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Art. 1705 Codice Civile

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107 provvedimenti

Onere della prova: Cassazione su subappalto e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in un contenzioso tributario relativo alla detrazione IVA e a una rettifica IRAP. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere della prova da parte della società, che non ha fornito i documenti necessari a dimostrare che i rapporti con altre imprese fossero di mandato senza rappresentanza anziché di subappalto. La Corte ha ribadito l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Super-società di fatto: fallimento e requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 204/2024, ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che negava l'esistenza di una super-società di fatto tra un imprenditore individuale e le società di capitali da lui controllate. La Corte ha stabilito che l'abuso della personalità giuridica e l'ingerenza gestionale non escludono la configurabilità di un rapporto societario occulto, ma vanno analizzati come possibili modalità operative dello stesso. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che valuti correttamente gli elementi costitutivi della società di fatto, come il fondo comune e la condivisione dei risultati economici, anche in presenza di assetti formali simulati.
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Termine essenziale preliminare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per violazione del termine essenziale. Una società immobiliare, inadempiente per non aver liberato l'immobile da un'ipoteca, è stata condannata a restituire la caparra. La Corte ha ribadito che la valutazione del termine essenziale è riservata al giudice di merito, basandosi non solo sulle parole usate ma anche sulla natura professionale delle parti e sull'oggetto del contratto.
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Interposizione fittizia: Cassazione su costi indeducibili
Una società di logistica utilizzava una società interposta per fatturare servizi di trasporto in realtà eseguiti da una cooperativa, creando così costi fittizi e mascherando una somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento fiscale, dichiarando i costi indeducibili e l'IVA indetraibile a causa dell'interposizione fittizia e della natura fraudolenta dell'intero schema operativo.
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Interposizione fittizia: costi non deducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33533/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la non deducibilità di costi e la non detraibilità dell'IVA in un caso di interposizione fittizia. L'operazione, mascherata da appalto di servizi di trasporto, celava in realtà un'illecita intermediazione di manodopera. La Corte ha stabilito che, di fronte a presunzioni gravi, precise e concordanti fornite dal Fisco, come la comunanza di amministratori e flussi finanziari anomali, spetta al contribuente dimostrare la genuinità dell'operazione. In assenza di tale prova, i costi derivanti da contratti nulli non sono deducibili.
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Interposizione fittizia: costi indeducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33532/2024, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento che negava la deducibilità di costi IRES, IRAP e la detrazione IVA. Il caso riguardava una società committente che, tramite l'interposizione fittizia di una società 'filtro', mascherava un rapporto diretto con una cooperativa di trasporti. La Corte ha ritenuto provato il disegno fraudolento, basandosi su presunzioni gravi, precise e concordanti, e ha stabilito che i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti e da una somministrazione irregolare di manodopera non sono deducibili.
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Onere della prova: Cassazione e prove in appalto
Una società fornitrice di barriere stradali ha citato in giudizio una società concessionaria autostradale per fatture non pagate. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. La questione centrale era l'onere della prova: il fornitore non è riuscito a dimostrare il suo diritto a pagamenti aggiuntivi, poiché il committente ha provato di aver saldato interamente il contratto e che le forniture extra erano state ordinate da una società diversa. La Cassazione ha confermato che il giudice può rifiutare prove irrilevanti e che il ricorso non può essere utilizzato per riesaminare i fatti.
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Responsabilità extracontrattuale appalto: quando agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32935/2024, si è pronunciata sul tema della responsabilità extracontrattuale nell'appalto. Il caso riguardava il proprietario di un'imbarcazione che aveva citato in giudizio il cantiere navale per lavori non eseguiti a regola d'arte, commissionati tramite una società di gestione. La Corte ha stabilito che la pretesa del proprietario, volta a ottenere i costi per il corretto completamento delle opere, ha natura contrattuale e non può essere fatta valere contro l'appaltatore, con cui non esiste un rapporto diretto. L'azione corretta sarebbe stata quella contrattuale nei confronti della società di gestione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, chiarendo i confini tra azione contrattuale e azione aquiliana in catene di contratti.
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Accorpamento consorzi: la Cassazione rinvia la decisione
Un contribuente ha contestato un avviso di pagamento emesso da un consorzio di bonifica, sostenendone l'inesistenza giuridica a seguito di una riforma regionale che prevedeva l'accorpamento consorzi di bonifica. Le corti di merito hanno dato ragione al contribuente, annullando l'atto. Il consorzio ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la novità delle questioni procedurali e di merito, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, rinviando la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Usucapione coerede: quando è valido il possesso?
In un caso di disputa tra due fratelli per un immobile ereditato, la Corte di Cassazione ha rigettato la domanda di usucapione del coerede che aveva goduto del bene in via esclusiva. La Corte ha ribadito che, per l'usucapione tra coeredi, non è sufficiente la mera astensione degli altri dall'uso del bene, ma è necessaria la prova di un possesso con l'intenzione inequivocabile di escludere gli altri comproprietari, comportandosi come unico proprietario.
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Società in house: legittima la detrazione della ritenuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società in house, pur essendo controllata da un ente pubblico, possiede un'autonoma soggettività tributaria. Di conseguenza, ha il diritto di considerare la ritenuta subita sugli interessi bancari, maturati su fondi pubblici gestiti, come un acconto d'imposta (IRES) e non come un'imposta definitiva. La Corte ha chiarito che il 'possesso del reddito', ai fini fiscali, consiste nella disponibilità giuridica e materiale delle somme, e la natura di 'in house providing' non annulla la distinzione soggettiva tra la società e l'ente controllante.
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Società in house: autonomia fiscale e ritenute
La Corte di Cassazione ha confermato che una società in house è un soggetto fiscale autonomo, distinto dall'ente pubblico che la controlla. Di conseguenza, la ritenuta fiscale sugli interessi bancari maturati dalla gestione di fondi pubblici è da considerarsi un acconto (ritenuta d'acconto) e non un'imposta definitiva. La società ha quindi legittimamente detratto tali ritenute dall'IRES dovuta, in quanto titolare del 'possesso del reddito', avendo la piena disponibilità e autonomia nella gestione dei fondi e degli interessi generati.
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Società fiduciaria: chi può chiedere i danni?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società fiduciaria non ha la legittimazione ad agire per il risarcimento dei danni derivanti da investimenti effettuati per conto dei propri clienti. Poiché il modello di riferimento è la 'fiducia germanistica', la proprietà dei titoli rimane in capo ai clienti (fiducianti), i quali sono gli unici soggetti legittimati a intraprendere azioni legali per la tutela del proprio patrimonio.
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Responsabilità solidale appalti: consorzi e ATI
La Corte di Cassazione ha confermato che la responsabilità solidale negli appalti pubblici si estende alle singole società cooperative consorziate, quando il consorzio partecipa a una gara d'appalto come parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI). Nel caso specifico, una cooperativa è stata ritenuta responsabile per i debiti di un subappaltatore, anche se non aveva stipulato direttamente il contratto. La Corte ha chiarito che la normativa speciale sugli appalti pubblici prevale sulle regole generali del codice civile, istituendo una garanzia rafforzata a tutela dei creditori, come subappaltatori e fornitori.
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Credito del consorziato: quando sorge il diritto?
Una società cooperativa di autotrasporti ha richiesto un pagamento a un consorzio di cui fa parte. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di credito del consorziato sorge solo nel momento in cui il consorzio riceve effettivamente il pagamento dal cliente finale. Il rapporto tra le parti è assimilabile a un mandato, e spetta alla società consorziata dimostrare l'avvenuto incasso da parte del consorzio. In assenza di tale prova, la richiesta di pagamento è stata respinta, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Mandato e mediazione: la Cassazione chiarisce
Un professionista ha agito in giudizio per ottenere il compenso per un incarico verbale. La Corte d'Appello ha riqualificato il rapporto come mediazione atipica, negando il compenso per mancanza di iscrizione all'albo. La Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo la distinzione cruciale tra mandato e mediazione e rinviando il caso per una nuova valutazione basata sulla corretta qualificazione del contratto.
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Rappresentanza apparente e risarcimento del danno
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i confini della responsabilità del venditore per gli atti di un intermediario. Nel caso di specie, dei promissari acquirenti avevano stipulato un contratto preliminare con un soggetto che agiva come rappresentante dei proprietari, senza però possedere una procura scritta valida. La Corte ha stabilito che, sebbene il contratto sia inefficace, i proprietari sono tenuti a risarcire i danni subiti dagli acquirenti. Questa responsabilità sorge quando la condotta dei proprietari ingenera colposamente un affidamento incolpevole nei terzi circa l'esistenza dei poteri rappresentativi. La Corte ha precisato che si tratta di una responsabilità di natura extracontrattuale, che dà diritto alla restituzione delle somme versate ma non al doppio della caparra, rimedio tipico dell'inadempimento contrattuale.
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Titolo esecutivo: cosa accade se viene annullato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un creditore che insisteva in una procedura esecutiva immobiliare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, ovvero l'annullamento della sentenza originaria, e sull'esistenza di un precedente giudicato che aveva già accertato tale carenza, rendendo improcedibile qualsiasi ulteriore azione.
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Mandato senza rappresentanza: diritti del mandante
Una società mandante, agendo tramite una fiduciaria in un mandato senza rappresentanza, finanzia un'impresa farmaceutica tramite un contratto di associazione in partecipazione. Al mancato pagamento, la mandante agisce direttamente contro l'impresa. La Cassazione conferma la sua legittimazione ad agire per la restituzione del capitale e degli utili, definendoli diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705 c.c. Viene inoltre ribadito che l'eccezione di arbitrato irrituale deve essere sollevata tempestivamente, a pena di decadenza.
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Mandato senza rappresentanza: quando è inammissibile
Una società ha citato in giudizio i suoi locatori per danni dopo che il loro presunto rappresentante ha bloccato la vendita dell'azienda rifiutando il trasferimento del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale è stata la mancanza di prova di un "mandato senza rappresentanza" dai locatori al rappresentante, rendendo le sue azioni non imputabili ai proprietari.
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