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Art. 164 Codice Penale — Sezione Quarta Penale

79 provvedimenti

Altri anni per Art. 164 Codice Penale

Sospensione condizionale della pena negata tra tempo e spaccio
L'Imputata, condannata in via definitiva per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità, ha richiesto il riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza esprimendo una prognosi negativa sulla condotta futura della donna, fondata sul carattere professionale e continuativo dell'attività illecita svolta nell'abitazione condivisa con un parente agli arresti domiciliari e sull'assenza di un lavoro lecito. La difesa ha impugnato la decisione lamentando la mancata considerazione dell'assenza di nuove condanne a distanza di anni dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice di merito può negare la sospensione condizionale della pena basandosi esclusivamente sugli elementi ostativi ritenuti prevalenti.
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Furto Tentato: Precedente Penale Esclude la Particolare Tenuità del Fatto
Un Lavoratore è stato condannato per furto tentato aggravato. La Corte d'Appello ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per "particolare tenuità del fatto", considerando un suo precedente penale specifico e la natura voluttuaria della merce sottratta (una bottiglia di liquore). Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte ha confermato la decisione. Ha ribadito che il precedente penale e la tipologia del bene sono elementi sufficienti per escludere la "particolare tenuità del fatto", condannando il Lavoratore al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione condizionale della pena: ricorso riqualificato in appello
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Pubblico Ministero contro una sentenza che aveva concesso la sospensione condizionale della pena a una condannata, nonostante precedenti condanne. Il Pubblico Ministero contestava sia la motivazione del Tribunale, ritenuta contraddittoria per aver ignorato più precedenti, sia la mancata imposizione di obblighi specifici, come previsto dall'articolo 165 del Codice Penale. La Cassazione ha riqualificato il ricorso, originariamente presentato come 'per saltum', in un normale appello. Ha quindi rinviato gli atti alla Corte d'Appello di Cagliari per una nuova valutazione dei fatti e della corretta applicazione della legge sulla sospensione condizionale della pena.
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Rifiuto dell’alcoltest: la Cassazione esclude pericoli presunti
Un automobilista ha subito una condanna per il rifiuto dell'alcoltest a seguito di un controllo stradale. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione denunciando la mancata informazione sulla facoltà di nominare un difensore e il rigetto ingiustificato della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha chiarito che la scelta del rito abbreviato sana il vizio dell'omesso avviso difensivo. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul diniego della tenuità del fatto e dei benefici di legge: l'opposizione al test non equivale alla prova dello stato di ebbrezza e i giudici di merito hanno presunto un pericolo astratto mai accertato. La sentenza è stata annullata con rinvio sul punto.
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Privata dimora: l’appartamento non abitato è ancora furto in abitazione
Due individui sono stati condannati per furto in abitazione aggravato, essendosi introdotti in un appartamento e aver sottratto monili d'oro. Uno di loro era anche in possesso ingiustificato di strumenti da scasso. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la definizione di privata dimora per l'immobile e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena per il secondo imputato, oltre alla determinazione della pena per il primo. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che un immobile, anche se non abitato stabilmente, può configurarsi come privata dimora se mantiene un legame con la vita privata del titolare. Ha inoltre confermato la corretta valutazione della pericolosità sociale degli imputati e la giustezza delle pene inflitte, inclusa la negazione del beneficio per il secondo imputato.
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Sospensione condizionale della pena: stop al secondo sconto
L'Imputato riceve una condanna per illeciti legati agli stupefacenti a un anno e due mesi di reclusione con concessione della sospensione condizionale della pena. Il Procuratore Generale impugna la decisione evidenziando che l'uomo aveva già usufruito in passato di tale beneficio. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso: la legge stabilisce che la seconda sospensione condizionale della pena deve essere tassativamente subordinata all'adempimento di specifici obblighi, come i lavori di pubblica utilità o il risarcimento. La sentenza viene quindi annullata limitatamente a questo profilo per un nuovo giudizio.
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Sospensione condizionale della pena: vecchi reati non ostano sempre
Un Lavoratore, condannato per furto aggravato, ha visto negata la sospensione condizionale della pena dalla Corte d'Appello a causa di precedenti penali. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che condanne per fatti non più considerati reato (abolitio criminis) non precludono automaticamente il beneficio. La Corte d'Appello non ha adeguatamente motivato il diniego né valutato correttamente il giudizio prognostico. La sentenza di condanna per furto è definitiva, ma la questione della sospensione condizionale della pena dovrà essere riesaminata da un'altra sezione della Corte d'Appello.
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Sospensione condizionale della pena: beneficio negato per recidiva
Un Lavoratore è stato condannato per un reato di droga. Il Tribunale gli ha concesso le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, nonostante avesse precedenti. La Procura ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. Ha stabilito che il Tribunale non ha bilanciato correttamente la recidiva con le attenuanti. Inoltre, ha concesso la sospensione condizionale della pena per la seconda volta senza rispettare i limiti di legge e senza subordinarla ad obblighi, pur in presenza di altre condanne definitive. Il caso tornerà al Tribunale per una nuova valutazione su pena e sospensione condizionale della pena.
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Sospensione condizionale della pena: sbarramento al terzo reato
Un imprenditore, condannato per il reato tributario di omessa dichiarazione fiscale, ha chiesto ai giudici la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena. La Corte di merito ha respinto l'istanza perché l'imputato aveva già ottenuto il beneficio in due precedenti occasioni per altri reati. L'imprenditore ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo la lieve entità delle precedenti violazioni e la continuità della propria attività aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il limite massimo di due concessioni opera come sbarramento oggettivo previsto dalla legge. Tale divieto impedisce una terza concessione, indipendentemente dalla natura dei reati o dalla personalità dell'imputato.
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Patteggiamento e sospensione condizionale: i limiti del giudice
L'Imputato ha concordato con la Procura una pena per reati di lieve entità legati a stupefacenti, subordinando la richiesta al beneficio della condizionale. Il Giudice ha accolto l'istanza, ma ha imposto autonomamente dieci mesi di lavoro non retribuito a favore di un Comune. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione. In tema di patteggiamento e sospensione condizionale, il magistrato non può integrare d'ufficio gli accordi tra le parti. Quando l'intesa non definisce la durata degli obblighi aggiuntivi, il giudice deve rigettare l'istanza e non modificarla.
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Guida in stato di ebbrezza: no ai benefici per chi nega i fatti
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale con ribaltamento dell'auto. Gli operanti hanno trovato l'uomo incastrato tra i sedili con un tasso alcolemico superiore a 2,0 g/l. L'imputato ha sostenuto che al volante ci fosse un'altra persona e ha richiesto la sospensione condizionale della pena o il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la responsabilità del conducente sulla base dei rilievi e hanno negato i benefici sanzionatori a causa della gravità dei fatti, dei precedenti penali dell'automobilista e della totale mancanza di rivisitazione critica della propria condotta.
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Attenuante del lucro di speciale tenuità: spaccio e diniego
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. I giudici di merito avevano negato l'attenuante del lucro di speciale tenuità e la sospensione condizionale della pena. L'imputato deteneva nove dosi di cocaina e una somma di 260 euro in contanti. La Suprema Corte ha ribadito che l'attenuante è astrattamente compatibile con il reato di spaccio lieve, ma richiede una doppia valutazione concreta: la minima entità del guadagno e il danno o pericolo causato. I giudici hanno escluso il beneficio poiché il profitto complessivo e le dosi non risultavano minimi. Inoltre, i precedenti di polizia e le condizioni personali giustificano la prognosi negativa di recidiva, respingendo definitivamente il ricorso dell'imputato.
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Sospensione condizionale della pena: no a revoche non definitive
Il Condannato ricorre in Cassazione contro la revoca della sospensione condizionale della pena disposta dalla Corte d'Appello in relazione a due diverse condanne. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso. Stabilisce che la revoca automatica della sospensione condizionale della pena per un reato commesso anteriormente non può essere disposta se la seconda condanna non è ancora diventata definitiva (passata in giudicato) entro il termine di cinque anni. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la revoca del beneficio concesso con la prima sentenza del 2017, poiché la seconda condanna era ancora sub iudice. Conferma invece la revoca della sospensione per la seconda condanna del 2018, in quanto il cumulo delle pene superava i limiti di legge.
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Confisca di telefoni cellulari: condanna sì, sequestro no
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino straniero condannato per detenzione illecita di stupefacenti. L'imputato contestava la quantificazione della pena, il diniego delle attenuanti e della sospensione condizionale, l'ordine di espulsione e la confisca dei propri telefoni. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla pena e all'espulsione, confermando la valutazione di pericolosità sociale del soggetto dovuta ai suoi numerosi precedenti. Ha invece accolto il ricorso limitatamente alla confisca di telefoni cellulari. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di mera detenzione e non di spaccio, manca la prova del nesso strumentale tra i telefoni e il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la confisca di telefoni cellulari, ordinandone l'immediata restituzione all'avente diritto, confermando nel resto la condanna.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega i benefici
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità dopo essere stato sorpreso a vendere cocaina in una nota piazza di spaccio, nascondendo quindici dosi di hashish e diverse dosi di cocaina in una scatola metallica tra le siepi. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, la concessione delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'attività non era occasionale, vista l'organizzazione della condotta e la quantità di dosi pronte alla vendita. Inoltre, i precedenti penali dell'uomo e la mancanza di pentimento escludono i benefici richiesti. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sospensione condizionale della pena: spaccio provato ma rinvio
L'Imputata è stata condannata a otto mesi di reclusione per detenzione di 62 grammi di hashish destinati allo spaccio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa pronuncia sulla richiesta di sospensione condizionale della pena e contestando la sussistenza della prova della responsabilità penale. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla colpevolezza, confermando la responsabilità dell'Imputata a causa del possesso di un bilancino e del frazionamento della sostanza. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul primo punto: l'omessa valutazione della sospensione condizionale della pena da parte dei giudici d'appello invalida parzialmente la sentenza. La Cassazione ha quindi annullato la decisione limitatamente a questo beneficio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Sospensione condizionale della pena: negata al recidivo
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente non ha contestato la reale motivazione del diniego operato nei gradi precedenti: l'uomo, infatti, aveva già usufruito del beneficio della sospensione condizionale della pena per ben due volte in passato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Patrocinio a spese dello Stato: reddito zero ma i figli lavorano
Un cittadino ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato dichiarando un reddito familiare pari a zero. Tuttavia, i controlli fiscali hanno rivelato che i suoi due figli, registrati nello stesso stato di famiglia, avevano percepito redditi da lavoro dipendente. Uno dei figli conviveva stabilmente con il padre, condividendo i guadagni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale del richiedente per falsa dichiarazione. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma con la semplice omissione o falsa indicazione dei redditi dei familiari conviventi di fatto, a prescindere dal superamento effettivo dei limiti di legge. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la pena detentiva e la multa, escludendo benefici a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo.
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Droga in casa: la finalità di spaccio supera l’uso personale
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno rinvenuto nella disponibilità dell'Imputato 86 grammi di marijuana suddivisi in nove dosi, un bilancino di precisione e un trita erba. L'Imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata all'uso personale, ma i giudici di merito lo hanno condannato ritenendo sussistente la finalità di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno confermato che la finalità di spaccio è stata legittimamente desunta da indici precisi, quali il quantitativo, la suddivisione in dosi e lo stato di disoccupazione del soggetto. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e della sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali dell'uomo. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: pena ridotta per calcolo errato
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, con l'aggravante del fatto commesso nelle ore notturne. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena e revocato la sospensione condizionale, poiché il soggetto aveva già usufruito del beneficio più volte. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena e la revoca del beneficio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi sulla revoca della sospensione, confermando che essa opera automaticamente per legge. Ha invece accolto il ricorso sull'applicazione dell'aggravante notturna: l'aumento di pena previsto dal Codice della Strada si applica esclusivamente alla sanzione pecuniaria (ammenda) e non a quella detentiva (arresto). La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al calcolo della pena, rideterminando la sanzione finale in 15.400,00 euro di ammenda.
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