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Art. 187 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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47 provvedimenti

Altri anni per Art. 187 Codice di Procedura Penale

Doppia conforme: quando la motivazione è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per danneggiamento aggravato, confermando la validità della motivazione basata sulla "doppia conforme". La Corte ha ribadito che, quando la sentenza d'appello si salda con quella di primo grado utilizzando gli stessi criteri valutativi, le due decisioni formano un unico corpo motivazionale, respingendo così le censure del ricorrente su vizi procedurali e di merito.
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Rapina impropria e concorso: la Cassazione chiarisce
Due individui, condannati per rapina impropria aggravata per aver usato violenza contro un custode al fine di fuggire dopo un furto d'auto, ricorrono in Cassazione. La Corte rigetta i ricorsi, confermando la condanna. Viene chiarito che anche una violenza 'contenuta' è sufficiente per configurare il reato e che, in caso di concorso di più persone, non è applicabile l'attenuante della minima partecipazione al fatto.
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Attenuante mafiosa: esclusa per movente personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la sua condanna per rapina. La Corte ha specificato che la speciale attenuante mafiosa non è applicabile se il reato, sebbene commesso da un membro di un clan, è motivato da ragioni personali e non è funzionale agli interessi dell'organizzazione mafiosa. Nel caso specifico, il movente era una rappresaglia legata a una separazione familiare. Per un secondo imputato, la sentenza è stata annullata a causa del suo decesso avvenuto durante il procedimento.
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Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è nullo
Un imputato presenta ricorso straordinario alla Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto nella valutazione di prove, tra cui la sentenza di assoluzione di un coimputato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo la netta distinzione tra l'errore di fatto, inteso come mera svista percettiva sugli atti, e l'errore di giudizio, che riguarda la valutazione e interpretazione delle prove. Quest'ultimo non è censurabile tramite il rimedio straordinario, che ha un ambito di applicazione molto ristretto.
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Riciclaggio e Autoriciclaggio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per riciclaggio e autoriciclaggio nei confronti di due familiari, un padre e un figlio, coinvolti in un complesso schema di evasione fiscale e successivo occultamento dei proventi. La sentenza chiarisce in modo definitivo la distinzione tra le due fattispecie di reato, sottolineando che il riciclaggio è commesso da chi non ha partecipato al reato presupposto, mentre l'autoriciclaggio è addebitabile all'autore stesso del reato originario. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che anche operazioni tracciabili possono costituire riciclaggio se idonee a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa del denaro.
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Tentativo di estorsione: quando è reato unico?
Due individui, condannati in primo e secondo grado per estorsione, hanno presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema, pur dichiarando inammissibili gran parte dei motivi, ha accolto una censura fondamentale riguardante il tentativo di estorsione. È stato stabilito che, qualora l'agente richieda una somma di denaro e, a seguito delle minacce, ne ottenga una inferiore, si configura un unico reato di estorsione consumata per l'importo effettivamente ricevuto, e non un concorso tra estorsione tentata per la somma richiesta ed estorsione consumata per quella ottenuta. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata su questo punto, con una rideterminazione della pena per entrambi gli imputati.
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Metodo mafioso: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza ribadisce che per configurare l'aggravante non è necessaria una condanna per associazione mafiosa, ma è sufficiente evocare la contiguità con un clan noto per intimidire la vittima. La Corte ha inoltre confermato la validità del giudizio sulla pericolosità sociale dell'indagato e la necessità della misura cautelare.
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