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Art. 189 Codice di Procedura Civile

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280 provvedimenti

Esigibilità del credito: appalti e perizia di variante
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un consorzio edile, confermando che l'esigibilità del credito per lavori extra-contratto sorge solo con l'approvazione formale della perizia di variante da parte della stazione appaltante, e non al momento della loro esecuzione. La domanda di pagamento, presentata prima di tale approvazione, è stata ritenuta prematura. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili altri motivi del ricorso per carenza di specificità e mancato rispetto dell'onere della prova.
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Ammortamento alla francese: legittimo nel leasing?
Un'impresa contesta un contratto di leasing per interessi usurari e illegittimità del piano di ammortamento alla francese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il piano di ammortamento alla francese è legittimo, non costituisce anatocismo, e che la mancata indicazione del TAEG non invalida il contratto, avendo solo funzione informativa.
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Regolamento competenza: inammissibile se interlocutorio
La Cassazione dichiara inammissibile un regolamento di competenza contro un'ordinanza che rigetta un'eccezione di incompetenza, poiché la decisione ha natura interlocutoria e non definitiva. Inoltre, ribadisce che le cause su contratti di locazione sono di competenza esclusiva del Tribunale, a prescindere dal valore.
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Ragione più liquida: i limiti di applicazione
In un caso di sfratto, la Cassazione ha stabilito i limiti del principio di ragione più liquida. Un conduttore sosteneva che il suo contratto di locazione fosse commerciale e non abitativo. La Corte d'Appello aveva ignorato la questione, applicando una norma valida solo per le locazioni abitative. La Cassazione ha annullato la decisione, affermando che la natura del contratto doveva essere decisa prima di ogni altra cosa, poiché da essa dipende la legge applicabile. Viene così chiarito che la ragione più liquida non può essere usata per eludere questioni preliminari che cambierebbero l'esito del giudizio.
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Prova testimoniale: quando è inammissibile? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva negato a un cittadino straniero un permesso di soggiorno per motivi familiari. La richiesta era stata respinta per mancata prova della convivenza e della vivenza a carico del padre italiano. L'errore del giudice di merito è stato considerare la prova testimoniale richiesta inammissibile solo perché non supportata da documenti, violando il principio secondo cui la valutazione di ammissibilità della prova deve avvenire ex ante, sulla base dei capitoli di prova, e non ex post, anticipando un giudizio sulla sua efficacia.
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Ricognizione di debito e revocatoria: la data certa
In una causa di separazione, una moglie intenta un'azione revocatoria per un pagamento fatto dal marito al fratello, sostenendo che fosse fittizio. La Cassazione ha respinto il ricorso, validando il pagamento sulla base di una ricognizione di debito. La Corte ha stabilito che la copia conforme autenticata da un notaio è sufficiente a provare la data certa dell'atto, anche senza l'iscrizione a repertorio, e che un debito pecuniario senza scadenza è immediatamente esigibile.
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Prove tardive fallimento: quando sono inammissibili
Una creditrice si vede respingere il ricorso per l'ammissione di un credito verso una società fallita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che le prove tardive nel fallimento sono inammissibili se il creditore non ha agito con la dovuta diligenza procedurale fin dall'inizio. La sentenza chiarisce che la mancata presentazione di una domanda 'con riserva' preclude la possibilità di produrre documenti in un secondo momento, anche se il ritardo non è direttamente colpa del creditore.
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Responsabilità commercialista: condanna per errata IVA
Un imprenditore ha citato in giudizio il proprio consulente fiscale per un'errata gestione dell'IVA su un'operazione immobiliare, che ha portato a un oneroso avviso di accertamento. Il Tribunale ha accertato la responsabilità del commercialista, condannandolo al risarcimento del danno. La sentenza evidenzia come il professionista, pienamente coinvolto nell'operazione, avesse l'onere di agire con diligenza, anche procurandosi autonomamente la documentazione necessaria, e come la sua negligenza nella gestione del regime "reverse charge" sia stata la causa diretta del pregiudizio economico subito dal cliente.
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Prova testimoniale: quando il giudice può escluderla?
Una società di scavi si è vista negare il pagamento per lavori di subappalto. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta, giudicando la prova testimoniale offerta come troppo generica. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che un giudice non può escludere una testimonianza a priori basandosi su una valutazione prognostica. Se i fatti essenziali sono indicati, la prova è ammissibile e il giudice ha il dovere di approfondire con domande specifiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rivendica beni fallimento: la prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva la restituzione di beni da una società fallita, alla quale li aveva concessi in affitto d'azienda. La decisione si fonda sulla mancata prova della proprietà attraverso un documento con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. Questa ordinanza ribadisce il rigore probatorio necessario per la rivendica beni fallimento, sottolineando che la prova per testimoni o le sole scritture contabili sono generalmente inefficaci contro la procedura fallimentare.
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Errore di fatto in Cassazione e danno ambientale
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un complesso caso di responsabilità ambientale. La decisione è stata presa per esaminare un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto in Cassazione. Una grande società automobilistica sostiene che la Corte abbia erroneamente interpretato una precedente decisione della Corte d'Appello riguardo alla prescrizione di un'azione di regresso contro diversi Comuni e altri soggetti, ritenuti corresponsabili dell'inquinamento di un'area industriale. L'ordinanza non decide nel merito, ma riconosce l'importanza nomofilattica della questione, che necessita di una discussione approfondita.
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Usucapione comproprietario: la prova dell’esclusività
Un comproprietario ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di usucapione su un terreno comune. La sua richiesta è stata respinta sia in primo che in secondo grado per mancata prova del possesso esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'usucapione del comproprietario è fondamentale dimostrare un godimento del bene oggettivamente incompatibile con la possibilità di godimento da parte degli altri titolari.
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Modifica domanda giudiziale: da riduzione a risoluzione
In una controversia su un contratto d'appalto per la fornitura di scafi, una società committente ha inizialmente chiesto la riduzione del prezzo per vizi dell'opera. Successivamente, ha tentato di modificare la sua richiesta in risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che la modifica domanda giudiziale in questo senso è ammissibile. La Corte ha chiarito che non si tratta di una domanda nuova, ma di una modifica della domanda originaria basata sulla stessa causa (l'inadempimento del fornitore), consentendo così una maggiore flessibilità processuale.
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Danni da randagismo: responsabilità di Comune e ASL
Un motociclista subisce un incidente a causa di un cane randagio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20522/2025, affronta il tema dei danni da randagismo, confermando la legittimazione passiva solidale del Comune e dell'ASL. Tuttavia, chiarisce che il danneggiato ha l'onere di provare la colpa specifica degli enti nella gestione del fenomeno. Nonostante l'accoglimento del primo motivo di ricorso sulla corretta individuazione dei responsabili, la domanda di risarcimento è stata respinta per mancato assolvimento dell'onere probatorio.
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Contratto preliminare: il secondo accordo annulla il primo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un secondo accordo, che prevede la stipula di un futuro e più dettagliato contratto preliminare, può annullare e superare il vincolo del primo. In questo caso, una società immobiliare è stata condannata a restituire un deposito cauzionale perché, dopo una prima proposta di acquisto, le parti avevano firmato una scrittura successiva che subordinava l'accordo alla stesura di un nuovo preliminare, mai concluso. La Corte ha ritenuto che il vincolo contrattuale non si fosse mai perfezionato.
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Immutabilità del giudice: quando è valida la sentenza?
Una società immobiliare viene condannata a restituire somme ricevute da una società di logistica, poi fallita, in quanto pagamenti non dovuti. La Cassazione rigetta il ricorso della società immobiliare, chiarendo i limiti del principio di immutabilità del giudice nel contesto delle udienze scritte emergenziali e confermando l'onere probatorio a carico di chi agisce per la ripetizione dell'indebito.
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Responsabilità del vicino: quando scatta il risarcimento
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la responsabilità del vicino per l'interruzione di utenze e altri danni. Il caso riguarda una disputa tra proprietari confinanti, in cui uno ha interrotto le condutture dell'altro. La Corte ha confermato la condanna basandosi sul principio del "più probabile che non", stabilendo che la responsabilità del vicino sussiste quando la sua azione è la causa più probabile del danno, anche in presenza di altre ipotesi meno verosimili. La decisione ribadisce anche l'applicabilità del principio di non contestazione in appello.
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Azione revocatoria: onere della prova e fideiussione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due garanti che si opponevano a un'azione revocatoria avviata da un istituto di credito. I garanti avevano costituito un fondo patrimoniale e sostenevano la nullità della fideiussione sottostante per violazione di norme antitrust. La Corte ha stabilito che l'onere di provare tale nullità e la sua incidenza sul contratto spettava ai debitori, i quali non avevano fornito prove adeguate. Inoltre, ha ribadito che per l'esercizio dell'azione revocatoria è sufficiente una semplice 'ragione di credito', non essendo necessario un suo accertamento definitivo. Il ricorso è stato giudicato come un tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Acquisizione sanante: come si calcola l’indennizzo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per determinare l'indennizzo in caso di acquisizione sanante di un terreno. L'ordinanza stabilisce che la valutazione deve basarsi sul valore venale del bene al momento del decreto di acquisizione, considerando l'uso effettivo e non le potenzialità future. Il ricorso dei proprietari, che lamentavano una stima troppo bassa per un terreno potenzialmente destinato a vigneto, è stato dichiarato inammissibile perché le censure non affrontavano la ratio decidendi della sentenza d'appello.
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Litisconsorzio necessario: effetti sulla usucapione
In una causa per usucapione iniziata nel 1982, la Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale del litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che l'integrazione successiva di un litisconsorte necessario, inizialmente non citato in giudizio, ha un effetto sanante retroattivo. Questo significa che l'interruzione del termine per l'usucapione si estende anche al soggetto integrato, a partire dalla data della notifica originaria, impedendo così il compimento della stessa.
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