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Art. 192 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

1736 provvedimenti

Altri anni per Art. 192 Codice di Procedura Penale

Furto in abitazione: ricorso inammissibile e pena confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti dell'imputato per il delitto di furto in abitazione aggravato con recidiva. L'imputato ha presentato ricorso lamentando un'errata valutazione delle prove testimoniali e una mancata motivazione specifica sulla misura della pena base inflitta dai giudici territoriali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Gli Ermellini hanno stabilito che non è possibile richiedere ai giudici di legittimità una nuova interpretazione dei fatti quando le sentenze di merito sono conformi e logiche. Inoltre, il giudice di merito rispetta pienamente l'obbligo di motivazione sulla quantificazione della pena usando formule sintetiche di congruità, purché l'importo resti vicino ai minimi previsti dalla legge. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato alle spese e a 3.000 euro di sanzione.
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Ricorso Penale Inammissibile: Cessione Droga e Conferma Pena
Un Lavoratore è stato condannato per cessione di cocaina e detenzione di hashish. Ha presentato ricorso per cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le contestazioni generiche e non specifiche rispetto alle motivazioni della sentenza impugnata. La condanna a 6 mesi di reclusione e 800 euro di multa è stata confermata. Il Lavoratore dovrà anche pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Riconoscimento informale: la Cassazione conferma la validità della prova
Un individuo è stato condannato per danneggiamento aggravato. La condanna si basava sull'identificazione da parte di un agente di Polizia Municipale, che lo conosceva personalmente, tramite fotogrammi di videosorveglianza. L'agente ha riconosciuto l'imputato anche grazie a un dettaglio distintivo come la pettinatura. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità di tale riconoscimento informale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità del riconoscimento informale come prova, se operato da un soggetto credibile e su immagini chiare.
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Inammissibilità ricorso penale: la falsa testimonianza non paga
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Lavoratore. Il ricorso era privo di argomentazioni specifiche, rendendolo generico. La Corte d'Appello aveva già evidenziato la falsità di una testimonianza resa dal Lavoratore, il quale aveva negato di aver ricevuto dosi di droga, nonostante un precedente giudicato lo avesse accertato. La sua "pericolosità" era stata valutata anche in base a numerosi precedenti penali per droga e reati contro il patrimonio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità e condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la difesa non basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per tentato furto pluriaggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il primo motivo, relativo alla valutazione delle prove, è stato respinto per ragioni procedurali. Il secondo motivo, che invocava la particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.), è stato ritenuto infondato poiché la pena massima per il reato superava i limiti di applicabilità. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata in concorso: no al riesame delle prove
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di rapina aggravata in concorso. La condanna poggiava sulle testimonianze delle vittime, sui rilievi delle forze dell'ordine e sulle dichiarazioni di un testimone oculare. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione lamentando una violazione delle regole di valutazione probatoria e la mancata considerazione di ricostruzioni alternative dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare le prove né sostituirsi alla valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti. La difesa ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Capienza Locale e Limiti della Cassazione
Il gestore di un locale pubblico è stato condannato per aver superato la capienza massima consentita, violando le prescrizioni di sicurezza. Ha presentato un ricorso per cassazione contestando la prova del fatto e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le contestazioni sulla prova meramente ripetitive e la richiesta di tenuità del fatto nuova e non documentata. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Ricorso Penale Inammissibile: Proscioglimento Confermato per Percosse
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro la sentenza del Giudice di Pace che aveva prosciolto un Imputato dall'accusa di percosse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha chiarito che i vizi relativi alla valutazione della prova non rientrano tra i motivi di ricorso per violazione di legge processuale, a meno che non comportino una nullità specifica. Anche la denuncia di vizi di motivazione, se mira a una nuova lettura dei fatti, è inammissibile. L'errore di contestazione, se ininfluente per il difetto di prova, non rende il ricorso ammissibile.
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Vizi di Motivazione: Ricorso Inammissibile, Condanna per Riciclaggio Confermata
Il Ricorrente ha contestato una condanna per riciclaggio (art. 648-bis c.p.) emessa dalla Corte d'Appello di Palermo. Il suo ricorso alla Corte di Cassazione si basava principalmente su presunti **vizi di motivazione**, lamentando una manifesta illogicità e contraddittorietà nel ragionamento della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che i **vizi di motivazione** devono essere evidenti e non possono consistere in una semplice reinterpretazione dei fatti o delle prove già valutate. La Corte ha ritenuto che la sentenza d'appello avesse fornito una giustificazione logica e sufficiente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in denaro.
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Acquisizione Prova Video: Filmato su DVD è Documento, Non Richiede Contraddittorio
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'acquisizione prova video, come un filmato su DVD, costituisce una prova documentale. Questo significa che il video, già esistente prima del processo, non richiede un'attività di formazione della prova in contraddittorio. I ricorrenti, condannati per lesione personale aggravata, avevano contestato la validità di tale prova. La Suprema Corte ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili, ribadendo che la visione del DVD da parte del giudice è una semplice modalità di percezione di un elemento già acquisito, non un'attività che necessita della presenza delle parti per la sua creazione. I ricorrenti hanno dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi generici
L'Imputato ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa ha sostenuto l'insufficienza delle prove sulla proprietà della droga e sulla destinazione allo spaccio, contestando anche il calcolo della pena. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità delle censure, le quali riproducevano pedissequamente i motivi già respinti nei gradi precedenti senza un reale confronto critico con la motivazione dei giudici d'appello. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione fraudolenta: fatture false e prescrizione, la Cassazione decide
Un imprenditore è stato condannato per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'attendibilità delle prove e sostenendo che il reato fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che le operazioni erano inesistenti, basandosi su prove oggettive. Ha inoltre ribadito che il reato di dichiarazione fraudolenta si perfeziona con la presentazione della dichiarazione fiscale, non con l'emissione della fattura, rendendo applicabile il termine di prescrizione esteso. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e videoregistrazione: l’inammissibilità ricorso penale
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per evasione dagli arresti domiciliari. Chiedeva di acquisire una videoregistrazione per dimostrare la sua innocenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che la richiesta di nuova prova non era ammissibile in questa fase, poiché il giudice di merito aveva già valutato argomenti simili. Inoltre, la videoregistrazione non aveva prova di autenticità e non avrebbe escluso l'evasione. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e una multa alla Cassa delle ammende.
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Testimonianza della persona offesa: basta per la condanna
Tre soggetti hanno subito una condanna per rapina e lesioni personali aggravate in concorso. Una complice ha messo a disposizione la propria auto per la fuga e un estintore usato come arma dall'esecutore materiale. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che la testimonianza della persona offesa può fondare da sola la condanna, se giudicata attendibile con un rigoroso controllo. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati nei gradi precedenti. Gli imputati dovranno quindi scontare la pena confermata e pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Precedenti e Attenuanti Generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un Lavoratore, condannato per reati legati a misure di prevenzione. Il Lavoratore contestava l'applicazione della legge e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che le censure fossero già state esaminate o mirassero a una rivalutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Ha confermato il diniego delle attenuanti a causa dei precedenti penali e del carattere non occasionale della trasgressione. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di targa rubata: targa altrui sul proprio scooter
Un uomo ha montato sul proprio ciclomotore un contrassegno identificativo risultato rubato a un terzo soggetto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di targa rubata. La difesa sosteneva che la circolazione con contrassegno non regolare costituisse una semplice sanzione amministrativa e che non vi fosse prova della consapevolezza dell'origine illecita. I giudici hanno chiarito che l'oggetto del reato non è il veicolo, ma la targa sottratta. Il possesso del bene rubato senza alcuna giustificazione attendibile dimostra la consapevolezza della provenienza illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: confermata la condanna
Due imputati hanno presentato ricorso contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la loro condanna penale. Il primo ricorrente lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e la gestione del calcolo della continuazione. Il secondo ricorrente contestava un presunto vizio di motivazione e l'inutilizzabilità di alcuni elementi probatori. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambe le richieste, definendo il ricorso per cassazione inammissibile. Il primo atto si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei gradi precedenti, sollecitando un riesame dei fatti vietato in sede di legittimità. Il secondo ometteva di dimostrare l'effettiva incidenza della prova contestata tramite la prova di resistenza. I giudici hanno condannato entrambi gli imputati al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile, condanne confermate
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da tre imputati, già condannati in primo e secondo grado per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano l'insufficienza delle prove, la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo che le decisioni dei giudici precedenti fossero motivate in modo logico e corretto, basate su intercettazioni telefoniche e sulla gravità della condotta. Le condanne sono state confermate, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Evasione accise carburante: condanna confermata, ricorso inammissibile
Un titolare di azienda di trasporti è stato condannato per `evasione accise carburante` e detenzione illegale di 54.700 litri di olio combustibile senza documenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata riapertura dell'istruttoria, l'illogicità della motivazione sulla sua responsabilità e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le motivazioni precedenti logiche e sufficienti. La condanna è stata quindi confermata.
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Reato di usura: la testimonianza della vittima vale come prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di usura aggravata. L'imputato contestava l'attendibilità delle dichiarazioni della vittima costituita parte civile, sostenendo la contraddittorietà della sentenza di secondo grado. I giudici Supremi hanno respinto la tesi difensiva. La testimonianza della persona offesa ha pieno valore probatorio se sottoposta a un rigoroso controllo di credibilità oggettiva e soggettiva. Per la persona offesa non si applica la regola dei riscontri esterni obbligatori prevista per i coimputati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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