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Art. 18, l. n. 300 del 1970

8 provvedimenti

Licenziamento disciplinare: condotta illecita ma non grave, Cassazione conferma illegittimità.
Un Lavoratore ha ricevuto un licenziamento disciplinare per aver sottratto un documento aziendale, averlo mostrato ai colleghi e aver espresso ad alta voce il suo disappunto sulle differenze retributive. La Corte d'Appello ha dichiarato il licenziamento illegittimo, ritenendo i fatti non sufficientemente gravi da giustificare la massima sanzione. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la condotta del Lavoratore, sebbene illecita, non integrava una giusta causa di licenziamento, considerando la sproporzione della sanzione rispetto ai fatti accertati e l'assenza di danni per l'Azienda. Il Lavoratore ha quindi vinto, mantenendo il diritto al risarcimento.
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Prescrizione dei crediti retributivi: quando il tempo si ferma
Due lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli aumenti di anzianità. L'Azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro. Infatti, a seguito delle riforme del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità reale. Di conseguenza, il timore del lavoratore di essere licenziato sospende il decorso del tempo. La prescrizione dei crediti retributivi inizia a decorrere soltanto dal momento della cessazione del rapporto di lavoro. L'Azienda è stata quindi condannata a pagare le differenze retributive e le spese di giudizio.
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Licenziamento collettivo: due aziende ma il datore è unico
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo avviato dalla sua azienda formale. I giudici accertano che l'azienda e un'altra società collegata costituiscono in realtà un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere i dipendenti di entrambe le società. La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento. Inoltre, accoglie il ricorso della lavoratrice sul calcolo del risarcimento: l'aliunde percipiendum (quanto si sarebbe potuto guadagnare altrove) va sottratto dal danno totale effettivo prima di applicare il tetto massimo di dodici mensilità, e non direttamente da quest'ultimo. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare la somma spettante alla lavoratrice.
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Prescrizione crediti retributivi: quando decorre
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità delle clausole dei contratti collettivi che escludono il periodo di apprendistato dal calcolo dell'anzianità di servizio. La decisione si concentra sulla prescrizione crediti retributivi, stabilendo che, a seguito delle riforme del 2012 e 2015, il termine quinquennale decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro. Questo orientamento nasce dalla constatazione che l'attuale regime di tutela non garantisce al dipendente la stabilità necessaria per agire contro il datore durante il rapporto senza timore di ritorsioni.
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Contratto a progetto: conversione e risarcimento
La controversia riguarda la riqualificazione di un contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato a causa della genericità del progetto stesso. La Corte di Cassazione ha confermato che, accertata l'illegittimità del contratto a progetto, il rapporto si considera subordinato sin dall'origine. Tuttavia, la tutela applicabile non prevede la reintegra piena e il risarcimento integrale di tutte le mensilità perse, bensì l'indennità forfettaria prevista dall'art. 32 della Legge 183/2010. Il ricorso del lavoratore, che mirava a ottenere una tutela più ampia, è stato rigettato poiché il regime indennitario speciale prevale in caso di conversione di contratti a termine o a progetto illegittimi.
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Indennità sostitutiva: quando spetta al lavoratore?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto una sentenza che ordinava la sua reintegrazione, ha optato per l'indennità sostitutiva della reintegrazione. Di fronte al mancato pagamento da parte dell'azienda, ha avviato una nuova causa. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, respingendo le eccezioni dell'azienda relative all'abusivo frazionamento del credito e alla carenza di interesse ad agire. La Corte ha chiarito che il diritto all'indennità sorge solo dopo la prima sentenza ed è distinto dal risarcimento iniziale, legittimando un'azione giudiziaria separata per ottenerla.
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Nullità licenziamento disciplinare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2672/2024, ha stabilito che la violazione della procedura disciplinare prevista per i lavoratori del settore trasporti comporta la nullità del licenziamento disciplinare. Tale violazione non dà diritto a una semplice indennità, ma alla tutela reintegratoria piena, con l'obbligo per l'azienda di riammettere il lavoratore al suo posto.
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Licenziamento ritorsivo: i limiti del ricorso
Un lavoratore, licenziato per una causa poi ritenuta illegittima, ha impugnato il provvedimento sostenendo che si trattasse di un licenziamento ritorsivo. La Corte d'Appello ha escluso la natura ritorsiva della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del lavoratore inammissibile, specificando che la valutazione del motivo ritorsivo costituisce un accertamento di fatto (quaestio facti) che non può essere riesaminato in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia decisione conforme dei giudici di merito.
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