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Art. 167 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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307 provvedimenti

Altri anni per Art. 167 Codice di Procedura Civile

Onere della prova: il danno va dimostrato sempre
Una società di servizi ha citato in giudizio una cooperativa per il danneggiamento di un quadro elettrico, caduto durante la movimentazione da parte di un dipendente. La richiesta di risarcimento per la sostituzione integrale è stata respinta sia in primo che in secondo grado per carenza probatoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'attore non ha adempiuto al proprio onere della prova, non dimostrando il danno effettivo ai componenti interni del quadro, ma solo l'ammaccatura dell'involucro esterno. La sentenza ribadisce il principio che il danno non è mai presunto, ma deve essere concretamente provato (danno-conseguenza).
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Vincoli familiari espulsione: la sostanza vince forma
Un cittadino straniero, destinatario di un decreto di espulsione per permesso di soggiorno scaduto, ha impugnato il provvedimento facendo valere i suoi legami familiari e sociali in Italia. Il Giudice di Pace aveva respinto il ricorso per la mancanza di un certificato di matrimonio formalmente autenticato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale sui vincoli familiari nell'espulsione: il giudice deve valutare l'effettiva esistenza di un legame affettivo e di una comunanza di vita, a prescindere dalla validità formale dei documenti. La sostanza del rapporto prevale sulla forma, imponendo una valutazione completa della situazione personale e dell'integrazione sociale dello straniero.
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Intervento volontario: difese sempre possibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che un terzo che effettua un intervento volontario in un processo può sollevare nuove eccezioni, inclusa quella di prescrizione, anche se i termini per le parti originarie sono già scaduti. Il caso riguardava una lunga controversia tra una società, un comune e vari ministeri per un mancato contributo per un impianto di desalinizzazione. La Corte ha chiarito che le preclusioni per l'interveniente riguardano l'attività istruttoria ma non quella assertiva, garantendo così il pieno diritto di difesa. Ha inoltre accolto il ricorso della società sul calcolo degli interessi sui danni riconosciuti.
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Titolarità del diritto: la prova chiave nell’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in un caso di violazione delle distanze tra edifici. La decisione si fonda sul fatto che la ricorrente, pur avendo avviato un'azione negatoria, non era riuscita a dimostrare la titolarità del diritto di proprietà sul fondo effettivamente leso. L'appello era già stato respinto perché non aveva contestato la motivazione centrale della sentenza di primo grado, ovvero la provata mancanza di titolarità del diritto, un errore che ha precluso ogni ulteriore esame del merito.
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Onere della prova rivendica: Cassazione chiarisce
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di un cittadino in una causa di proprietà contro un Comune per un complesso immobiliare. L'attore, già riconosciuto proprietario di una chiesa, non è riuscito a soddisfare l'onere della prova rivendica per l'adiacente conservatorio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per diversi vizi procedurali, tra cui l'applicazione della regola della 'doppia conforme' e la genericità dei motivi, ribadendo la centralità delle prove a sostegno della domanda di proprietà.
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Omessa pronuncia e cartelle: Cassazione chiarisce
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per sanzioni stradali, sollevando diverse eccezioni. La Corte di Cassazione interviene sulla decisione d'appello, censurando l'omessa pronuncia su alcuni motivi specifici, come la mancata decisione su una singola cartella e l'assenza di chiarezza nel calcolo degli interessi. La Corte ha cassato la sentenza con rinvio, stabilendo che il giudice deve esaminare ogni doglianza. Ha inoltre chiarito principi su onere della prova, tardività dei depositi e legittimità delle maggiorazioni.
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Inammissibilità ricorso: i requisiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso complesso riguardante un affitto d'azienda e una presunta cessione di quote. La decisione si fonda sulla genericità e sulla violazione dei requisiti procedurali dell'atto di ricorso, che impediscono alla Corte di esaminare il merito delle questioni sollevate, come la ripetizione dell'indebito e la prova di accordi verbali.
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