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Art. 1657 Codice Civile

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58 provvedimenti

Corrispettivo appalto: quando il giudice può aumentarlo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giudice può legittimamente aumentare il corrispettivo appalto basandosi su un tariffario ufficiale, se quest'ultimo prevede adeguamenti per specifiche condizioni del cantiere. Nel caso esaminato, una maggiorazione del 20% sui prezzi di un tariffario della Camera di Commercio è stata ritenuta corretta perché il tariffario stesso contemplava aumenti per lavori complessi, come quelli eseguiti in spazi ristretti e con difficoltà logistiche. La Corte ha chiarito che non si tratta di un potere discrezionale del giudice, ma di una corretta applicazione della tariffa esistente, in linea con l'art. 1657 c.c.
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Presunzione di gratuità: quando il silenzio non basta
Un'impresa edile esegue lavori nel 1998 ma chiede il pagamento solo nel 2008. La Corte d'Appello, a causa del lungo ritardo, presume la gratuità della prestazione. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo che la presunzione di gratuità non può derivare dal solo silenzio del creditore. L'onere di provare che la prestazione fosse gratuita spetta al committente, non all'impresa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ricorso in Cassazione improcedibile: il deposito atti
L'appello di una Fondazione contro una società cooperativa è stato respinto per un errore procedurale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso in Cassazione improcedibile perché la parte ricorrente non ha depositato la copia della sentenza impugnata con la relativa relata di notifica, come richiesto dall'art. 369 c.p.c. Tale omissione ha impedito alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, portando alla sua inammissibilità.
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Denuncia vizi appalto: la prova della data è cruciale
In una controversia relativa a un contratto di subappalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che la data di scoperta dei difetti, essenziale per la tempestiva denuncia vizi appalto, deve essere provata in modo rigoroso. Se la data di un documento prodotto in giudizio è contestata, il giudice non può ritenerla certa senza una motivazione adeguata, anche se il documento è considerato un mero 'fatto storico'. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando per una nuova valutazione.
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Onere della prova in appalto: la decisione della Corte
Una società edile si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di servizi di ponteggiatura, contestando gli importi e avanzando una domanda riconvenzionale per il mancato smontaggio. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, chiarendo che in assenza di un accordo scritto sul prezzo, questo può essere determinato tramite perizia tecnica basata sulle tariffe correnti. La sentenza sottolinea il rigoroso onere della prova a carico di chi contesta un credito e di chi avanza una domanda riconvenzionale.
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Superamento limite appalto: obblighi dell’appaltatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26563/2024, ha chiarito la responsabilità in caso di superamento del limite di spesa in un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che l'appaltatore non viola il principio di buona fede se il committente, anche grazie all'assistenza di un direttore dei lavori, era in grado di comprendere che la prosecuzione delle opere avrebbe comportato il superamento del limite pattuito, il quale funzionava come soglia per la rinegoziazione dei prezzi e non come tetto invalicabile.
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Prezzo invariabile appalto: ricorso inammissibile
Una sentenza della Cassazione chiarisce l'importanza della clausola di prezzo invariabile appalto. Il ricorso di un'impresa edile per ottenere un compenso extra è stato dichiarato inammissibile perché la sentenza d'appello si basava su più ragioni autonome, inclusa la presenza di un prezzo forfettario non contestata efficacemente dal ricorrente.
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Compensazione impropria: no se la domanda è inammissibile
Un condominio ha citato in giudizio il direttore dei lavori per vizi e difetti. L'impresa appaltatrice, chiamata in causa, ha chiesto il pagamento del saldo. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado, ha negato la "compensazione impropria" tra il credito dell'impresa e i costi per i difetti, poiché la domanda riconvenzionale del condominio era stata dichiarata inammissibile con decisione passata in giudicato. La Cassazione ha confermato, stabilendo che senza una domanda ammissibile sui vizi, il giudice non può effettuare l'accertamento contabile del dare/avere.
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Responsabilità solidale appalto: surroga e regresso
Una società committente, costretta a versare i contributi INPS per un subappaltatore a causa della responsabilità solidale appalto, ha il diritto di recuperare l'intera somma versata. La Corte di Cassazione chiarisce che in questo caso si applica la surrogazione legale totale e non l'azione di regresso parziale, poiché la responsabilità del committente ha natura di garanzia rispetto all'obbligazione principale del subappaltatore-datore di lavoro.
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Cancellazione società: che fine fanno i crediti?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce il destino dei crediti di una società a seguito della sua estinzione. Il caso riguardava una richiesta di pagamento per un subappalto. Durante il giudizio, la società creditrice veniva cancellata dal registro imprese. Il debitore sosteneva che la cancellazione della società comportasse l'abbandono del credito. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, stabilendo che i crediti certi, liquidi ed esigibili, già accertati in primo grado e inseriti in bilancio, non si estinguono ma si trasferiscono ai soci per successione universale, i quali possono proseguire l'azione legale.
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Quietanza di pagamento: limiti e valore probatorio
Un proprietario immobiliare contesta una richiesta di pagamento per lavori di finitura esibendo una ricevuta generica. La Corte di Cassazione stabilisce che una quietanza di pagamento attesta l'estinzione solo del debito specifico a cui si riferisce e non di obbligazioni diverse e successive. La pretesa dell'impresa è stata accolta poiché la quietanza riguardava precedenti lavori di ricostruzione e non le finiture extra oggetto della causa.
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Prova testimoniale appalto: la Cassazione decide
Una società edile ha citato in giudizio un'immobiliare per il saldo di un contratto di appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che, basandosi sulla prova testimoniale, ha ritenuto valido un prezzo a corpo inferiore a quello richiesto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando come il contratto d'appalto non richieda la forma scritta e come la valutazione dell'ammissibilità e attendibilità della prova testimoniale appalto rientri nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata.
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Travisamento della prova: errore di calcolo in appalto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un palese travisamento della prova. I giudici d'appello avevano erroneamente sommato diverse voci di costo presenti in una consulenza tecnica (CTU), duplicando il valore dei lavori di ristrutturazione oggetto della disputa. La Suprema Corte ha chiarito che un simile errore, quando riguarda un punto controverso del giudizio, costituisce un vizio che porta alla cassazione della decisione. La sentenza ha anche ribadito che, in un contratto d'appalto, l'IVA si considera esclusa dal prezzo pattuito, salvo espresso accordo contrario.
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Onere della prova appaltatore: fatture non bastano
In una causa per un contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova dell'appaltatore riguardo l'importo del compenso non può essere soddisfatto con la sola emissione di fatture. Anche se il committente non contesta specificamente tali documenti, essi non costituiscono prova del 'quantum debeatur' (l'importo dovuto), ma al massimo un indizio. Il principio di non contestazione si applica ai fatti storici (come l'esecuzione dei lavori), ma non alla quantificazione del credito derivante da documenti unilaterali. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, che aveva erroneamente condannato il committente al pagamento basandosi sulla mancata contestazione delle fatture.
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Denuncia vizi appalto: termini e conseguenze legali
La Corte di Cassazione conferma la decisione a sfavore di due committenti in una controversia per lavori di ristrutturazione. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della tempestiva denuncia vizi appalto, stabilendo che la consegna dell'immobile fa decorrere i termini per i vizi palesi. Viene inoltre chiarito che non è possibile modificare in appello la causa della domanda, passando dalla garanzia per vizi all'inadempimento per mancato completamento dell'opera, poiché costituisce una domanda nuova e inammissibile.
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Prezzo appalto: la fattura non basta a provarlo
Un appaltatore ha visto respinto il suo ricorso per il pagamento integrale di lavori edili. La Corte di Cassazione ha confermato che la sola fattura emessa non è sufficiente a dimostrare il prezzo appalto concordato. In assenza di un accordo provato, è corretto determinare il compenso utilizzando i prezzari regionali come riferimento, garantendo un prezzo congruo. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'appaltatore sia quello incidentale del committente, stabilendo principi chiari sulla prova del credito e sulla liquidazione delle spese legali.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e motivi validi
Un imprenditore edile contesta un lodo arbitrale per motivazione contraddittoria sul calcolo del compenso. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale e sottolineando che non si può riesaminare il merito della decisione arbitrale, ma solo la sentenza d'appello che ha valutato la nullità del lodo.
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Successione societaria: continuità dei rapporti
In un caso di appalto per lavori di ristrutturazione, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della successione societaria da una società in nome collettivo a una ditta individuale. La Corte ha stabilito che i rapporti giuridici, inclusa la capacità di agire in giudizio per il recupero di un credito, proseguono in capo al socio superstite. La sentenza chiarisce anche i poteri del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) nell'acquisire documenti e la validità della prova presuntiva per dimostrare l'esistenza di lavori extra-capitolato, rigettando il ricorso del committente.
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Clausola compromissoria: si applica ai lavori extra?
Una società subappaltatrice, dopo aver richiesto un pagamento per lavori extra, si è vista opporre dalla committente una clausola compromissoria presente nel contratto originale. La Cassazione ha stabilito che, in assenza di prove concrete di un nuovo e distinto accordo verbale, anche le opere extracontratto rientrano nell'ambito del contratto originario. Di conseguenza, la competenza a decidere la controversia spetta al collegio arbitrale e non al tribunale ordinario.
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Lavori extra-contratto: compenso senza accordo scritto
Un'impresa edile ha eseguito opere non previste dal contratto originario su richiesta verbale del committente. Quest'ultimo si è poi rifiutato di pagare, appellandosi al prezzo forfettario pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato che i lavori extra-contratto danno diritto a un compenso aggiuntivo, in quanto costituiscono un nuovo accordo che può essere provato anche tramite testimoni. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del committente che quello incidentale dell'impresa, confermando la decisione d'appello.
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