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Art. 167 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

39 provvedimenti

Altri anni per Art. 167 Codice di Procedura Civile

Vittime della criminalità organizzata: negati i fondi senza prove
I familiari di un giovane ucciso in un agguato hanno chiesto i benefici economici previsti per le vittime della criminalità organizzata. La Corte d'appello ha rigettato la domanda, ritenendo non provata la matrice mafiosa del delitto, nonostante la vittima si trovasse lì per caso. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dei familiari. La Corte ha chiarito che, per ottenere i benefici, non basta la tragicità dell'evento, ma serve la prova rigorosa del collegamento del reato con le finalità di un'associazione mafiosa. Le contestazioni dei ricorrenti sulla condotta personale della vittima sono state ritenute irrilevanti, poiché l'assenza della finalità mafiosa del delitto assorbe ogni altra questione, rendendo superfluo verificare l'estraneità della vittima ad ambienti criminali.
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Centro Unico di Imputazione: Più Società, Un Unico Datore di Lavoro
Una lavoratrice, formalmente assunta da una piccola società, ha dimostrato di lavorare in realtà per un gruppo di imprese collegate. La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di una gestione unitaria e dell'uso promiscuo dei dipendenti, si configura un centro unico di imputazione. Di conseguenza, le società sono state considerate un unico datore di lavoro con più di 15 dipendenti e condannate in solido a pagare le differenze retributive e una maggiore indennità per licenziamento illegittimo. Il ricorso dell'azienda è stato respinto, consolidando la tutela del lavoratore in contesti di gruppi societari.
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Tempo di vestizione: chi deve provare le assenze?
Un gruppo di dipendenti pubblici ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del tempo di vestizione, stimato in dieci minuti per ogni turno. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo che i lavoratori non avessero provato i giorni di effettivo servizio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, una volta provato il rapporto di lavoro, spetta al datore di lavoro dimostrare eventuali assenze per ridurre il calcolo della retribuzione dovuta.
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Principio di non contestazione: onere della prova
Un lavoratore cita in giudizio la sua azienda per demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello accoglie le sue richieste, basando la decisione sul principio di non contestazione, ritenendo che l'azienda non avesse specificamente negato i fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29609/2023, cassa la sentenza, chiarendo che una difesa che propone una ricostruzione dei fatti logicamente incompatibile con quella dell'attore costituisce una contestazione valida. L'errata applicazione del principio di non contestazione ha portato all'annullamento della decisione e al rinvio del caso a un nuovo giudice.
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Secondo licenziamento: quando è valido per la Cassazione
Un lavoratore, già destinatario di un primo licenziamento, ne riceve un secondo mentre è in corso l'impugnazione del primo. La Corte di Cassazione chiarisce che, una volta divenuto definitivo il giudizio che accerta la legittimità del primo recesso, il rapporto di lavoro si considera già estinto. Di conseguenza, il secondo licenziamento perde ogni effetto, in quanto rivolto a un rapporto non più esistente. Il ricorso del lavoratore viene quindi respinto.
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Onere di contestazione: i limiti nel processo civile
Un ex dipendente, dopo aver perso in appello una causa per differenze retributive, si opponeva alla richiesta di restituzione delle somme ricevute in esecuzione della prima sentenza. Invece di negare di aver ricevuto il denaro, contestava solo l'idoneità dei documenti prodotti dall'azienda a provare il pagamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di contestazione riguarda i fatti principali (il pagamento) e non i fatti secondari (le prove documentali), dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore e confermando la sua condanna alla restituzione.
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Collegamento societario: prova insufficiente, ricorso out
Un lavoratore edile ha perso in Cassazione il ricorso per il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con due imprese. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sul collegamento societario e sulla continuità della prestazione, la domanda va respinta. L'appello è inammissibile se chiede solo una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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Giudicato esterno: quando blocca nuove opposizioni
Un imprenditore agricolo si oppone a un avviso di addebito INPS, sostenendo la duplicazione dei titoli e un precedente giudicato esterno favorevole. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che un giudicato esterno sfavorevole già formatosi sulla stessa pretesa rende intangibile il merito e inammissibili nuove opposizioni.
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Rapporto di fatto: la Cassazione esclude il Ministero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di fatto con il Ministero. La Corte ha confermato la decisione di merito, la quale aveva stabilito che la prestazione lavorativa intercorreva direttamente e personalmente con i Giudici di Pace, che provvedevano anche al pagamento, e non con l'amministrazione ministeriale. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, tra cui la mancata specificità e il tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Principio di non contestazione: la prova non è il fatto
La Corte di Cassazione ha chiarito che, secondo il principio di non contestazione, contestare la mancanza di prova di un fatto (come un pagamento) non equivale a contestare il fatto stesso. In un caso tra un ex dipendente e una società, la Corte ha stabilito che la mancata contestazione specifica del pagamento da parte del lavoratore ha reso il fatto pacifico e non bisognoso di prova. Il ricorso del lavoratore è stato quindi respinto.
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Inquadramento superiore: quando spetta al lavoratore?
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato la decisione che riconosceva a una dipendente l'inquadramento superiore dal 4° al 3° livello. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, principalmente perché l'azienda non aveva depositato il testo integrale del contratto collettivo nazionale, rendendo inammissibile il motivo principale. La sentenza conferma che l'inquadramento si basa sulle mansioni effettivamente svolte e sottolinea l'importanza degli adempimenti processuali per le aziende.
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IRAP attività intramoenia: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla questione della trattenuta IRAP sui compensi per l'attività intramoenia dei medici universitari. Con una recente ordinanza, ha stabilito che, sebbene l'imposta gravi sull'azienda sanitaria, il suo costo deve essere incluso nella determinazione delle tariffe e ripartito tra l'ente e il professionista secondo accordi preesistenti, escludendo trattenute unilaterali. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità solidale di Università e Azienda Ospedaliera in questi contenziosi.
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Anzianità di servizio: la Cassazione rinvia il caso
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a pubblica udienza di un caso cruciale riguardante il riconoscimento dell'anzianità di servizio pre-ruolo per una dipendente pubblica. La controversia verte sulla decorrenza della prescrizione e sull'applicazione della Direttiva europea 1999/70/CE. L'ente comunale datore di lavoro aveva impugnato la sentenza d'appello, favorevole alla lavoratrice, sollevando questioni complesse di giurisdizione, prescrizione e motivazione. Data la rilevanza delle questioni, la Corte ha ritenuto necessario un esame approfondito in pubblica udienza.
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Onere della prova: quando la Cassazione lo conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro la condanna al pagamento di differenze retributive. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano respinto l'eccezione di compensazione sollevata dall'azienda per la sua eccessiva genericità e per la mancata osservanza dell'onere della prova. La sentenza ribadisce che non è possibile utilizzare il ricorso in Cassazione per ottenere un riesame dei fatti.
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Licenziamento collettivo ente pubblico: la Cassazione rinvia
Un'azienda pubblica per la promozione turistica, in liquidazione, avvia una procedura di licenziamento collettivo. Gli ex dipendenti impugnano i licenziamenti, sostenendo che l'ente, per sua natura, non avrebbe potuto applicare la normativa prevista per le imprese private. La Corte d'Appello dà ragione all'ente sulla sua natura 'economica', ma rileva un vizio di procedura per un dirigente. La Corte di Cassazione, investita della questione da entrambe le parti, ritiene la definizione della natura giuridica dell'ente un punto di diritto di particolare rilevanza e, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito.
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Ferie non godute: spetta l’indennità anche senza prove
Una dirigente medico, dopo le dimissioni volontarie, ha chiesto il pagamento dell'indennità per ferie non godute. L'azienda ospedaliera si è opposta, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando il diritto della lavoratrice. La Corte ha stabilito che la prova dell'impossibilità di fruire delle ferie può essere fornita anche tramite testimoni, senza necessità di richieste o dinieghi scritti, e ha ribadito importanti principi procedurali sui motivi di ricorso.
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Incentivo progettazione: serve il regolamento interno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14551/2024, ha stabilito che il diritto del dipendente pubblico all'incentivo progettazione, previsto dalla Legge Merloni, sorge solo se l'ente che ha conferito l'incarico ha adottato un apposito regolamento interno. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il compenso basandosi sul regolamento di un altro ente, successivamente incorporato nello stesso consorzio datore di lavoro. Secondo la Suprema Corte, la successione tra enti non può sanare la mancanza originaria del presupposto normativo richiesto per l'erogazione del compenso.
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Prova ricezione raccomandata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della prova della ricezione di una raccomandata ai fini dell'interruzione della prescrizione. In un caso riguardante un medico che chiedeva un risarcimento allo Stato, la Corte ha stabilito che la sola prova di spedizione non è sufficiente se il destinatario contesta specificamente di aver ricevuto la comunicazione. In assenza di avviso di ricevimento, il mittente ha l'onere di fornire prove più concrete, poiché altrimenti si imporrebbe al destinatario una prova negativa quasi impossibile (probatio diabolica). La Corte ha quindi respinto il ricorso del medico, confermando che la sua pretesa era prescritta.
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Iscrizione fondo previdenza: il CCNL è decisivo
Una società contestava l'obbligo di iscrizione al fondo previdenza di un proprio dipendente, in quanto non svolgeva mansioni tipiche del settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio determinante è l'applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di categoria al rapporto di lavoro, a prescindere dall'attività concreta svolta dal dipendente.
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Eredi avvocato: IVA e CPA sempre dovuti, la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28796/2025, ha stabilito che gli obblighi fiscali eredi includono il dovere di fatturare e versare IVA e CPA per le prestazioni professionali eseguite dal defunto, anche se gli eredi non sono professionisti. La Corte ha chiarito che tali oneri si trasferiscono per successione 'mortis causa' e sono dovuti per legge. L'ordinanza ha rigettato sia il ricorso principale dei clienti, che contestavano il pagamento di tali accessori, sia quello incidentale degli eredi del professionista, che mirava a un ricalcolo dei compensi sulla base di un maggior valore della causa.
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