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Art. 170 D.P.R. n. 115 del 2002

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63 provvedimenti

Compenso avvocato difesa personale: il diritto al rimborso
Un avvocato, dopo aver assistito un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, si oppone al decreto di liquidazione dei suoi onorari ritenuto troppo basso. Pur vincendo l'opposizione, il Tribunale gli nega il pagamento delle spese legali per questo specifico giudizio, poiché si era difeso da solo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando che il compenso avvocato in difesa personale è sempre dovuto. Il diritto alla liquidazione delle spese legali non viene meno se il legale sceglie di difendersi in proprio, in quanto l'attività svolta mantiene la sua natura professionale.
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Rito sommario spese giustizia: quando non si converte
Una società si oppone al diniego del compenso di custodia. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che nel rito sommario spese giustizia non è possibile la conversione in rito ordinario e il giudice ha ampi poteri istruttori.
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Giurisdizione gratuito patrocinio: rinvio Cassazione
Una professionista contesta l'importo liquidato per un'attività di gratuito patrocinio in ambito tributario. Sorge un conflitto di competenza tra giudice ordinario e giudice tributario. Le Sezioni Unite della Cassazione, nonostante un orientamento precedente a favore del giudice ordinario, con ordinanza interlocutoria rinviano la causa a nuovo ruolo per un ulteriore approfondimento sulla questione della giurisdizione gratuito patrocinio, lasciando al momento irrisolta la questione.
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Patrocinio a spese dello Stato: revoca illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato la revoca del patrocinio a spese dello Stato a una cittadina. Il Tribunale aveva ritenuto insufficiente la sua dichiarazione di 'circa 400 euro' mensili. La Cassazione ha stabilito che un'indicazione non precisa non giustifica la revoca, dovendo il giudice verificare d'ufficio. Inoltre, ha confermato che è il cittadino, e non l'avvocato, a dover impugnare la revoca del beneficio.
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Compenso avvocato: l’obbligo di motivazione del giudice
Un'importante ordinanza della Cassazione stabilisce che il giudice deve sempre motivare la decisione sul compenso avvocato, specialmente riguardo al diniego della maggiorazione per l'assistenza a più parti. La Corte ha accolto il ricorso di un legale, annullando la decisione del tribunale per omessa pronuncia sul valore della causa e per assenza di motivazione, riaffermando principi essenziali a tutela della professione forense.
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Compensazione spese legali: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello che aveva disposto la compensazione spese legali senza fornire alcuna motivazione. Il caso riguardava un giudizio di revocazione su un errore nel calcolo dei compensi per il gratuito patrocinio. La Suprema Corte ha ribadito che la deroga al principio della soccombenza (chi perde paga) è ammissibile solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni, che il giudice deve esplicitamente indicare nella sentenza.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un avvocato ottiene il pieno accoglimento di un'opposizione per il pagamento di onorari da gratuito patrocinio, ma il Tribunale dispone la compensazione delle spese legali senza alcuna motivazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, affermando che la deroga al principio della soccombenza richiede una motivazione esplicita su gravi ed eccezionali ragioni. La decisione sulla compensazione spese legali viene quindi cassata con rinvio.
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Patrocinio a spese dello Stato: il rinvio alle SU
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione su un ricorso relativo al patrocinio a spese dello Stato in ambito tributario. La Corte attende una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione di massima importanza: l'esistenza e le modalità di impugnazione dei provvedimenti di diniego o revoca del beneficio in materia fiscale. La futura decisione influenzerà l'ammissibilità del ricorso in esame.
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Potere-dovere del giudice: acquisizione atti d’ufficio
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nei procedimenti di opposizione alla revoca del patrocinio a spese dello Stato, il giudice ha il potere-dovere di acquisire d'ufficio il provvedimento impugnato. Non può rigettare il ricorso solo perché l'opponente non lo ha depositato. La decisione evidenzia come il principio dell'onere della prova sia temperato dai poteri istruttori officiosi del giudice, finalizzati a una decisione nel merito della controversia.
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Patrocinio a spese dello Stato: rinvio alle Sezioni Unite
La richiesta di un contribuente per il patrocinio a spese dello Stato è stata negata a causa di una dichiarazione dei redditi incompleta. Dopo la conferma del diniego da parte del giudice tributario, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha sospeso il procedimento in attesa di una decisione delle Sezioni Unite su una questione procedurale cruciale: quale sia il corretto strumento di impugnazione contro la revoca del beneficio.
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Gratuito patrocinio: serve la prova del reddito?
Un cittadino si è visto negare il gratuito patrocinio perché non ha allegato documenti a prova del suo reddito, limitandosi a un'autocertificazione. La Corte di Giustizia Tributaria ha confermato il diniego. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito se tale documentazione sia necessaria, ha sospeso il giudizio. Attende una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione procedurale preliminare, relativa allo strumento corretto per impugnare i provvedimenti in materia di patrocinio a spese dello Stato nel processo tributario.
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Patrocinio a spese dello Stato: la Cassazione attende le SU
Un contribuente ha impugnato il diniego di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in una causa tributaria. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. La decisione è in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite su una questione di massima importanza: l'esistenza e le modalità di un rimedio impugnatorio contro i provvedimenti di diniego o revoca del beneficio in materia fiscale.
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Patrocinio a spese dello Stato: Cassazione rinvia
Un'associazione culturale si è vista negare il patrocinio a spese dello Stato in una causa tributaria. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso la decisione. Il motivo è che le Sezioni Unite devono prima risolvere una questione fondamentale: se e come si possa fare ricorso contro il diniego del gratuito patrocinio in ambito fiscale. L'ammissibilità del ricorso attuale dipende da questa futura pronuncia.
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Patrocinio a spese dello Stato: la dichiarazione redditi
La Corte di Cassazione esamina un caso di diniego del patrocinio a spese dello Stato a causa di una dichiarazione dei redditi ritenuta troppo generica. Il ricorrente non aveva specificato i redditi di tutti i componenti del nucleo familiare. La Corte, tuttavia, non decide nel merito e sospende il giudizio, in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione procedurale connessa, relativa al corretto rimedio impugnatorio contro la revoca del beneficio in ambito tributario.
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Liquidazione compenso gratuito patrocinio: c’è un termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33114/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla liquidazione compenso gratuito patrocinio. La richiesta di pagamento da parte dell'avvocato può essere presentata anche dopo la conclusione del giudizio. La norma che suggerisce di farlo contestualmente alla decisione finale ha uno scopo di efficienza (acceleratorio) e non impone un termine di decadenza, pena la perdita del diritto al compenso. La Corte ha quindi cassato la decisione del tribunale che aveva respinto l'istanza del difensore perché tardiva.
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Impugnazione compensi CTU: quando si usa l’opposizione
Il caso analizza la corretta modalità di impugnazione dei compensi CTU quando la liquidazione è inserita nella sentenza di merito anziché in un decreto autonomo. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione per l'uniformità del diritto e l'assenza di precedenti specifici, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a pubblica udienza. La decisione finale chiarirà se debba prevalere il rito speciale dell'opposizione, fondato sulla sostanza dell'atto, o se le parti debbano procedere con l'appello ordinario.
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Notificazione opposizione spese: il P.M. è parte
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel procedimento di opposizione alla liquidazione delle spese di giustizia, è obbligatoria la notificazione dell'atto anche all'Ufficio del Pubblico Ministero che ha emesso il provvedimento. Rilevando un difetto di contraddittorio, la Corte ha rinviato la causa al ruolo per consentire l'integrazione della notifica, senza decidere nel merito della tardività dell'opposizione sollevata dal tribunale di primo grado. Questa ordinanza sottolinea l'importanza della corretta instaurazione del processo nella procedura di notificazione opposizione spese.
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Busta telematica: errore del giudice sulla notifica
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava estinto un giudizio di opposizione. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che una notifica, effettuata tramite 'busta telematica', fosse priva di allegati. La Suprema Corte ha stabilito che si è trattato di un errore di percezione dei fatti, cassando la decisione e rinviando la causa al tribunale per una nuova valutazione. La pronuncia chiarisce che l'estinzione del processo non può basarsi su un'errata valutazione del contenuto di una notifica digitale, se la parte ha fornito la prova del corretto invio.
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Compenso avvocato: Cassazione su fasi e spese legali
Un'avvocatessa si oppone alla liquidazione del proprio compenso per l'assistenza in un procedimento con patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso dell'avvocato deve coprire tutte le fasi processuali, incluse quelle di studio e introduttiva per la convalida dell'arresto. Inoltre, ha chiarito che l'accoglimento parziale di una domanda di pagamento non costituisce 'soccombenza reciproca' e, pertanto, non giustifica automaticamente la compensazione delle spese legali.
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Compenso CTU: no a vacazioni se il valore è incerto
Una società di costruzioni ha impugnato la liquidazione del compenso di un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), calcolato con il criterio a tempo (vacazioni) a causa dell'incertezza sul valore della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il criterio a vacazioni è puramente residuale e non può essere applicato solo per la difficoltà di determinare il valore. Il giudice deve prima tentare di ricavare tale valore dagli atti di causa. L'ordinanza è stata cassata anche per mancanza di motivazione sull'elevato numero di ore riconosciute al consulente.
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