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Art. 171-ter Codice di Procedura Civile

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69 provvedimenti

Competenza territoriale: quando il credito è liquido?
Una società facente parte di un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti del consorzio capogruppo per il mancato pagamento di una fattura. Il consorzio si è opposto eccependo l'incompetenza territoriale del tribunale adito, sostenendo che il credito non fosse liquido. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha chiarito che ai fini della determinazione della competenza territoriale, un credito è considerato liquido quando il suo ammontare è determinato o facilmente determinabile in base al titolo, a prescindere dalle contestazioni del debitore. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del tribunale del domicilio della società creditrice.
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Opposizione tardiva: limiti e onere della prova
Il Tribunale di Firenze ha rigettato un'opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo, chiarendo che tale strumento è limitato alla sola verifica dell'abusività delle clausole contrattuali. L'opponente, che lamentava genericamente la vessatorietà di alcune clausole senza fornire prove specifiche sul loro carattere eccessivo e sulla mancata doppia sottoscrizione, non ha adempiuto al proprio onere probatorio. La Corte ha stabilito che l'opposizione era infondata, confermando il decreto ingiuntivo e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali.
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Impugnazione delibera condominiale: quando è valida?
Un condomino ha promosso un'azione di impugnazione di una delibera condominiale, sollevando diverse eccezioni: omessa convocazione di alcuni proprietari, irregolarità nella redazione del bilancio, illegittimità della nomina e del compenso dell'amministratore. Il Tribunale ha rigettato integralmente il ricorso, confermando la validità della delibera. La sentenza chiarisce i concetti di condominio parziale, che si costituisce ope legis senza necessità di una delibera formale, e di interesse ad agire, che deve essere concreto e non basato su una mera astratta legalità. L'attore è stato inoltre condannato per lite temeraria.
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Giudicato implicito: revoca del decreto ingiuntivo
Una società appaltatrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo per servizi non pagati. La committente si è opposta sostenendo di aver esercitato il diritto di recesso. Il Tribunale ha rilevato che un precedente decreto ingiuntivo non opposto, relativo a mensilità anteriori, aveva creato un giudicato implicito sull'esistenza e validità del contratto, rendendo inefficace il recesso. Tuttavia, ha revocato il nuovo decreto ingiuntivo perché l'appaltatrice non ha fornito la prova di aver effettivamente eseguito le prestazioni richieste per il periodo contestato, onere che le incombeva.
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Patto fiduciario quote: prova e onere del fiduciante
Un marito cita in giudizio la moglie per essere dichiarato proprietario effettivo delle quote di una società intestate a lei, sostenendo l'esistenza di un patto fiduciario. La moglie si oppone, dimostrando di aver costituito e finanziato la società con capitali propri. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda dell'uomo per insufficienza di prove, sottolineando che gli indizi a sostegno di un patto fiduciario devono essere gravi, precisi e concordanti, onere non soddisfatto in questo caso.
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Regolamento condominiale: quando è inopponibile?
Una società, proprietaria di un immobile, ha contestato una clausola del regolamento condominiale che le vietava di tenere aperte le finestre sul cortile. Il Tribunale di Milano ha stabilito che, sebbene la clausola fosse valida in linea di principio, non era opponibile alla società. La motivazione risiede nel fatto che una limitazione così significativa, qualificabile come servitù, per essere efficace nei confronti di un nuovo acquirente deve essere o trascritta nei registri immobiliari o specificamente accettata nell'atto di acquisto. Una generica accettazione del regolamento non è sufficiente. Di conseguenza, il condominio è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Risoluzione contratto auto: che fare se non la consegnano
Un'acquirente ha ordinato un'auto nuova, pagando caparra e saldo, ma la consegna è stata ritardata di mesi. Dopo aver tentato il recesso, si è rivolta al Tribunale, che ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento della concessionaria. Quest'ultima è stata condannata a restituire tutte le somme versate e a farsi carico della voltura del veicolo, che aveva illegittimamente intestato all'acquirente.
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Patto di non cessione: opponibilità al cessionario
Una società, dopo aver acquistato un pacchetto di crediti, ha intentato un'azione revocatoria contro i debitori. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda, ritenendo il credito manifestamente pretestuoso. La decisione si basa sull'esistenza di un patto di non cessione, non scritto ma desumibile dal contesto di una complessa operazione di ristrutturazione aziendale. Secondo il giudice, il cessionario era a conoscenza di tale accordo, rendendolo a lui opponibile e viziando l'intera operazione creditoria.
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Inadempimento contrattuale: la restituzione del premio
Un fornitore di bevande ha citato in giudizio un gestore di locali per inadempimento contrattuale, non avendo quest'ultimo rispettato l'obbligo di acquisto minimo pattuito. A fronte dell'accordo, il fornitore aveva versato una somma a titolo di incentivo. Il Tribunale ha condannato il gestore, rimasto contumace, alla restituzione proporzionale della somma e al pagamento delle fatture insolute, ribadendo i principi sull'onere della prova.
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Fideiussione consumatore: quando la clausola è nulla
Una recente sentenza della Corte d'Appello di Roma ha accolto il ricorso di un garante, qualificandolo come consumatore. Il caso riguardava una fideiussione a garanzia di un debito aziendale del coniuge. La Corte ha stabilito che la qualifica di 'fideiussione consumatore' rende nulla la clausola che estende i termini di azione della banca (deroga all'art. 1957 c.c.), considerandola vessatoria. Di conseguenza, non avendo la banca agito entro il termine legale di sei mesi, è decaduta dal suo diritto di rivalersi sul garante, con revoca del decreto ingiuntivo precedentemente emesso.
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Contratto autonomo di garanzia: differenze e limiti
Una società e il suo garante hanno citato in giudizio un istituto di credito, contestando la nullità per anatocismo di clausole presenti in un contratto di conto corrente e in un mutuo con ammortamento alla francese. Il Tribunale ha respinto le domande, chiarendo la legittimità della capitalizzazione degli interessi di mora dopo la riforma del 2016 e l'assenza di anatocismo intrinseco nell'ammortamento alla francese. Di particolare rilievo è l'analisi sul contratto autonomo di garanzia, con la quale il giudice ha affermato il diritto del garante di sollevare eccezioni sulla nullità del contratto principale, accogliendo però la domanda riconvenzionale della banca e condannando i ricorrenti al pagamento del debito.
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Opposizione decreto ingiuntivo fornitura: il rigetto
Il Tribunale di Milano ha rigettato l'opposizione a un decreto ingiuntivo per una fornitura di energia elettrica non pagata. La società cliente aveva contestato la competenza territoriale, la validità del contratto firmato elettronicamente e l'eccessività dei consumi. Il giudice ha respinto tutte le eccezioni, ritenendo incompleta quella sulla competenza, pienamente valido il contratto con firma OTP, e generiche le contestazioni sui consumi, poiché l'onere di provare il malfunzionamento del contatore gravava sul cliente. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo è stato confermato.
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Risoluzione contratto leasing: guida alla sentenza
Un'impresa si oppone alla restituzione di un bene in leasing dopo la risoluzione contratto leasing per mancato pagamento. Il Tribunale respinge l'opposizione, confermando che l'onere di provare il pagamento spetta al debitore e la risoluzione è legittima.
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Fideiussione omnibus: firma valida e obblighi garante
Un fideiussore si oppone a un decreto ingiuntivo di una banca, disconoscendo le proprie firme su una fideiussione omnibus e una specifica. Il Tribunale di Milano, basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) grafologica che ha confermato l'autenticità delle sottoscrizioni, ha rigettato l'opposizione. La sentenza ha inoltre respinto le eccezioni del garante relative all'obbligo della banca di agire prima contro il debitore principale, alla presunta concessione abusiva di credito e alla decadenza dall'azione, confermando integralmente il decreto ingiuntivo e condannando l'opponente al pagamento e alle spese legali.
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Provvigione agenzia immobiliare: quando è dovuta?
Una recente sentenza della Corte d'Appello analizza il diritto alla provvigione dell'agenzia immobiliare in caso di risoluzione consensuale del contratto preliminare. Il caso riguardava la compravendita di un immobile da costruire. La Corte ha confermato che il diritto alla provvigione sorge alla conclusione dell'accordo, anche se poi le parti decidono di risolverlo. Tuttavia, ha ridotto l'importo della provvigione a quanto effettivamente pattuito, accogliendo parzialmente l'appello del promissario acquirente.
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Eccezione inadempimento: quando non blocca il pagamento
Una società appaltatrice ottiene un decreto ingiuntivo per un'ultima rata non pagata. Il committente si oppone, lamentando vizi e ritardi, e chiede i danni. Il Tribunale respinge l'opposizione, confermando il decreto ingiuntivo. La decisione si fonda su un accordo transattivo successivo, che ha sanato ogni precedente controversia. L'eccezione di inadempimento sollevata dal committente sugli obblighi di tale accordo è stata giudicata infondata perché basata su impegni troppo vaghi e generici.
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Regresso fideiussore: quando si può agire?
Una sentenza del Tribunale di Torino chiarisce i presupposti per l'azione di regresso del fideiussore. Dei garanti avevano ottenuto un decreto ingiuntivo contro il debitore principale (l'ex moglie del figlio) per canoni di locazione non pagati, senza però aver ancora saldato il debito al locatore. Il Tribunale ha revocato il decreto, stabilendo che il diritto di regresso del fideiussore sorge solo con l'effettivo pagamento del debito, non essendo sufficiente la mera sottoposizione a una procedura esecutiva. La mancata prova del pagamento ha reso infondata l'azione dei garanti.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società ha presentato opposizione a decreto ingiuntivo per un debito derivante da contratti pubblicitari, sostenendo che il debito fosse solo parziale e che una clausola fosse vessatoria. Il Tribunale di Torino ha rigettato l'opposizione, confermando l'ingiunzione di pagamento. La decisione si è basata sulla mancata prova delle eccezioni da parte della società opponente e sulla constatazione che la normativa a tutela del consumatore non si applica nei rapporti tra imprese. È stata inoltre respinta la richiesta di risarcimento per lite temeraria.
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Giurisdizione giudice tributario: la guida completa
Un contribuente ha impugnato una cartella esattoriale sostenendo la prescrizione di un debito IRPEF e IVA. Il Tribunale Ordinario ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, affermando che la competenza spetta alla Corte di Giustizia Tributaria. La sentenza chiarisce che ogni contestazione sulla definitività di un credito tributario, inclusa l'eccezione di prescrizione, rientra nella giurisdizione del giudice tributario, escludendo quella del giudice ordinario.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: guida al caso
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per fatture insolute, contestando la competenza territoriale e la validità delle prove. Durante la causa, la società salda il debito. Il Tribunale di Milano respinge l'opposizione a decreto ingiuntivo, confermando la legittimità del credito e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali. La sentenza chiarisce che il pagamento, sebbene porti alla revoca del decreto, costituisce un'acquisizione definitiva della somma da parte del creditore quando l'opposizione è infondata.
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