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Art. 186 Codice di Procedura Penale

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83 provvedimenti

Aggravante mafiosa: la Cassazione conferma condanne
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per un omicidio e reati connessi, aggravati dal metodo mafioso. I ricorsi degli imputati, basati su vizi procedurali, errata valutazione delle prove e calcolo della pena, sono stati respinti. La sentenza ribadisce i principi sulla discrezionalità del giudice nel determinare la pena in presenza dell'aggravante mafiosa e nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
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Diritto di difesa: avvocato in ritardo, che succede?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non viola il diritto di difesa la decisione del giudice di procedere con l'udienza nominando un difensore d'ufficio, qualora l'avvocato di fiducia arrivi in ritardo. Secondo la Corte, attendere il legale è una prassi di cortesia ma non un obbligo di legge la cui violazione determini una nullità processuale. Il caso riguardava un imputato condannato per tentato furto aggravato che aveva impugnato la sentenza proprio su questo punto.
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Continuazione tra reati: onere della prova e poteri
Una recente sentenza della Corte di Cassazione annulla una condanna per spaccio, stabilendo importanti principi sulla continuazione tra reati. La Corte ha chiarito che, per ottenere il riconoscimento della continuazione, l'imputato ha l'onere di fornire tutti gli elementi per identificare una precedente condanna, ma non è obbligato a produrne copia. A fronte di un'allegazione completa, il giudice può acquisire d'ufficio la sentenza. Viene inoltre criticata una motivazione superficiale sull'assenza di un disegno criminoso in episodi di spaccio ravvicinati.
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