La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7139 del 2025, ha chiarito i presupposti per la responsabilità degli esponenti aziendali nel settore finanziario. Il caso riguardava sanzioni irrogate dall'autorità di vigilanza a una banca e ai suoi dirigenti per violazioni del Testo Unico della Finanza. La Suprema Corte ha stabilito che per configurare il "grave pregiudizio per la tutela degli investitori", non è necessario un danno effettivo e già verificatosi, essendo sufficiente una condotta potenzialmente idonea a ledere gli interessi protetti. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità diretta della banca per le dichiarazioni non veritiere rese dai suoi funzionari durante l'attività ispettiva, accogliendo il ricorso dell'autorità di vigilanza e cassando con rinvio la sentenza d'appello.
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