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Art. 167 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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287 provvedimenti

Altri anni per Art. 167 Codice di Procedura Civile

Cartella di pagamento da sentenza: motivi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento da sentenza. I giudici hanno chiarito che, se la cartella è emessa a seguito di una decisione giudiziaria che ha già confermato l'avviso di accertamento, non è possibile contestarla riproponendo le medesime questioni di merito. I motivi del ricorso devono riguardare vizi propri della cartella e non dell'atto presupposto, ormai definitivo.
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Risoluzione contratto appalto: quando è grave l’errore?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione contratto appalto tra un ente previdenziale e una società fornitrice. A causa di un errore procedurale della fornitrice, un concorso pubblico è stato annullato. La Corte ha confermato che l'inadempimento era sufficientemente grave da giustificare la risoluzione, in quanto ha minato le regole di segretezza e imparzialità della procedura. Ha inoltre stabilito che i danni risarcibili includono le indennità di missione pagate ai dipendenti, e ha chiarito importanti principi procedurali sul giudizio di rinvio e sulla riproponibilità delle domande assorbite, come quella di manleva assicurativa.
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Reformatio in peius: no a spese legali peggiorate
Una proprietaria immobiliare ottiene una parziale vittoria in appello, ma la Corte territoriale peggiora la sua posizione riguardo alle spese legali del primo grado. La Corte di Cassazione interviene, annullando la sentenza su questo punto specifico e riaffermando il principio del divieto di "reformatio in peius". Secondo i giudici, una riforma parziale favorevole all'appellante non può tradursi in una regolamentazione delle spese più svantaggiosa rispetto alla decisione iniziale, in assenza di un appello incidentale della controparte.
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Inefficacia del contratto e diritto all’indennizzo
Un Consorzio ha citato in giudizio un Comune per ottenere un indennizzo a seguito del recesso da un contratto di appalto per la gestione dei rifiuti. La controversia nasce dal fatto che, sebbene un giudicato civile avesse qualificato il rapporto come appalto di servizi, un precedente giudicato amministrativo aveva annullato gli atti di affidamento, determinando l'inefficacia del contratto sin dall'origine (ex tunc). La Corte di Cassazione, risolvendo il conflitto, ha stabilito che il giudicato amministrativo che dichiara l'inefficacia retroattiva del contratto prevale. Di conseguenza, ha escluso il diritto del Consorzio all'indennizzo per recesso (art. 1671 c.c.), poiché tale diritto presuppone l'esistenza di un contratto valido ed efficace, condizione venuta meno a causa dell'annullamento.
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Recesso ad nutum e contratto: la durata è vincolante
Una società di servizi professionali ha contestato la risoluzione anticipata di un contratto da parte di un cliente. I giudici di merito avevano considerato legittimo il recesso ad nutum, nonostante la presenza di un termine di durata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la pattuizione di una durata specifica può costituire una deroga alla facoltà di recesso libero, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della volontà delle parti.
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Eccezione in senso stretto: la polizza non paga?
Una società produttrice chiede alla propria assicurazione il rimborso per costi di bonifica ambientale. L'assicurazione nega la copertura invocando una clausola di esclusione, ma solleva l'eccezione tardivamente. La Corte di Cassazione stabilisce che tale obiezione costituisce un'eccezione in senso stretto, soggetta a precisi termini procedurali. Essendo stata sollevata fuori termine, l'eccezione è inammissibile e la Corte d'Appello dovrà riesaminare il caso.
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Decisione a sorpresa: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere per la morte di una delle parti. La Suprema Corte ha ravvisato una violazione del principio del contraddittorio, definendo il provvedimento una 'decisione a sorpresa', poiché la questione, cruciale e sollevata d'ufficio dal giudice, non era stata preventivamente discussa con le parti. Il caso, nato da un'opposizione a precetto per il rilascio di un incarico di rettore, è stato rinviato per un nuovo esame.
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Divisione ereditaria: conguagli e collazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta un complesso caso di divisione ereditaria tra fratelli, stabilendo principi cruciali sui limiti dei conguagli in denaro e sulla collazione delle donazioni. La Corte ha cassato la decisione di merito che approvava un progetto di divisione con conguagli sproporzionati rispetto al valore delle quote, ribadendo che la divisione deve avvenire primariamente in natura. La pronuncia chiarisce anche che la successiva precisazione di una domanda di collazione, già tempestivamente introdotta, non costituisce una domanda nuova e tardiva.
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Mandato senza rappresentanza: diritti del mandante
Una società mandante, agendo tramite una fiduciaria in un mandato senza rappresentanza, finanzia un'impresa farmaceutica tramite un contratto di associazione in partecipazione. Al mancato pagamento, la mandante agisce direttamente contro l'impresa. La Cassazione conferma la sua legittimazione ad agire per la restituzione del capitale e degli utili, definendoli diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705 c.c. Viene inoltre ribadito che l'eccezione di arbitrato irrituale deve essere sollevata tempestivamente, a pena di decadenza.
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Preclusioni processuali: no all’estensione tra giudizi
Un creditore ottiene un secondo decreto ingiuntivo dopo che il primo è stato dichiarato inefficace. Le corti di merito estendono le preclusioni processuali maturate nel primo giudizio di opposizione al secondo. La Cassazione cassa la decisione, affermando che le preclusioni non si trasmettono se il primo giudizio non è giunto a una pronuncia sul merito, ma si è concluso con una decisione meramente processuale.
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Contratto pubblico forma scritta: Cassazione rinvia
Un Comune ha richiesto il pagamento per servizi di smaltimento rifiuti a un altro Comune. Le corti di merito hanno respinto la richiesta per l'assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione di massima importanza, in particolare riguardo la possibilità di agire per arricchimento senza causa in caso di nullità di un contratto pubblico per vizio di forma, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Responsabilità del promotore finanziario: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità del promotore finanziario per le condotte illecite commesse ai danni di un cliente. La Corte ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, accogliendo il motivo di ricorso della banca relativo all'omessa pronuncia sulla responsabilità per le perdite subite su titoli già in possesso del cliente prima dell'inizio del rapporto. Sebbene la banca sia responsabile per l'operato del suo promotore, i giudici di merito devono esaminare specificamente ogni voce di danno per stabilire il corretto nesso di causalità.
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Ricorso inammissibile e specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente comunale contro una compagnia assicurativa, a causa di gravi carenze procedurali. L'ente contestava la liberazione di una polizza fideiussoria, ma il suo appello è stato respinto per mancanza di specificità, per aver introdotto questioni nuove e per non aver adeguatamente criticato la sentenza di secondo grado. Questa decisione sottolinea il rigore formale necessario per la presentazione di un ricorso inammissibile e le conseguenze di un'azione legale temeraria.
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Risarcimento danni utilizzatore leasing: chi paga?
Una società utilizzatrice di un fondo edificatorio in leasing scopre un'occupazione abusiva del sottosuolo da parte del confinante, preesistente al contratto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2523/2025, affronta il tema del risarcimento danni utilizzatore leasing. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'utilizzatore contro la società di leasing, confermando la decisione d'appello. La motivazione centrale (ratio decidendi) è che il diritto al risarcimento spetta a chi era proprietario al momento del danno, e non si trasferisce automaticamente con il bene. L'utilizzatore non può agire per un danno sorto prima di acquisire la detenzione del bene.
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Legittimazione processuale del fallito: la Cassazione
A seguito di un ricorso presentato da alcuni garanti e da una società, poi fallita, contro una condanna al pagamento, la Corte di Appello aveva negato la legittimazione ad agire alla società fallita, poiché la Curatela non si era costituita in giudizio. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione sulla legittimazione processuale del fallito. In particolare, si chiede se il fallito possa impugnare una sentenza per tutelarsi da future pretese, anche in caso di disinteresse del curatore. Per l'importanza nomofilattica della questione, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Eccezione di inadempimento: Cassazione e oneri prova
Un gruppo di garanti solleva l'eccezione di inadempimento contro una banca, contestando l'erogazione parziale di un finanziamento alla società debitrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per carenza di specificità, sottolineando che i ricorrenti non hanno adeguatamente contestato la ratio decidendi della sentenza d'appello. La Corte ribadisce che per tale eccezione serve la prova di un alterazione significativa dell'equilibrio contrattuale.
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Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Decadenza revocazione donazione: eccezione di parte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3035/2025, ha stabilito un principio cruciale sulla decadenza revocazione donazione per ingratitudine. Un uomo aveva chiesto la revoca di una donazione fatta all'ex coniuge. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda considerandola tardiva. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che il termine di un anno per agire è una decadenza che deve essere eccepita dalla parte interessata nei tempi corretti, non potendo essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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Ente pubblico non economico: licenziamento nullo
Un'Azienda di Promozione Turistica, strutturata come consorzio di enti pubblici, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo secondo le norme previste per le aziende private. La Corte di Cassazione ha qualificato l'azienda come un ente pubblico non economico, e non economico, in quanto la sua funzione primaria era il servizio pubblico finanziato con capitale pubblico, non con ricavi di mercato. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la procedura di licenziamento del settore privato era inapplicabile, rendendo nulla l'azione.
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Eccezione in senso lato: quando è ammissibile in appello
In un caso di manleva contrattuale per accise su tabacchi, la Cassazione ha stabilito che l'esistenza di un fondo rischi, provata da documenti già in atti, costituisce un'eccezione in senso lato. Tale eccezione, assimilabile a un pagamento parziale, è rilevabile d'ufficio dal giudice e quindi ammissibile anche se sollevata per la prima volta in appello, ribaltando la decisione dei giudici di merito che l'avevano considerata tardiva.
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