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Art. 1657 Codice Civile

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58 provvedimenti

Rescissione per lesione: prova dello stato di bisogno
Una società di costruzioni ha richiesto la rescissione per lesione di un contratto d'appalto, sostenendo di averlo concluso in stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha sottolineato che per la rescissione per lesione è necessario fornire una prova concreta sia della propria difficoltà economica sia del fatto che la controparte ne abbia consapevolmente approfittato. Una singola testimonianza, ritenuta inattendibile, non è considerata sufficiente. La sentenza chiarisce anche che la mancata produzione di un documento originale in un procedimento per falso non ne preclude automaticamente l'uso in copia nella causa principale. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto valido e le pretese dell'appaltatore respinte.
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Credito appalto pubblico: quando nasce il diritto?
Una società costruttrice, dopo aver eseguito lavori per un ente pubblico e successivamente affittato il ramo d'azienda, ha citato l'ente per il pagamento. L'ente aveva pagato la società affittuaria, ritenendola la nuova titolare del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che negli appalti pubblici, il credito per gli acconti non sorge con la mera esecuzione dei lavori, ma solo con l'emissione dello Stato di Avanzamento Lavori (SAL). Poiché il SAL è stato emesso dopo il contratto di affitto, il pagamento all'affittuaria è stato ritenuto corretto, respingendo il ricorso della società originaria. La sentenza chiarisce la natura costitutiva del SAL per la nascita del credito appalto pubblico.
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Scrittura privata disconosciuta: Cassazione chiarisce
In una causa per il pagamento di un appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla scrittura privata disconosciuta. Se una parte nega la propria firma su un documento, questo diventa processualmente inutilizzabile a meno che la controparte non avvii una specifica procedura di verificazione. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva invece valutato il contenuto del documento, ignorando il disconoscimento della firma.
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Indennità per occupazione: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32707/2024, chiarisce un importante principio in materia di lavori su fondi altrui. Un'impresa edile perde il proprio appello per un vizio di notifica, ma la Corte accoglie il ricorso di due condomini. Viene stabilito che l'indennità per occupazione, prevista dall'art. 843 c.c., spetta per il solo fatto che la proprietà privata sia stata temporaneamente occupata per lavori necessari, senza che il proprietario debba dimostrare un danno economico ulteriore. La semplice preclusione della facoltà di uso del fondo è sufficiente a giustificare la compensazione.
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Contratto d’appalto in famiglia: sì, anche senza impresa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la costruzione di un immobile, commissionata da un familiare, va qualificata come contratto d'appalto e non come semplice aiuto, anche in assenza di un accordo scritto e di formale iscrizione dell'esecutore come impresa. La decisione si basa sull'entità dell'opera e sull'organizzazione dei lavori, riconoscendo il diritto dell'esecutore a un corrispettivo adeguato al valore dell'opera realizzata.
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Mancata ammissione della prova: Cassazione annulla
Un imprenditore agricolo ha chiesto il pagamento per prestazioni lavorative a un'azienda agricola, che a sua volta ha avanzato pretese economiche. La domanda dell'imprenditore è stata respinta nei primi due gradi di giudizio, poiché la sua richiesta di prova testimoniale è stata negata per presunta ambiguità. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la mancata ammissione della prova, ritenuta decisiva, costituisce un errore processuale. Il giudice avrebbe dovuto ammettere i testimoni per chiarire i fatti, anziché respingere la richiesta e poi dichiarare la domanda non provata.
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Prova contratto appalto: il valore dell’acconto
Una società specializzata in impiantistica ottiene un decreto ingiuntivo per il saldo di lavori eseguiti, ma il cliente si oppone. La Corte d'Appello nega l'esistenza del credito, ritenendo non fornita la prova del contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che i giudici d'appello hanno commesso un errore cruciale ignorando un fatto decisivo: il pagamento di un cospicuo acconto da parte del cliente all'inizio dei lavori. Tale pagamento, secondo la Suprema Corte, costituisce una forte prova presuntiva dell'esistenza dell'accordo contrattuale, che non necessita di forma scritta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rideterminazione prezzo appalto: quando è inammissibile
Una società edile ha chiesto la rideterminazione del prezzo di un appalto, sostenendo un errore nel contratto. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso perché la società non ha contestato correttamente la dichiarazione di inammissibilità e ha invocato norme non pertinenti al contratto di appalto. La parola chiave è rideterminazione prezzo appalto.
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Prova del quantum: WhatsApp e testimoni sono validi
Un fornitore ha citato in giudizio un cliente per il mancato pagamento di serramenti. Il cliente ha contestato l'importo. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento del cliente, convalidando l'uso della testimonianza, corroborata da messaggi WhatsApp, come prova del quantum dovuto, anche in assenza di un contratto scritto.
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Corrispettivo appalto: quando si riduce per inadempimento
Una società cooperativa ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per il pagamento di un corrispettivo appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Il compenso già ricevuto è stato ritenuto congruo a fronte del parziale inadempimento della cooperativa, che non aveva raggiunto l'obiettivo principale del contratto: la valorizzazione del patrimonio immobiliare della società committente, poi fallita. La Corte ha stabilito che la riduzione del corrispettivo è giustificata quando il risultato principale dell'appalto non viene conseguito.
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Riduzione prezzo appalto: quando spetta e come si calcola
In una controversia su un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei committenti che, a fronte di vizi di lieve entità, si erano rifiutati di saldare il corrispettivo e avevano richiesto un ingente risarcimento per il mancato utilizzo dell'immobile. La Corte ha stabilito che i vizi minori non giustificano una richiesta di risarcimento sproporzionata, interrompendo il nesso causale a causa dell'inerzia dei committenti. È stata inoltre confermata la corretta applicazione della riduzione prezzo appalto, chiarendo che questa non è soggetta a IVA in quanto modifica del corrispettivo originario e non rimborso di una spesa.
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Eccezione di pagamento: la prova del contratto
La Corte di Cassazione chiarisce che l'eccezione di pagamento sollevata dal debitore è incompatibile con la negazione del credito. Questa difesa, infatti, implica un riconoscimento dell'esistenza del rapporto contrattuale, spostando l'onere della prova solo sulla quantificazione del dovuto. Nel caso di specie, una società committente, opponendosi a un decreto ingiuntivo, aveva eccepito l'integrale pagamento delle opere, confermando così implicitamente il contratto d'appalto.
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Contratto d’appalto: la prova è essenziale per il pagamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva il pagamento per la gestione di un impianto di depurazione, in assenza di un contratto d'appalto. La Corte ha stabilito che la mera detenzione delle chiavi dell'impianto e lo svolgimento di trattative non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un accordo contrattuale. Senza la prova del contratto, nessuna pretesa di pagamento può essere accolta, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Compenso CTU: come si calcola per le perizie edili?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2025, ha stabilito che per la liquidazione del compenso CTU in cause relative a lavori edili, si deve applicare la tariffa specifica (art. 12 D.M. 30.5.2002) e non quella generica. Il caso riguardava l'opposizione di una società immobiliare al compenso liquidato a un consulente, la cui perizia era stata parziale. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente applicato la norma generale, rinviando per un nuovo calcolo basato sul criterio corretto.
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Contratto d’appalto a corpo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la natura di contratto d'appalto a corpo di un accordo inizialmente basato su un'offerta a misura. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei giudici di merito era corretta, basandosi sull'evoluzione delle trattative, sulle modifiche scritte al contratto e sul comportamento delle parti, che indicavano la volontà di fissare un prezzo forfettario. La decisione sottolinea che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e plausibile.
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Onere della prova appalto: chi paga i lavori extra?
Una società committente si opponeva al pagamento di lavori extra-contratto, sostenendo di non averli mai autorizzati. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'onere della prova in un appalto spetta sempre all'impresa esecutrice. Quest'ultima deve dimostrare in modo inequivocabile di aver ricevuto un'autorizzazione specifica dal committente per eseguire e farsi pagare le opere aggiuntive. Le sole fatture o la contabilità del direttore dei lavori non costituiscono prova sufficiente.
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Appello inammissibile: come evitare l’errore fatale
Una recente sentenza della Cassazione analizza un caso di contratto di subappalto, sottolineando le conseguenze di un appello inammissibile. L'appello di un committente è stato respinto perché non ha contestato correttamente la precedente dichiarazione di inammissibilità della Corte d'Appello, ma si è concentrato sul merito. La decisione chiarisce che, di fronte a una declaratoria di inammissibilità per aspecificità, il ricorrente in Cassazione deve prima dimostrare l'errore procedurale del giudice d'appello. Viene inoltre rigettato il ricorso incidentale del subappaltatore, confermando che l'accordo verbale sul prezzo prevale sulla quantificazione di un consulente tecnico.
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Onere della prova appalto: chi prova i lavori extra?
La Corte di Appello di Firenze si è pronunciata su una controversia nata da un contratto di appalto verbale. Un committente aveva contestato la richiesta di pagamento per lavori ritenuti extra rispetto a un accordo a corpo. La Corte ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l'appello del committente e chiarendo l'importanza dell'onere della prova nell'appalto. È stato stabilito che spetta all'appaltatore dimostrare l'esecuzione dei lavori aggiuntivi tramite prove, come le testimonianze, e al committente provare l'avvenuto pagamento e la sua specifica imputazione. La sentenza sottolinea i rischi degli accordi verbali e l'importanza della documentazione scritta.
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