La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti coinvolti in un traffico internazionale di droga. Il primo, un operatore portuale, ha agevolato il tentativo di importare 50 kg di cocaina dal Sud America, mentre il secondo ha offerto in vendita stupefacenti. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni ambientali registrate nella casa di famiglia, sostenendo che la microspia fosse in un punto diverso da quello autorizzato. La Suprema Corte ha chiarito che l'autorizzazione copre l'intero immobile e che le conversazioni criptiche costituiscono prova diretta di colpevolezza se gravi, precise e concordanti. Inoltre, ha escluso l'ipotesi di reato impossibile, poiché l'operazione era pianificata nei dettagli e parzialmente pagata. I ricorsi sono stati rigettati.
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