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Art. 2, comma 2 bis, L. 89/2001

11 provvedimenti

Equa riparazione Pinto: rimborsi per ritardi
La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'equa riparazione Pinto a un creditore coinvolto in una procedura fallimentare durata oltre nove anni. Il tribunale ha stabilito che il termine ragionevole per tali procedure è di sei anni e che il calcolo del ritardo decorre dalla data di deposito della domanda di ammissione al passivo.
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Equa riparazione: risarcimento per processi lunghi
La Corte d'Appello ha accolto un ricorso per equa riparazione dovuto all'eccessiva durata di un procedimento penale. Poiché la fase di secondo grado ha superato i limiti di legge, il giudice ha liquidato un indennizzo di 800 euro per due anni di ritardo, basandosi sui parametri della Legge Pinto.
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Equa Riparazione: Sbagliare Istanza Costa il Risarcimento
La Cassazione ha negato il diritto all'equa riparazione per irragionevole durata del processo ad alcuni cittadini. Il motivo è che non avevano presentato personalmente l'istanza di prelievo, un atto necessario per accelerare la causa. Anche se la controparte (il Ministero) l'aveva depositata, la Corte ha stabilito che questo 'rimedio preventivo' è un onere strettamente personale. Chi vuole il risarcimento deve attivarsi in prima persona durante il processo. Le semplici richieste di fissazione udienza, presentate dai cittadini, non sono state considerate sufficienti. Di conseguenza, la loro domanda di indennizzo è stata respinta perché inammissibile.
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Equa riparazione per la durata del fallimento
La Corte d'Appello di Venezia ha riconosciuto il diritto all'equa riparazione a una società creditrice coinvolta in un fallimento durato oltre nove anni. Superato il termine ragionevole di tre anni, è stato liquidato un indennizzo per il danno non patrimoniale subito a causa dei ritardi della giustizia.
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Durata irragionevole procedura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'straordinaria complessità' di una procedura fallimentare non può giustificare una durata irragionevole di oltre 17 anni eccedente il limite di legge. Accogliendo il ricorso di alcuni creditori, la Corte ha chiarito che il termine di sei anni per le procedure concorsuali è una soglia da rispettare, ammettendo solo un temperamento limitato. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'indennizzo, riaffermando il principio che la durata irragionevole procedura causa un danno presunto a favore del creditore.
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Irragionevole durata processo: limiti alla deroga
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcune società creditrici che lamentavano l'irragionevole durata di una procedura fallimentare durata quasi 24 anni. La Corte ha stabilito che la 'particolare complessità' del caso può giustificare un'estensione del termine di sei anni, ma solo fino a un massimo di sette. Inoltre, ha ribadito che il danno non patrimoniale si presume, invertendo l'onere della prova a carico dello Stato. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato l'indennizzo, è stata cassata con rinvio.
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Rimedi preventivi: quando la richiesta è inammissibile
La Corte di Appello di Salerno ha confermato l'inammissibilità di una domanda di equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. La decisione si fonda sulla mancata attivazione, da parte del ricorrente, dei specifici rimedi preventivi previsti dalla legge per accelerare il giudizio. Secondo la Corte, una generica richiesta di fissazione delle udienze non è sufficiente a soddisfare l'onere imposto dalla normativa, che elenca tassativamente gli strumenti processuali da utilizzare, pena la perdita del diritto all'indennizzo.
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Equa riparazione: risarcimento per processo lento
Un cittadino ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per la durata eccessiva di un processo civile. La Corte di Appello di Salerno ha accolto la domanda di equa riparazione, calcolando la durata totale del giudizio presupposto (oltre 5 anni) e sottraendo i periodi di sospensione per l'emergenza sanitaria e i rinvii richiesti dalle parti. La Corte ha così identificato un ritardo ingiustificato di oltre un anno, liquidando un indennizzo di 400 euro in favore del ricorrente, oltre al pagamento delle spese legali.
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Durata ragionevole processo: oltre 7 anni è troppo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1286/2024, ha stabilito un principio cruciale sulla durata ragionevole processo. Analizzando un caso di fallimento durato oltre 18 anni, ha chiarito che la complessità della procedura non può giustificare un superamento del limite massimo di sette anni. La Corte ha cassato la decisione d'appello che negava l'indennizzo, affermando che un ritardo così esteso viola il diritto a un processo equo e impone il riconoscimento di un risarcimento, attribuendo il ritardo eccedente a disfunzioni del sistema giudiziario.
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Durata ragionevole processo: il calcolo è unitario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32466/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla durata ragionevole processo. Quando un cittadino si costituisce parte civile in un processo penale ottenendo una condanna generica al risarcimento, e successivamente avvia un giudizio civile per la quantificazione del danno, i due procedimenti devono essere considerati un unicum. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, affermando che la durata complessiva va calcolata sommando quella di entrambi i giudizi, poiché la pretesa sostanziale è la medesima. Di conseguenza, il termine per richiedere l'equo indennizzo decorre solo dalla conclusione del processo civile.
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Equa riparazione: risarcimento per processo troppo lungo
Una società creditrice ha ottenuto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha riconosciuto che una durata di oltre 8 anni superava il limite ragionevole di 6 anni, liquidando un risarcimento di 800 euro per il ritardo di 2 anni. La Corte ha calcolato il danno sulla base di 400 euro per ogni anno di ritardo irragionevole, condannando il Ministero competente al pagamento.
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