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Art. 183 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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134 provvedimenti

Altri anni per Art. 183 Codice di Procedura Civile

Mutuo solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 185/2026, ha cassato la sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato nullo un contratto di mutuo solutorio. Quest'ultimo era stato stipulato per ripianare un'esposizione debitoria pregressa del cliente verso lo stesso istituto di credito. In linea con un recente pronunciamento delle Sezioni Unite, la Suprema Corte ha stabilito che il contratto è valido e si perfeziona nel momento in cui la somma viene messa a disposizione giuridica del mutuatario, ad esempio tramite accredito su conto corrente, anche se poi viene immediatamente utilizzata per estinguere il debito precedente.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria fallimentare per un pagamento effettuato a favore di un'altra società, sostenendo la sussistenza della scientia decoctionis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore deve essere effettiva e concreta, non meramente potenziale. La valutazione degli indizi presuntivi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e giudicato
La Corte di Cassazione interviene su un caso di impugnazione lodo arbitrale, stabilendo che una precedente decisione di inammissibilità procedurale non forma giudicato sulla validità della clausola compromissoria. La Corte ha accolto il ricorso su questo punto, chiarendo che le questioni di merito non esaminate in precedenza possono essere riproposte. Ha invece confermato il rigetto di altri motivi, tra cui quello basato su una tardiva modifica della domanda (mutatio libelli), ritenuta inammissibile.
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Deposito telematico tardivo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una correntista contro un istituto di credito. La ricorrente lamentava un deposito telematico tardivo di un atto processuale, attribuendolo a un'anomalia del sistema, e contestava la compensazione delle spese legali. La Corte ha stabilito che la prova del malfunzionamento del sistema informatico non era stata fornita, rendendo il ritardo imputabile alla parte. Inoltre, ha ribadito che la valutazione sull'opportunità di compensare le spese rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Revocatoria Fallimentare: la prova dell’insolvenza
Una società che aveva ricevuto un pagamento di oltre 500.000 euro è stata condannata a restituirlo dopo il fallimento dell'azienda pagatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo aspetti cruciali dell'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore può essere provata tramite presunzioni, incluse le notizie di stampa. Inoltre, ha ribadito che il danno per gli altri creditori è insito nel pagamento stesso e non necessita di una prova separata.
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Specificità appello: la Cassazione chiarisce i requisiti
Un'associazione ippica, condannata in primo grado per i danni causati da un cavallo, si è vista dichiarare l'appello inammissibile per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che per la validità della specificità appello è sufficiente individuare con chiarezza i punti contestati e le ragioni della critica, senza che sia necessario trascrivere parti della sentenza impugnata o formulare un progetto di decisione alternativo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Errore di fatto: quando un punto è controverso?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del rimedio della revocazione per errore di fatto. Se una questione, anche procedurale, è stata oggetto di dibattito e valutazione da parte del giudice, essa diventa un 'punto controverso' e non può più costituire la base per una revocazione, anche se la decisione del giudice fosse errata. Il caso esamina la tardiva introduzione di un argomento in appello, ritenuta dal giudice una questione dibattuta e quindi non un mero errore percettivo.
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Finanziamenti soci: la restituzione in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di una socia alla restituzione di ingenti rimborsi di finanziamenti soci ricevuti nell'anno anteriore all'apertura della procedura concorsuale della società, poi fallita. La Suprema Corte ha qualificato l'azione ex art. 2467 c.c. come una revocatoria speciale, ha stabilito che il 'periodo sospetto' va retrodatato all'inizio della prima procedura in caso di consecuzione tra procedure concorsuali e ha escluso la possibilità per la socia di eccepire la compensazione.
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Revocatoria cessione contratto: il ruolo del ceduto
Una società cede un contratto di leasing prima di fallire. Il curatore agisce in revocatoria, ma la Cassazione chiarisce che l'azione va diretta solo contro il cessionario. La società di leasing, in qualità di contraente ceduto, è estranea al giudizio di revocatoria cessione contratto, a meno che non sia provata una sua partecipazione attiva e interessata all'operazione dannosa per i creditori. La Corte d'Appello aveva errato nel considerarla automaticamente parte passiva.
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Procura speciale: inammissibile ricorso del terzo
Una persona sotto indagine ha impugnato il sequestro di un hard disk di proprietà di una società terza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il difensore, agendo per conto della società proprietaria del bene, era privo della necessaria procura speciale. La sentenza chiarisce che un terzo con interessi civilistici può stare in giudizio nel processo penale solo conferendo tale specifico mandato al proprio legale. Nel merito, il ricorso è stato comunque ritenuto infondato.
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Prova contraria: quando è ammissibile la richiesta
La Corte di Cassazione ha chiarito i termini per l'ammissione della prova contraria. In un caso riguardante una richiesta di indennizzo assicurativo, la compagnia eccepiva la prescrizione. Le società assicurate producevano una diffida per dimostrare l'interruzione dei termini, ma l'assicurazione ne contestava la ricezione. La Cassazione ha stabilito che la richiesta di prova testimoniale, avanzata dalle società nella terza memoria istruttoria per confermare la consegna della diffida, era tempestiva e ammissibile, in quanto costituiva una reazione diretta alle contestazioni sollevate dalla compagnia nella seconda memoria. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente ritenuto tardiva tale richiesta.
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Cessione crediti in blocco: onere della prova
Una società, cessionaria di crediti attraverso una "cessione crediti in blocco", ha intrapreso un'azione legale contro un debitore. Quest'ultimo ha contestato il diritto della società ad agire, sostenendo la mancanza di prova che il suo debito specifico fosse compreso nella cessione. La Corte di Cassazione ha confermato che la semplice pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente. Spetta alla società cessionaria l'onere di dimostrare l'inclusione del credito specifico, producendo il contratto di cessione e i relativi allegati.
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Caparra confirmatoria: come si calcola l’importo?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto del venditore di recedere dal contratto e trattenere la caparra confirmatoria a causa dell'inadempimento dell'acquirente. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello riguardo all'importo, stabilendo che il giudice deve accertare e motivare specificamente quale parte delle somme versate costituisca effettivamente la caparra, non potendo presumerlo. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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Interessi moratori avvocato: la guida completa
La Corte di Cassazione interviene su un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per compensi professionali. La sentenza di merito è stata cassata perché il Tribunale aveva errato nel calcolare il saldo dovuto all'avvocato e, soprattutto, aveva negato l'applicazione degli interessi moratori speciali previsti dal D.Lgs. 231/2002. La Suprema Corte ha ribadito che la prestazione d'opera professionale rientra nelle transazioni commerciali, dando diritto agli interessi moratori avvocato in misura superiore a quella legale in caso di ritardato pagamento.
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