i 'raggiri' necessari a configurare il reato. Il caso riguardava la vendita di una polizza assicurativa mai attivata. La Corte ha precisato che tali comportamenti, volti a mantenere la vittima in errore, distinguono la frode dal mero inadempimento civile. La sentenza è stata parzialmente annullata su aspetti procedurali, come l'erronea applicazione di una provvisionale e il diniego di conversione della pena.
Continua »