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Art. 1815 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

8 provvedimenti

Altri anni per Art. 1815 Codice Civile

Usura bancaria: vietato il cumulo tra interessi e mora
Un fideiussore ha impugnato il decreto ingiuntivo da centomila euro ottenuto da una società cessionaria del credito per due mutui bancari non rimborsati. Il garante ha contestato la violazione delle soglie legali e ha invocato l'accertamento di una presunta usura bancaria, sommando aritmeticamente gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante. I giudici hanno ribadito che la verifica del tasso usurario impone il rigoroso rispetto del principio di simmetria con i decreti ministeriali. La legge vieta il cumulo materiale tra tasso corrispettivo e tasso di mora, poiché i due importi assolvono a funzioni distinte. Il garante ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a rifondere le spese processuali.
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Usura sopravvenuta: perché la banca vince contro l’azienda
L'Azienda e i suoi Fideiussori hanno proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto da La Banca per il pagamento di un debito di conto corrente. Tra i vari motivi, i debitori lamentavano l'applicazione di tassi di interesse divenuti superiori al tasso soglia nel corso del rapporto, configurando un'ipotesi di usura sopravvenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che l'usura sopravvenuta non comporta la nullità o l'inefficacia delle clausole contrattuali se il tasso pattuito originariamente era inferiore alla soglia di legge al momento della stipula. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Vizio di ultrapetizione: la banca chiede meno ma il giudice dà di più
Un correntista e la sua garante hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello che li condannava a pagare alla banca saldi passivi e interessi ultralegali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi di ricorso relativi alla valutazione delle prove e all'estensione della fideiussione. Ha invece accolto il terzo motivo, rilevando un evidente vizio di ultrapetizione. La banca aveva infatti limitato la propria richiesta di interessi entro i limiti dei tassi soglia antiusura, ma i giudici di secondo grado avevano condannato i ricorrenti al pagamento degli interessi ultralegali senza applicare tale limite. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Debito da un milione: inammissibilità del ricorso per cassazione
Il Cliente ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca per un debito derivante da un rapporto di conto corrente. Dopo la revoca del decreto in primo grado e la condanna al pagamento di oltre un milione di euro, confermata in appello, il Cliente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato la totale mancanza di una sintetica esposizione dei fatti sostanziali e processuali, l'omessa localizzazione dei documenti fondamentali e la genericità dei motivi di impugnazione. Di conseguenza, il Cliente è stato condannato al pagamento delle spese processuali in favore della Società cessionaria del credito.
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Contestazione saldo conto corrente: banca vince con dati parziali
Una società correntista e il suo socio fideiussore si sono opposti al decreto ingiuntivo di una banca per il pagamento del saldo negativo di un conto corrente. I ricorrenti lamentavano l'incompletezza degli estratti conto prodotti dalla banca, mancanti del periodo iniziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata contestazione del saldo conto corrente iniziale da parte del cliente, unita alle ammissioni contenute nella perizia della stessa difesa, esonera la banca dall'onere di produrre tutti gli estratti conto fin dall'apertura del rapporto. Di conseguenza, il debito rideterminato dai giudici di merito è stato confermato e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Usura nei contratti di mutuo: la banca vince, i clienti perdono
I Mutuatari e il Terzo Garante hanno contestato due contratti di finanziamento stipulati con un istituto di credito, chiedendone la nullità per indeterminatezza dei tassi e per usura nei contratti di mutuo. Hanno inoltre richiesto la risoluzione per eccessiva onerosità a causa della variazione del tasso di cambio Lira-Ecu. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le richieste, escludendo il superamento del tasso soglia e rilevando la mancanza di prove sulla straordinarietà dell'evento economico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno evidenziato che i ricorrenti non hanno rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di allegare i documenti necessari, e hanno tentato di ridiscutere valutazioni di fatto già decise nei gradi precedenti. Di conseguenza, i clienti della banca hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Usura degli interessi moratori: la banca salva il suo credito
Un istituto di credito ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di un'impresa per ottenere l'ammissione di un credito derivante da un mutuo garantito da ipoteca. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo il mutuo interamente gratuito a causa del superamento del tasso soglia da parte degli interessi di mora. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che l'eventuale usura degli interessi moratori non rende gratuito l'intero contratto. In base ai principi delle Sezioni Unite, se gli interessi moratori sono usurari, essi non sono dovuti nella misura pattuita, ma restano validi gli interessi corrispettivi lecitamente concordati. Inoltre, le penali non applicate non rilevano per il calcolo dell'usura. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Articolo 119 TUB: documenti bancari e ricorso
Una società ha impugnato la sentenza d'appello che rigettava le sue pretese contro un istituto bancario per anatocismo e usura. La Corte d'Appello aveva basato il rigetto su due ragioni autonome: il mancato assolvimento dell'onere probatorio e la tardività della richiesta di esibizione documentale non rinnovata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la ricorrente non ha impugnato entrambe le motivazioni indipendenti, confermando che l'Articolo 119 TUB non esime dalla corretta gestione processuale delle istanze istruttorie.
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