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Art. 1956 Codice Civile

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235 provvedimenti

Diritto di regresso fideiussore e clausole limitative
Un fideiussore, dopo aver pagato il debito di una società garantita e ottenuto un patto di non aggressione dal creditore, ha agito in regresso contro un altro co-fideiussore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava tale diritto, basandosi su una clausola contrattuale specifica. Tale clausola subordinava l'esercizio del diritto di regresso del fideiussore all'estinzione completa di ogni ragione di credito della banca verso il debitore principale. Poiché il debito non era integralmente estinto, la condizione non si era avverata, rendendo il ricorso inammissibile.
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Onere della prova: fideiussore informato perde l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori contro un istituto di credito. I giudici hanno chiarito che, in tema di onere della prova, se le contestazioni al debito sono specifiche e i fideiussori sono anche soci o amministratori della società debitrice, non possono lamentare la mancata informazione da parte della banca. Le nuove contestazioni sollevate in appello sono state ritenute inammissibili.
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Fideiussione omnibus: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso relativo a una fideiussione omnibus. La Corte d'Appello aveva dichiarato nulla la garanzia perché priva dell'importo massimo garantito. Il ricorso è stato respinto per violazione del principio di autosufficienza, in quanto la parte ricorrente non ha trascritto le clausole contrattuali decisive, impedendo alla Corte di esaminare il merito.
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Fideiussione art 1956: oneri prova e ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un fideiussore che invocava la liberazione dalla garanzia ai sensi dell'art. 1956 c.c. La Corte ha stabilito che le allegazioni del ricorrente sulla presunta conoscenza da parte della banca del peggioramento delle condizioni economiche della società debitrice erano generiche e non supportate da prove decisive. Il caso di fideiussione art 1956 si conclude con la condanna del ricorrente per abuso del processo.
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Nullità fideiussione antitrust: l’onere della prova
La Cassazione ha respinto il ricorso di due fideiussori che lamentavano la nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Corte ha ribadito che la nullità non può essere rilevata d'ufficio se la parte non allega e prova i presupposti di fatto, come la conformità del contratto allo schema ABI illecito. Confermato anche l'onere della prova a carico del garante. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: l’onere di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso in materia di fideiussione bancaria. La decisione sottolinea come la mancanza di specificità nei motivi di impugnazione, ovvero l'omessa chiara indicazione degli errori di diritto commessi dal giudice di merito, conduca inevitabilmente alla reiezione del gravame per ragioni procedurali, evidenziando l'importanza del rispetto rigoroso dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Trasformazione societaria fideiussione: no liberazione
Un garante ha richiesto la liberazione da una fideiussione a seguito della trasformazione della società debitrice da s.n.c. a s.r.l. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice trasformazione societaria e la fideiussione non sono sufficienti a liberare il garante. È onere di quest'ultimo dimostrare un effettivo e noto peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore al momento della concessione di nuovo credito, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Produzione nuovi documenti: i limiti in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sulla nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust. La decisione si fonda su un punto procedurale cruciale: la tardiva produzione di nuovi documenti in appello. I ricorrenti avevano introdotto solo nel secondo grado di giudizio il provvedimento della Banca d'Italia e il modello ABI, prove essenziali per la loro tesi. La Corte ha ribadito che, sebbene la nullità sia rilevabile d'ufficio, i fatti a suo fondamento devono essere allegati e provati nei termini previsti dal primo grado, rendendo inammissibile la nuova documentazione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi confusi
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un istituto di credito per un debito su conto corrente. I motivi, relativi a fideiussione antitrust e usura, sono stati giudicati generici, cumulativi e privi di autosufficienza. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando l'importanza di formulare censure chiare e specifiche e l'impossibilità di introdurre nuove indagini di fatto in sede di legittimità. Questo caso evidenzia come il mancato rispetto dei requisiti formali porti al rigetto del ricorso inammissibile.
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Opposizione a precetto: motivi e decisione del Giudice
Il Tribunale ha rigettato un'opposizione a precetto promossa da due garanti. Le eccezioni sulla nullità della procura speciale del creditore, sull'estinzione delle fideiussioni e sulla carenza di legittimazione attiva a seguito di una cessione in blocco sono state ritenute infondate. La corte ha stabilito che le contestazioni di merito dovevano essere sollevate contro il decreto ingiuntivo originario, ormai definitivo, e che il creditore aveva adeguatamente provato la propria titolarità del credito.
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Nullità fideiussione ABI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di opposizione a decreto ingiuntivo basato, tra l'altro, sulla presunta nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust (schema ABI). L'ordinanza rigetta il ricorso, dichiarando inammissibili gran parte dei motivi. La Corte ha ribadito che, per contestare la nullità fideiussione ABI, è necessario trascrivere le clausole specifiche nel ricorso per cassazione, in ossequio al principio di autosufficienza. Inoltre, ha confermato che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Simulazione assoluta: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una garante che aveva acquistato un immobile da un'altra garante della medesima società debitrice. I giudici di merito avevano già qualificato la vendita come una simulazione assoluta, volta a sottrarre il bene alla garanzia dei creditori, data la mancanza di prova del pagamento del prezzo e altre circostanze indiziarie. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità per la presenza di una "doppia conforme" e perché i motivi del ricorso miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Produzione documentale in appello: le regole
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla produzione documentale in appello per i giudizi antecedenti alla riforma del 2012. In un caso di diritto bancario, la Corte ha stabilito che un documento può essere prodotto per la prima volta in appello se ritenuto "indispensabile" ai fini della decisione, anche in assenza di impossibilità di produrlo in primo grado. La sentenza affronta anche il tema della notifica dell'atto di appello al difensore della parte deceduta, confermandone la validità in base al principio dell'ultrattività del mandato.
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Patto successorio e garanzia: clausola per eredi
La Corte di Cassazione esamina un caso riguardante la validità di una clausola in un contratto di garanzia che estende la responsabilità solidale agli eredi del garante. L'erede di un fideiussore si opponeva al pagamento integrale di un debito, sostenendo che tale clausola violasse il divieto di patto successorio e le norme sulla ripartizione dei debiti ereditari. La Corte d'Appello aveva ritenuto la clausola valida. La Cassazione, riconoscendo la grande importanza della questione giuridica, non ha emesso una decisione finale ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, sospendendo di fatto il giudizio.
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Buona fede garante: obblighi della banca nei mutui
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23438/2024, ha stabilito che una banca viola il principio di buona fede se non controlla l'effettivo utilizzo dei fondi in un mutuo di scopo, scaricando il rischio sul fideiussore. La decisione rafforza la tutela del garante, imponendo all'istituto di credito un dovere di condotta attiva per preservare gli interessi del garante, anche in assenza di specifiche clausole contrattuali. L'ordinanza sottolinea come il principio di buona fede garante sia un criterio fondamentale per valutare il comportamento delle parti.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e limiti
Una società e i suoi soci hanno citato in giudizio una banca per presunte pratiche illecite, tra cui usura e concessione abusiva del credito. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge, ma miravano a ottenere un nuovo esame dei fatti e delle prove, compito che non rientra nelle competenze della Cassazione. La decisione sottolinea la netta distinzione tra l'errore di diritto, sindacabile in sede di legittimità, e l'errata valutazione del merito, non censurabile.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione e la nullità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un garante in una fideiussione omnibus. La Corte ha escluso la qualifica di consumatore, ha respinto l'eccezione ex art. 1956 c.c. per la provata conoscenza delle difficoltà del debitore e ha dichiarato inammissibile la tardiva eccezione di nullità antitrust per mancata prova.
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Fideiussione obbligazione futura: autorizzazione è d’obbligo
Un garante per una fideiussione obbligazione futura contesta la richiesta di una banca dopo che questa ha concesso ulteriore credito a un debitore in difficoltà finanziarie. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai sensi dell'art. 1956 c.c., la banca è obbligata a richiedere e ottenere una specifica autorizzazione dal garante prima di erogare nuovo credito. Una clausola contrattuale che impone al garante di informarsi autonomamente non è sufficiente per eludere tale obbligo. L'unica eccezione si applica quando il garante è anche l'amministratore della società debitrice, non un semplice socio.
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Eccezione fideiussore: quando è tardiva in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18380/2024, ha rigettato il ricorso di un garante che si opponeva a un pagamento. Il caso verteva su una fideiussione ritenuta valida nonostante il disconoscimento di altre garanzie successive. La Corte ha stabilito che l'eccezione fideiussore, basata sulla liberazione per concessione di credito a un debitore insolvente, deve essere sollevata nei termini di legge, altrimenti risulta tardiva e inefficace. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini processuali e dell'autosufficienza del ricorso in Cassazione.
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Prova cessione credito: oneri del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18144/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si opponevano a un decreto ingiuntivo. Pur dichiarando inammissibile la costituzione in giudizio della società cessionaria del credito per mancata prova della titolarità dello specifico credito, la Corte ha respinto i motivi di ricorso dei garanti. È stato sottolineato che la questione sulla nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione. La decisione ribadisce l'importanza della corretta prova cessione credito e il principio di autosufficienza dei motivi di ricorso.
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