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Art. 163 TUIR

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53 provvedimenti

Abuso del diritto: quando la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione esamina un caso di presunto abuso del diritto fiscale. Una compagnia di assicurazioni aveva dedotto minusvalenze da una vendita di titoli, immediatamente riacquistati da una società del gruppo. Sebbene la Corte confermi la natura elusiva dell'operazione, accoglie parzialmente il ricorso, annullando la sentenza di merito per omessa pronuncia su specifiche eccezioni del contribuente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Abuso del diritto: quando una transazione è elusiva?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto abuso del diritto fiscale riguardante la deduzione di minusvalenze da operazioni finanziarie infragruppo. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la legittimità di tali deduzioni, ritenendo le operazioni prive di sostanza economica e finalizzate unicamente a ottenere un vantaggio fiscale. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, non perché l'operazione non costituisse abuso del diritto, ma perché il giudice di secondo grado aveva omesso di esaminare fatti decisivi addotti dalla società, come le ragioni extrafiscali e la compensazione degli effetti fiscali. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Delega di firma: onere della prova sull’Agenzia
Una società impugna due avvisi di accertamento, contestando tra l'altro il difetto di delega di firma del funzionario sottoscrittore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8505/2025, dichiara estinto il giudizio per il primo avviso grazie a una definizione agevolata. Per il secondo avviso, accoglie il ricorso, stabilendo che in caso di contestazione della delega di firma, spetta all'Amministrazione Finanziaria e non al contribuente fornire la prova della sua esistenza. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Responsabilità cessionario credito d’imposta: il caso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla responsabilità del cessionario di un credito d'imposta. Quando il cessionario è coinvolto in un disegno fraudolento volto alla creazione di crediti fittizi, non si applica la limitazione della responsabilità al solo importo ceduto. Invece, scatta la responsabilità solidale illimitata 'ex delicto' con il cedente, che si estende a sanzioni e interessi. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva omesso di valutare gli indizi di una frode di gruppo, rinviando la causa per un nuovo esame dei fatti.
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Sopravvenienza attiva: non è un errore contabile
Un contribuente si è visto imputare una sopravvenienza attiva tassabile per non aver registrato un pagamento a un fornitore, sebbene il pagamento fosse stato effettivamente eseguito. L'Agenzia delle Entrate aveva qualificato la somma come reddito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che un mero errore contabile, che non incide sul costo economico reale, non può essere qualificato come sopravvenienza attiva. Tale errore può al più indicare un'inattendibilità della contabilità, ma non crea materia imponibile.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società bancaria si opponeva a una pretesa dell'Agenzia delle Entrate per omessa applicazione di ritenute su interessi di fondi esteri. La Commissione Tributaria Regionale emetteva una decisione contraddittoria, respingendo le tesi di entrambe le parti. La Corte di Cassazione ha annullato tale sentenza per vizio di motivazione apparente, rilevando un contrasto insanabile e incomprensibile nel ragionamento del giudice, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Giudicato favorevole coobbligato: quando non si applica
Una società di costruzioni, coobbligata in solido per imposte su una compravendita immobiliare, si è vista respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La società cercava di avvalersi della sentenza favorevole ottenuta dai venditori, che aveva ridotto l'imponibile. La Corte ha stabilito che non si può invocare il giudicato favorevole del coobbligato quando sul proprio conto si è già formato un giudicato sfavorevole definitivo, che preclude l'estensione degli effetti della decisione altrui.
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Accertamento presuntivo: quando è legittimo?
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento fondato sulla presunta antieconomicità della sua gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accertamento presuntivo è legittimo se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi gravi, precisi e concordanti. In tal caso, spetta al contribuente fornire la prova contraria per dimostrare la correttezza del proprio operato. La Corte ha inoltre ribadito la rigidità del principio di competenza temporale per la deducibilità dei costi.
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Presunzione utili: Cassazione su costi e ricavi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunzione utili. L'Agenzia aveva disconosciuto i costi di una società controllata per prestazioni rese dalla controllante, accertando di conseguenza un maggior reddito come utile distribuito. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto illegittima la rettifica poiché la società controllante aveva già contabilizzato e tassato tali importi come ricavi, facendo venire meno il fondamento della presunzione.
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Onere della prova: Cassazione su utili e riserve
La Cassazione chiarisce l'onere della prova in materia di accertamento fiscale. In caso di diminuzione delle riserve societarie, spetta all'Agenzia delle Entrate dimostrare l'effettiva distribuzione di utili ai soci. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito tale onere a carico del contribuente.
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Residenza fiscale estero: la convenzione prevale
Un professionista con centro degli interessi in Spagna ma iscritto all'anagrafe italiana si è visto negare un rimborso fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per determinare la residenza fiscale estero, le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni prevalgono sulla normativa nazionale. Pertanto, il criterio formale dell'iscrizione anagrafica cede il passo a quello sostanziale del 'centro degli interessi vitali' situato all'estero, accogliendo il ricorso del contribuente.
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Ritenute su interessi: banca collocatrice non è sostituto
Una banca d'investimento, operante come collocatrice di fondi lussemburghesi, è stata assolta dall'obbligo di applicare le ritenute su interessi maturati sui conti di tali fondi. La Cassazione ha chiarito che il ruolo di 'banca corrispondente' non implica automaticamente un intervento nella riscossione degli interessi, presupposto necessario per qualificarsi come sostituto d'imposta ai sensi dell'art. 26, c. 3, d.P.R. 600/1973. La Corte ha inoltre confermato l'esenzione incondizionata prevista dall'art. 11-bis, d.l. 512/1983.
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Ritenute su interessi: quando la banca non è sostituto
Una società bancaria è stata contestata dall'autorità fiscale per non aver applicato la ritenuta d'imposta sugli interessi maturati da fondi di investimento esteri. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla banca, specificando che il semplice ruolo di distributore delle quote dei fondi non la qualifica automaticamente come sostituto d'imposta. Per applicare le "ritenute su interessi", è necessario un intervento concreto nella riscossione degli stessi, un ruolo distinto da quello di "banca corrispondente".
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