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Art. 185 Codice di Procedura Civile

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46 provvedimenti

Procura mediazione: quando è valida per sostituire?
Un'inquilina si oppone a uno sfratto sostenendo l'invalidità della procedura di mediazione obbligatoria. Il motivo? La mancata presenza del locatore, sostituito da un avvocato con una procura ritenuta non idonea. La Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione sulla validità della procura mediazione per la corretta conduzione del procedimento, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Conciliazione giudiziale: valida anche su diritti indisponibili
Un lavoratore, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale, ha tentato di rivendicare diritti derivanti da un presunto rapporto di lavoro fittizio. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la piena validità della conciliazione giudiziale anche quando ha per oggetto diritti del lavoratore considerati indisponibili, grazie alla garanzia offerta dalla presenza del giudice.
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Mediazione domanda riconvenzionale: la Cassazione chiarisce
Con la sentenza n. 3452/2024, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria non si applica alla domanda riconvenzionale. Analizzando un caso di locazione, la Corte ha chiarito che l'obbligo di mediazione riguarda solo l'atto introduttivo del giudizio, per non aggravare il processo e rispettare il principio di ragionevole durata. La funzione deflattiva della mediazione si esaurisce una volta che la causa è già iniziata.
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Impugnazione ordinanza condominiale: errore fatale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condomino contro un'ordinanza del Tribunale. L'impugnazione dell'ordinanza condominiale è stata presentata direttamente in Cassazione, anziché in Corte d'Appello, come previsto dalla legge. Tale errore procedurale ha comportato non solo l'inammissibilità del ricorso, ma anche pesanti sanzioni economiche per la parte ricorrente per abuso del processo.
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Foro del consumatore: quando sollevare l’eccezione
Una società edile ottiene un decreto ingiuntivo contro due clienti. Questi si oppongono invocando il foro del consumatore, ovvero la competenza del tribunale della loro residenza. La Corte di Cassazione conferma che l'eccezione di incompetenza territoriale è tempestiva se sollevata entro la prima udienza di trattazione della causa (ex art. 183 c.p.c.), anche se preceduta da udienze di mera conciliazione, rafforzando così la tutela del consumatore nel processo.
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Regolamento di competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza sul regolamento di competenza, ha confermato la giurisdizione del Tribunale di Firenze in una causa condominiale. La Corte ha stabilito che la valutazione di un accordo di conciliazione giudiziale, che ha annullato una clausola di foro esclusivo, è un accertamento di fatto del giudice di merito, non sindacabile in sede di regolamento se non per vizi logici o di diritto nell'interpretazione.
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Assunzione società in house: vale la conciliazione?
Un lavoratore, assunto da una società in house a seguito di una conciliazione giudiziale, viene licenziato. La società contesta la validità stessa del rapporto di lavoro, sostenendo che l'assunzione avrebbe dovuto seguire procedure di selezione pubblica. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione, rinvia la decisione a una pubblica udienza per definire se una conciliazione possa legittimamente sostituire un concorso pubblico per un'assunzione in società in house.
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Conciliazione sede aziendale: perché non è valida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9286/2025, ha stabilito che una conciliazione in sede aziendale è invalida. Anche se firmata con l'assistenza di un sindacalista, la sede dell'azienda non è considerata una 'sede protetta' idonea a garantire la libera volontà del lavoratore nel rinunciare ai propri diritti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva ritenuto valido l'accordo, sottolineando che il luogo della sottoscrizione è un elemento funzionale e non meramente formale per la validità dell'atto.
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Conciliazione giudiziale: chiude tutte le porte?
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale per il proprio inquadramento professionale, ha intentato una nuova causa per ottenere una categoria superiore basandosi su una diversa clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, avendo natura di contratto transattivo, estende i suoi effetti a tutte le questioni che avrebbero potuto essere sollevate (il "deducibile"), non solo a quelle effettivamente discusse (il "dedotto"), precludendo così ulteriori rivendicazioni sulla medesima vicenda.
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Conciliazione Giudiziale: Copre Dedotto e Deducibile
Un dipendente pubblico, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale per il suo inquadramento, ha avviato una nuova causa sullo stesso tema basandosi su una norma diversa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la conciliazione giudiziale ha un effetto transattivo che copre non solo le questioni esplicitamente dedotte ma anche quelle che si sarebbero potute dedurre (il deducibile), precludendo così future controversie sull'argomento risolto.
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Conciliazione giudiziale: quando chiude ogni pretesa
Una dipendente pubblica ha contestato il mancato riconoscimento di una progressione di carriera, ma la sua richiesta è stata bloccata da una precedente conciliazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un accordo transattivo firmato in tribunale ha un'efficacia ampia, coprendo non solo le questioni esplicitamente discusse ma anche quelle che avrebbero potuto essere sollevate, chiudendo così la porta a future rivendicazioni sulla stessa materia.
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Conciliazione giudiziale: chiude a nuove cause?
Due dipendenti pubblici, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale per il loro inquadramento, hanno avviato una nuova causa per un'ulteriore progressione economica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la conciliazione, avendo natura di contratto, definisce la lite e copre anche le questioni deducibili. Il ricorso è stato respinto perché ha erroneamente contestato la violazione del giudicato invece della corretta interpretazione dell'accordo transattivo.
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Compenso CTU: chi decide e i limiti dell’opposizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di due parti contro la liquidazione del compenso CTU in una causa civile. La Corte ha stabilito che la competenza a liquidare il compenso spetta al giudice istruttore che ha nominato il consulente, anche se la causa è di competenza collegiale. Inoltre, ha chiarito che l'opposizione al decreto di liquidazione non può vertere sulla validità o sull'utilità della consulenza, questioni riservate alla decisione di merito, ma solo sull'ammontare del compenso stesso.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale per l'inquadramento nella categoria C5, aveva intentato una nuova causa per ottenere le categorie superiori C6 e C7. La Corte ha stabilito che la conciliazione giudiziale, essendo un accordo di natura contrattuale, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni dedotte ma anche quelle 'deducibili', ovvero tutte le pretese che avrebbero potuto essere avanzate nel contenzioso originario. L'interpretazione del verbale di conciliazione spetta al giudice di merito e non può essere censurata in Cassazione come violazione del giudicato.
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Conciliazione Giudiziale: Limiti e Giudicato Implicito
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale accettando una specifica categoria economica, ha intentato una nuova causa per ottenere un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, al pari di una sentenza, copre non solo le questioni esplicitamente trattate ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare, formando un "giudicato implicito" che impedisce di riaprire la controversia.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale per il proprio inquadramento, avevano avviato una nuova causa per ottenere una progressione economica superiore. La Corte ha stabilito che la conciliazione, al pari di una sentenza passata in giudicato, copre non solo le questioni esplicitamente trattate (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare (il deducibile), impedendo di fatto la riapertura del contenzioso su basi giuridiche diverse ma già esistenti al momento dell'accordo.
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Conciliazione giudiziale: quando chiude il caso
Un dipendente pubblico, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale sul proprio inquadramento, ha avviato una nuova causa basata su presupposti giuridici diversi ma preesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la conciliazione giudiziale, al pari di una sentenza passata in giudicato, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni esplicitamente discusse (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute discutere (il deducibile), chiudendo così definitivamente la controversia.
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Proposta transattiva giudice: è lecita dopo i termini?
Un professionista ha citato in giudizio un consorzio per ottenere il pagamento delle proprie competenze professionali. Il consorzio ha contestato la sentenza, sostenendo che la proposta transattiva del giudice di primo grado fosse stata formulata tardivamente, ovvero dopo la chiusura della fase istruttoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice può formulare una proposta transattiva in ogni stato e grado del processo, in linea con il favore del legislatore per le soluzioni alternative delle controversie. Tale attività non costituisce motivo di astensione o ricusazione del magistrato. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili in quanto miravano a un riesame del merito della vicenda, precluso in sede di legittimità.
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Assunzione società pubblica: la nullità del contratto
Un lavoratore era stato assunto da una società a totale partecipazione pubblica tramite una conciliazione giudiziale, senza aver superato un concorso. A seguito del suo licenziamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità del rapporto di lavoro sin dall'origine. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di procedure selettive per l'assunzione in una società pubblica è una norma imperativa che non può essere derogata da un accordo privato, nemmeno se formalizzato in un verbale di conciliazione. Di conseguenza, il licenziamento non poteva essere impugnato, in quanto il contratto di lavoro era giuridicamente inesistente.
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Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
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