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Art. 187 Codice di Procedura Civile

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154 provvedimenti

Prove tardive fallimento: quando sono inammissibili
Una creditrice si vede respingere il ricorso per l'ammissione di un credito verso una società fallita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che le prove tardive nel fallimento sono inammissibili se il creditore non ha agito con la dovuta diligenza procedurale fin dall'inizio. La sentenza chiarisce che la mancata presentazione di una domanda 'con riserva' preclude la possibilità di produrre documenti in un secondo momento, anche se il ritardo non è direttamente colpa del creditore.
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Prova testimoniale: quando il giudice può escluderla?
Una società di scavi si è vista negare il pagamento per lavori di subappalto. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta, giudicando la prova testimoniale offerta come troppo generica. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che un giudice non può escludere una testimonianza a priori basandosi su una valutazione prognostica. Se i fatti essenziali sono indicati, la prova è ammissibile e il giudice ha il dovere di approfondire con domande specifiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rivendica beni fallimento: la prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva la restituzione di beni da una società fallita, alla quale li aveva concessi in affitto d'azienda. La decisione si fonda sulla mancata prova della proprietà attraverso un documento con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. Questa ordinanza ribadisce il rigore probatorio necessario per la rivendica beni fallimento, sottolineando che la prova per testimoni o le sole scritture contabili sono generalmente inefficaci contro la procedura fallimentare.
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Usucapione comproprietario: la prova dell’esclusività
Un comproprietario ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di usucapione su un terreno comune. La sua richiesta è stata respinta sia in primo che in secondo grado per mancata prova del possesso esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'usucapione del comproprietario è fondamentale dimostrare un godimento del bene oggettivamente incompatibile con la possibilità di godimento da parte degli altri titolari.
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Danni da randagismo: responsabilità di Comune e ASL
Un motociclista subisce un incidente a causa di un cane randagio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20522/2025, affronta il tema dei danni da randagismo, confermando la legittimazione passiva solidale del Comune e dell'ASL. Tuttavia, chiarisce che il danneggiato ha l'onere di provare la colpa specifica degli enti nella gestione del fenomeno. Nonostante l'accoglimento del primo motivo di ricorso sulla corretta individuazione dei responsabili, la domanda di risarcimento è stata respinta per mancato assolvimento dell'onere probatorio.
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Ammortamento alla francese: non è anatocismo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, stabilendo principi chiave in materia di mutui. I ricorrenti lamentavano usura, indeterminatezza e anatocismo nel loro contratto di mutuo, caratterizzato da un piano di ammortamento alla francese. La Corte ha rigettato tutte le doglianze, confermando la legittimità di tale piano di rimborso. In particolare, ha statuito che l'ammortamento alla francese non produce di per sé anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo e non su interessi pregressi. La decisione ha inoltre affrontato temi processuali, come la discrezionalità del giudice nel disporre una consulenza tecnica.
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Perdita di chance: no al risarcimento se incerta
Una società, a seguito dell'annullamento di un contratto di concessione di un immobile con un Comune, ha richiesto il risarcimento del danno per mancato guadagno derivante da un contratto di affitto d'azienda non concluso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, sottolineando che non è risarcibile una mera possibilità di reddito futura, qualificabile come perdita di chance, quando la sua concreta realizzazione e remuneratività appaiono incerte. La Corte ha distinto questo caso dal lucro cessante, che presuppone la perdita di un guadagno quasi certo.
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Azione revocatoria: onere della prova e fideiussione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due garanti che si opponevano a un'azione revocatoria avviata da un istituto di credito. I garanti avevano costituito un fondo patrimoniale e sostenevano la nullità della fideiussione sottostante per violazione di norme antitrust. La Corte ha stabilito che l'onere di provare tale nullità e la sua incidenza sul contratto spettava ai debitori, i quali non avevano fornito prove adeguate. Inoltre, ha ribadito che per l'esercizio dell'azione revocatoria è sufficiente una semplice 'ragione di credito', non essendo necessario un suo accertamento definitivo. Il ricorso è stato giudicato come un tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una cittadina, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d'Appello, ha deciso di procedere con la rinuncia al ricorso in Cassazione. La comunità religiosa controparte ha accettato la rinuncia. La Suprema Corte, applicando l'art. 391 c.p.c., ha dichiarato estinto il giudizio, senza pronunciarsi sulle spese processuali data l'accettazione della rinuncia.
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Litisconsorzio necessario: effetti sulla usucapione
In una causa per usucapione iniziata nel 1982, la Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale del litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che l'integrazione successiva di un litisconsorte necessario, inizialmente non citato in giudizio, ha un effetto sanante retroattivo. Questo significa che l'interruzione del termine per l'usucapione si estende anche al soggetto integrato, a partire dalla data della notifica originaria, impedendo così il compimento della stessa.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
Un ex amministratore di una società ha citato in giudizio i nuovi amministratori per diffamazione, i quali hanno eccepito l'incompetenza del tribunale ordinario a favore del tribunale delle imprese. Il tribunale ha rigettato l'eccezione e ha disposto la prosecuzione della causa. I nuovi amministratori hanno quindi proposto ricorso per regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tale strumento è utilizzabile solo contro decisioni che affermano la competenza in modo definitivo e non contro ordinanze meramente interlocutorie che non chiudono la questione.
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Compenso stragiudiziale avvocato: rito errato, che fare?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente per ottenere il pagamento delle sue prestazioni professionali stragiudiziali. Il Tribunale ha erroneamente applicato il rito speciale previsto per i compensi giudiziali, rigettando la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che per il compenso stragiudiziale avvocato si deve sempre utilizzare il rito ordinario. L'errore del giudice di primo grado aveva infatti privato l'avvocato di un grado di giudizio, ledendo il suo diritto di difesa. Il caso è stato rinviato al Tribunale per essere deciso secondo la procedura corretta.
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Responsabilità custode: condotta imprudente del driver
Una automobilista cita in giudizio l'ente proprietario di una strada per un incidente causato da ghiaccio. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, attribuendo la colpa esclusiva alla conducente. La sua condotta imprudente, in particolare l'uso di pneumatici misti (estivi e invernali), è stata considerata un "caso fortuito" che interrompe il nesso causale, esonerando l'ente da ogni responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c.
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Prezzo ingiusto: quando la vendita all’asta è valida?
Un debitore, dopo aver saldato un debito residuo il giorno stesso dell'asta, si oppone alla vendita del suo immobile a un prezzo molto inferiore a quello di stima, definendolo un prezzo ingiusto. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando che un prezzo basso, se risultato di una procedura di vendita forzata legittima e con ribassi progressivi, non costituisce un 'prezzo ingiusto' tale da giustificare la sospensione della vendita. La Corte ha inoltre chiarito che il creditore ha diritto a proseguire l'esecuzione fino al completo soddisfacimento del suo credito.
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