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Art. 1758 Codice Civile

12 provvedimenti

Mediazione con enti pubblici: l’incarico non richiede forma scritta
Un mediatore immobiliare ha chiesto la provvigione a un Ente Pubblico per la compravendita di un immobile, ma l'Ente aveva già pagato un altro mediatore. La questione principale era se l'incarico di mediazione con enti pubblici richiedesse la forma scritta per la sua validità. La Cassazione ha stabilito che la mediazione con enti pubblici, quando questi agiscono come privati, non necessita di un incarico scritto, in quanto la mediazione è un'attività di fatto. La Corte ha confermato la ripartizione della provvigione tra tutti i mediatori che hanno contribuito efficacemente alla conclusione dell'affare.
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Provvigione Mediatore Immobiliare: Diritto Confermato, Ma la Divisione è Equa
Un Mediatore Immobiliare ha chiesto la provvigione per la vendita di un immobile. Il Compratore e l'Azienda Venditrice si sono opposti, contestando l'iscrizione del mediatore all'albo e l'efficacia del suo operato, sostenendo l'intervento di un altro agente. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del Mediatore alla provvigione, ribadendo che l'iscrizione all'albo è un requisito essenziale ma può essere provata anche per presunzioni. Ha inoltre stabilito che, in caso di più mediatori, la provvigione si divide in parti uguali se non è dimostrabile un diverso apporto. La sentenza ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando la ripartizione della provvigione.
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Provvigione Mediatore: Contatto Iniziale Inutile se il Deal Cambia
Un mediatore mette in contatto due aziende per la successione in un contratto di locazione commerciale. La trattativa iniziale non va a buon fine. Successivamente, le stesse aziende concludono un accordo più complesso grazie all'intervento di un secondo mediatore. La Corte di Cassazione ha negato al primo professionista il diritto alla provvigione del mediatore. I giudici hanno stabilito che un semplice contatto iniziale, non seguito da una trattativa concreta, non è sufficiente. L'intervento del primo mediatore non costituiva l'antecedente indispensabile per la conclusione dell'affare, che è avvenuta grazie all'attività autonoma e determinante del secondo mediatore e a condizioni contrattuali nuove e diverse.
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Mediazione immobiliare: provvigione e penali
Una società di mediazione immobiliare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento della provvigione relativa a una compravendita conclusa dopo la scadenza del mandato, tramite un'altra agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto alla provvigione non sorge automaticamente con la semplice messa in relazione delle parti, ma richiede che l'attività del mediatore sia la causa adeguata della conclusione dell'affare. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla validità di una clausola penale che prevedeva un indennizzo per le vendite effettuate a clienti presentati dal primo mediatore, indipendentemente dal nesso causale nella vendita finale, sottolineando la funzione indennitaria di tale accordo contrattuale.
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Qualificazione del rapporto: mediatore o agente?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualificazione del rapporto di lavoro tra una società immobiliare e i suoi collaboratori deve basarsi sulla sostanza delle mansioni svolte, non sul nome formale del contratto. Anche se iscritti all'albo dei mediatori e legati da un contratto di associazione in partecipazione, i collaboratori sono stati considerati agenti perché operavano in modo stabile e continuativo per conto della società, promuovendone gli affari. Di conseguenza, la Corte ha confermato l'obbligo della società di versare i contributi previdenziali all'ente di categoria degli agenti.
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Provvigione mediatore: quando il nesso causale si spezza
Una società di mediazione immobiliare aveva messo in contatto venditori e acquirente per un immobile. La prima trattativa fallì, ma circa un anno dopo l'affare si concluse con l'intervento di un'altra agenzia e a condizioni diverse. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 403/2024, ha stabilito che per il diritto alla provvigione mediatore non è sufficiente il semplice contatto iniziale. È necessario un 'nesso di causalità adeguata' tra l'attività del primo mediatore e la conclusione effettiva dell'affare. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva concesso la provvigione, rinviando il caso per una nuova valutazione che tenga conto di tutti gli elementi intervenuti, come il tempo trascorso e il ruolo del secondo mediatore.
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Diritto alla provvigione: quando il nesso causale manca
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla provvigione a un'agenzia immobiliare che aveva messo in contatto venditore e acquirente. La Corte ha stabilito che, nonostante il contatto iniziale, il nesso causale si era interrotto perché la prima trattativa si era conclusa senza successo a causa del prezzo troppo alto. La vendita è stata poi finalizzata grazie all'intervento di una seconda agenzia, che ha gestito una nuova e autonoma negoziazione a condizioni diverse e più vantaggiose per l'acquirente, interrompendo così il legame con l'attività del primo mediatore.
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Provvigione mediatore immobiliare: il nesso causale
Un'agenzia immobiliare chiedeva il pagamento della provvigione per una compravendita, ma la sua richiesta è stata respinta. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno negato il diritto alla provvigione mediatore immobiliare, poiché l'acquirente era venuto a conoscenza dell'immobile e aveva concluso l'affare grazie all'intervento determinante di una seconda agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per maturare il diritto alla provvigione è indispensabile un nesso di causalità adeguato tra l'attività del mediatore e la conclusione effettiva del contratto, nesso che in questo caso era stato interrotto.
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Provvigione mediatore: no se l’affare è diverso
Una società di mediazione mette in contatto due aziende per la locazione di un immobile. La trattativa fallisce. Mesi dopo, le stesse aziende concludono un affare diverso (affitto di ramo d'azienda) con l'aiuto di un secondo mediatore. La Corte d'Appello di Firenze nega la provvigione mediatore al primo agente, ritenendo interrotto il nesso causale tra la sua attività e la conclusione dell'accordo finale, data la sostanziale diversità dell'operazione.
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Diritto alla provvigione: quando spetta all’agente?
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla provvigione di un'agenzia immobiliare anche se la compravendita è stata conclusa direttamente tra le parti dopo la scadenza del mandato. Secondo la Corte, è sufficiente che l'attività dell'intermediario costituisca l'antecedente necessario per la conclusione dell'affare, avendo messo in relazione i contraenti. L'intervento di un collaboratore non iscritto all'albo per la sola visita dell'immobile non inficia tale diritto.
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Provvigione agente: onere della prova e contratto
Un agente di commercio si è visto respingere la richiesta di una cospicua provvigione agente nei confronti di un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di una clausola contrattuale specifica che richiede l'esplicita accettazione degli ordini, spetta all'agente fornire la prova di tale accettazione. La regola generale del silenzio-assenso non è applicabile se derogata dal contratto. Inoltre, la Corte ha ribadito l'inammissibilità di questioni sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
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Provvigione mediatore: diritto al compenso e concause
Una recente sentenza della Corte di Appello analizza il diritto alla provvigione del mediatore quando più agenzie immobiliari contribuiscono a una vendita. La Corte ha confermato che la provvigione spetta all'agenzia la cui attività, pur non essendo l'unica, si è rivelata una concausa necessaria per la conclusione dell'affare, rigettando l'appello del venditore che contestava il pagamento.
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