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Art. 162 L.F.

13 provvedimenti

Concordato preventivo: il giudice blocca la relazione incompleta
L'Amministratore Unico di una società ha presentato domanda di concordato preventivo per gestire la crisi aziendale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta e pronunciato il fallimento a causa dell'inattendibilità, incompletezza e incoerenza della relazione redatta dall'attestatore. L'Amministratore ha proposto ricorso contestando il controllo del giudice sulla fattibilità della proposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il tribunale ha il potere di verificare la chiarezza e la completezza dell'attestazione fornita ai creditori. I creditori valutano la convenienza economica, ma il giudice deve garantire la legalità e la trasparenza delle informazioni. L'Amministratore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Voto dei fideiussori nel concordato: la Cassazione li esclude
Una società in crisi ha presentato domanda di concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale ha escluso dal calcolo delle maggioranze i voti espressi dai fideiussori della società che non avevano ancora pagato i creditori garantiti. Mancando la maggioranza dei consensi, la proposta di concordato è stata respinta e la società è stata dichiarata fallita. Il debitore ha impugnato la decisione lamentando la violazione del diritto di difesa e chiedendo di conteggiare i garanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso stabilendo un principio chiaro: il garante che non ha ancora pagato il debito non possiede un credito di regresso e non ha diritto al voto dei fideiussori nel concordato. Solo l'effettivo pagamento sostituisce il garante al creditore originario nei diritti di voto.
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Eccezione di inadempimento del professionista: no al compenso
Un avvocato ha chiesto di essere pagato dal fallimento di una società per l'assistenza fornita nella presentazione di una domanda di concordato preventivo, successivamente dichiarata inammissibile. La curatela fallimentare si è opposta al pagamento sollevando l'eccezione di inadempimento del professionista, poiché la proposta redatta violava palesemente le norme di legge inderogabili. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda del legale. I giudici hanno stabilito che l'eccezione di inadempimento del professionista trova piena applicazione quando l'attività difensiva o consulenziale risulta del tutto inidonea a tutelare il cliente e priva della diligenza qualificata richiesta. Di conseguenza, il credito per il compenso professionale è stato integralmente escluso dal passivo fallimentare e il legale è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Inammissibilità Concordato Preventivo: L’Azienda fallisce l’accordo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'Azienda contro la dichiarazione di fallimento, scaturita dall'inammissibilità del suo concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto il concordato per un piano inadeguato, la mancata garanzia del 20% ai creditori chirografari e un'attestazione insufficiente. La Suprema Corte ha ribadito la legittimità dell'intervento del Pubblico Ministero nel procedimento di concordato preventivo, anche con richiesta di fallimento, senza necessità di notifica formale separata, purché il debitore sia stato messo in condizione di difendersi. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Prededucibilità del credito del professionista: quando si perde
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il pagamento delle sue prestazioni di assistenza legale e redazione del piano di concordato. Il professionista pretendeva la prededucibilità del credito del professionista, ossia il pagamento prioritario rispetto agli altri creditori. Il Tribunale ha rigettato la richiesta a causa del lungo tempo trascorso tra la domanda di concordato e il fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prededucibilità del credito del professionista non spetta se la procedura di concordato preventivo non è stata effettivamente aperta ma dichiarata inammissibile all'origine. Inoltre, la presenza di un dissesto irreversibile già prima della domanda configura un vizio originario che esclude qualsiasi utilità della prestazione per i creditori.
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Concordato preventivo: se il piano è generico scatta il fallimento
Una società in liquidazione ha proposto ricorso in Cassazione contro la dichiarazione di fallimento e il rigetto del proprio concordato preventivo. La società sosteneva che il giudice non potesse valutare la fattibilità economica del piano, compito spettante solo ai creditori. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tribunale ha il dovere di verificare la fattibilità giuridica del piano e di bloccarlo in caso di manifesta inattitudine a raggiungere gli obiettivi. Nel caso specifico, il piano presentava gravi carenze: l'apporto di finanza esterna era del tutto generico e indeterminato, e la relazione dell'attestatore era manifestamente inadeguata. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento è stata confermata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta ma spese dovute
Una società in liquidazione, dopo la dichiarazione di fallimento dovuta all'inammissibilità della proposta di concordato preventivo, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la stessa società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La curatela fallimentare e il creditore non hanno accettato la rinuncia, eccependo inoltre che il ricorso era stato notificato oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ma ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore dei controricorrenti, poiché la rinuncia non è stata accettata e il ricorso era comunque inammissibile in quanto tardivo.
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Concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la decisione di rigetto di un reclamo contro la dichiarazione di fallimento di una società. Il caso verteva su un complesso tentativo di concordato preventivo, che prevedeva il conferimento dell'azienda in una nuova società (newco). La Corte ha ritenuto infattibile il piano, azzerando il valore della partecipazione nella newco poiché questa, per legge, rispondeva dei debiti dell'azienda conferita. Questo ha reso inammissibili gli altri motivi di ricorso, confermando la legittimità della sentenza di fallimento.
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Atti in frode: dati falsi revocano il concordato
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato preventivo e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla constatazione che la presentazione di dati contabili e patrimoniali significativamente diversi dalla realtà integra gli estremi degli atti in frode ai creditori, a prescindere da un'esplicita volontà di ingannare. La mera consapevolezza di fornire informazioni incomplete o inesatte è sufficiente a compromettere la procedura.
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Accordo di ristrutturazione: il deposito non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34837/2024, ha rigettato il ricorso di una società in liquidazione contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che, per rispettare i termini di legge, l'accordo di ristrutturazione dei debiti non deve essere solo depositato, ma anche iscritto nel Registro delle Imprese. Questa formalità è essenziale per garantire la pubblicità dell'atto e tutelare i creditori. Inoltre, sono stati ritenuti insussistenti i presupposti per il cosiddetto 'cram down fiscale', poiché la proposta all'amministrazione finanziaria era tardiva e non ne era stata provata la convenienza rispetto alla liquidazione.
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Decreto inammissibilità concordato: quando è inappellabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro il decreto che aveva a sua volta dichiarato inammissibile il reclamo avverso il provvedimento di primo grado. Il decreto inammissibilità concordato preventivo, per carenza di documentazione, non è appellabile, come stabilito da una norma specifica (art. 162, co. 2, legge fallimentare) che prevale sulle regole generali. La Corte ha inoltre chiarito che eventuali questioni sulla composizione del collegio giudicante devono essere sollevate tempestivamente e non in sede di impugnazione.
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Abuso del diritto: no a concordati per ritardare il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20182/2025, ha stabilito che la presentazione di una nuova domanda di concordato preventivo, al solo scopo di eludere le conseguenze negative di una precedente procedura destinata all'insuccesso, costituisce un abuso del diritto. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando sia la sua dichiarazione di fallimento sia l'estensione dello stesso a un'altra società, riconosciuta come socia di una supersocietà di fatto. La decisione ribadisce che gli strumenti di risoluzione della crisi non possono essere usati in modo strumentale e dilatorio per paralizzare le legittime istanze dei creditori.
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Omologazione concordato: la Cassazione sui limiti
Una società holding impugna la revoca della sua omologazione concordato preventivo. La Corte d'Appello aveva riscontrato un'operazione sospetta, in cui gli attivi erano stati trasferiti a un'entità correlata che poi forniva i fondi per il concordato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, poiché le censure della società miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, anziché contestare la ratio decidendi della sentenza sulla non fattibilità del piano.
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