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Art. 19 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

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53 provvedimenti

Estinzione del giudizio: il caso della transazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in un caso di accertamento IRES su un'operazione di 'sale and lease back'. La decisione segue un accordo transattivo raggiunto tra l'Agenzia delle Entrate e il gruppo societario contribuente, che ha risolto tutte le controversie pendenti, rendendo superflua la prosecuzione del ricorso. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: come estingue il giudizio
Un'azienda calzaturiera, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio contro un avviso di accertamento che contestava l'inerenza di alcuni costi, ha visto il proprio contenzioso in Cassazione estinguersi. La Corte Suprema ha infatti preso atto dell'adesione della società alla definizione agevolata prevista dalla legge, dichiarando terminato il processo. La controversia originaria verteva sulla deducibilità di provvigioni ritenute dall'Agenzia delle Entrate antieconomiche e non inerenti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro avvisi di accertamento per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'indebita detrazione dell'IVA su fatture emesse da una 'cartiera' nell'ambito di una frode carosello. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il contribuente non aveva agito con la necessaria diligenza. Elementi come il pagamento della merce a un soggetto terzo e l'assenza del fornitore dalle liste ufficiali costituivano indizi gravi, precisi e concordanti della consapevolezza della frode, facendo venir meno il diritto alla detrazione dell'imposta.
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Detrazione IVA e frode: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la detrazione IVA a una società, sostenendo il suo coinvolgimento in una complessa operazione immobiliare fraudolenta. Dopo due decisioni favorevoli al contribuente nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d'appello. Il principio chiave affermato è che il diritto alla detrazione IVA viene meno non solo con la partecipazione attiva alla frode, ma anche quando il contribuente, usando la normale diligenza professionale, avrebbe dovuto sapere che l'operazione era viziata da evasione fiscale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame basato sulla corretta valutazione degli indizi.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta frode IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno stabilito che l'onere della prova della consapevolezza della frode da parte del contribuente spetta all'Ufficio. La Corte ha confermato la decisione di merito che riteneva insufficienti gli indizi forniti dall'Agenzia, valorizzando invece la diligenza della società contribuente, che aveva condotto verifiche sul fornitore. La valutazione complessiva e motivata degli elementi probatori da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e frode IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33505/2024, interviene sul tema delle operazioni inesistenti a livello soggettivo. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società l'indebita emissione di fatture in esenzione IVA. La Corte ha stabilito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla partecipazione del contribuente a una frode, l'onere della prova si sposta su quest'ultimo. Il contribuente deve quindi dimostrare di aver adottato la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha anche ribadito che un'archiviazione penale non è vincolante per il giudice tributario.
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Onere della prova: come provare operazioni contestate
Una società riceve un accertamento per operazioni inesistenti. Nonostante la presentazione di prove come pagamenti e dichiarazioni di dipendenti, la Cassazione ha chiarito che l'onere della prova non è assolto. La Corte ha stabilito che tali elementi, spesso usati per simulare operazioni fittizie, non sono sufficienti da soli, e ha rinviato il caso per un nuovo esame delle prove.
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Frode carosello: la prova della buona fede del cessionario
La Corte di Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di frode carosello e operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione finanziaria deve fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza dell'acquirente, il quale, a sua volta, deve dimostrare di aver usato la massima diligenza. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva valutato gli indizi in modo 'atomistico', ovvero isolato, senza considerarli nel loro complesso, ritenendo erroneamente che l'assenza di un prezzo anomalo fosse sufficiente a provare la buona fede dell'acquirente a fronte di numerosi altri campanelli d'allarme.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14222/2025, chiarisce l'onere della prova costi in materia tributaria. Una società si era vista contestare la deducibilità di costi per servizi da un fornitore con attività estranea e per provvigioni. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il contribuente deve provare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua effettività e inerenza all'attività d'impresa. La sola presentazione di un contratto non è sufficiente a soddisfare tale onere probatorio.
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Detraibilità IVA con fondi pubblici: onere della prova
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso sulla detraibilità IVA per acquisti finanziati con contributi pubblici. L'Amministrazione Finanziaria negava la detrazione, sostenendo che gli acquisti fossero per fini istituzionali. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la natura commerciale delle operazioni, che dà diritto alla detrazione, spetta esclusivamente al contribuente, annullando la decisione precedente che aveva concesso una detrazione parziale senza prove sufficienti.
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Estinzione per rinuncia: il caso si chiude in Cassazione
Una società di servizi ambientali aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che la condannava a restituire l'IVA indebitamente applicata sulla tariffa di igiene ambientale a un utente. Il motivo del ricorso si basava sull'ipotesi di indebito arricchimento del cittadino, che avrebbe già detratto l'IVA. Tuttavia, prima della decisione, la società ha ritirato il proprio ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione per rinuncia del giudizio, chiudendo definitivamente la questione senza entrare nel merito della controversia.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione esclude l’IRAP
Una società informatica ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2004, basato su fatture per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, giustificato dalla presenza di un'ipotesi di reato tributario. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8042/2025, ha parzialmente accolto il ricorso della società. Ha confermato la validità dell'accertamento per IRES e IVA, ma lo ha annullato per quanto riguarda l'IRAP. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini non è applicabile all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali che possano giustificare l'estensione del periodo di accertamento.
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Onere della prova in frode IVA: la Cassazione decide
La Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in un caso di frode IVA. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente svalutato gli indizi a carico dell'azienda.
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