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Art. 161 Legge Fallimentare

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46 provvedimenti

Falcidia Concordataria e Fallimento: Credito Pieno o Ridotto?
Una società creditrice ha tentato di insinuare il proprio credito per intero nel fallimento di un'azienda debitrice. Quest'ultima, però, aveva in precedenza ottenuto l'approvazione di un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: se il fallimento viene dichiarato dopo la scadenza del termine per chiedere la risoluzione del concordato, la falcidia concordataria diventa definitiva. Di conseguenza, il creditore non può più pretendere l'intera somma, ma solo la quota ridotta stabilita nel piano di concordato. Il ricorso della società creditrice è stato quindi respinto, consolidando l'effetto di riduzione del debito.
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Credito Prededucibile: Professionista Perde Contro la Banca Ipotecaria
Un professionista, il cui compenso per aver assistito un'azienda in concordato preventivo costituiva un credito prededucibile, ha chiesto di essere pagato con il ricavato della vendita di un immobile ipotecato. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. Ha stabilito che i fondi ottenuti dalla vendita di un bene specifico, come quello ipotecato, devono prima soddisfare il creditore garantito. Il credito prededucibile del professionista, essendo una spesa generale della procedura, non può intaccare la somma destinata al creditore ipotecario. Vince quindi il creditore con la garanzia specifica sull'immobile.
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Sede trasferita, azienda fallita: la competenza territoriale non cambia
Una società cooperativa trasferisce la propria sede legale e, poco dopo, viene dichiarata insolvente dal tribunale della vecchia sede. Sorge un conflitto tra il tribunale della vecchia e della nuova sede. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave sulla competenza territoriale procedura concorsuale: il tribunale competente è quello che ha dichiarato l'insolvenza. Tale competenza rimane 'cristallizzata' per tutte le fasi successive, inclusa l'opposizione allo stato passivo, anche se il liquidatore deposita atti presso un altro foro. La decisione garantisce l'unitarietà della procedura, affermando la competenza del tribunale della sede originaria.
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Cram down: Escluso l’aggio dell’Agente Riscossore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24527/2024, ha chiarito i limiti di applicazione del meccanismo del cram down nel concordato preventivo. Il caso riguardava una società il cui piano di concordato era stato respinto. La Corte ha stabilito che il cram down, previsto per forzare l'approvazione del piano in presenza del dissenso dell'amministrazione finanziaria, non si estende al credito per l'aggio vantato dall'Agente della Riscossione, poiché tale credito non ha natura tributaria ma remunerativa. Di conseguenza, la mancanza della maggioranza in quella classe di creditori ha reso legittima la mancata omologazione del concordato e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Prededuzione crediti: la richiesta deve essere specifica
Una società conduttrice chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare della locatrice per il rimborso di spese condominiali, invocando la prededuzione crediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta di prededuzione deve essere specifica e tempestiva fin dall'insinuazione al passivo. Ha inoltre chiarito che il rimborso di tali spese dal conduttore al locatore non è soggetto a IVA, poiché non costituisce una prestazione di servizi.
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Concordato preventivo 20%: no rinvio se infattibile
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società. Il suo piano di concordato preventivo 20% è stato rigettato perché non in grado di 'assicurare' il pagamento minimo ai creditori chirografari, data l'enorme massa di debiti privilegiati. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto a ottenere un rinvio per modificare una proposta palesemente inammissibile e infattibile fin dall'origine.
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Responsabilità avvocato: compenso negato per negligenza
La Corte di Cassazione ha negato il compenso a un avvocato per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo, poi fallita. La decisione si fonda sulla grave negligenza del professionista, che non ha vigilato sulla correttezza della relazione dell'attestatore, rendendo la sua prestazione del tutto inutile per il cliente. La Suprema Corte ha qualificato tale condotta come un totale inadempimento contrattuale, che giustifica il mancato pagamento del corrispettivo.
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Compenso professionale: quando l’avvocato non ha diritto
Un professionista ha richiesto il pagamento delle sue parcelle per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo, poi fallita. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al compenso professionale a causa della grave negligenza e imperizia dimostrate dal legale. Gli errori commessi, come la redazione di un piano non conforme e la violazione delle norme sulla soddisfazione dei creditori, hanno reso la sua prestazione totalmente inutile e configurato un grave inadempimento contrattuale, giustificando il mancato pagamento.
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Revoca concordato: Cassazione conferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro la sentenza che ne aveva dichiarato il fallimento. La decisione si fonda sulla conferma della revoca del concordato preventivo, originariamente disposta per il mancato rispetto dei termini perentori per il deposito della documentazione e per la presenza di un sequestro penale sui beni aziendali. La Corte ha ritenuto sufficiente a sostenere la decisione la mancata decadenza dai termini, rendendo inammissibili le altre censure.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Relazione attestatore: requisiti e nullità concordato
Una società in liquidazione ha visto respingere la sua domanda di concordato preventivo a causa di una relazione dell'attestatore ritenuta troppo generica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15533/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che una relazione attestatore concordato carente nella verifica dei dati contabili è motivo sufficiente per dichiarare l'inammissibilità della proposta, assorbendo ogni altra censura. Il caso sottolinea l'importanza cruciale della diligenza del professionista incaricato.
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Sanzioni concordato preventivo: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo ha impugnato delle cartelle di pagamento per sanzioni tributarie, sostenendo che la crisi aziendale costituisse una causa di forza maggiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le sanzioni in concordato preventivo sono pienamente legittime. La Corte ha precisato che la procedura concorsuale non esclude la colpa del contribuente e che l'obbligazione tributaria, e la relativa sanzione, sorgono al momento della violazione, anche se l'atto di irrogazione è successivo all'apertura del concordato.
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Prova del credito: il concordato non basta nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inclusione di un credito nell'elenco di un concordato preventivo non costituisce prova del credito sufficiente in un successivo fallimento. Una lavoratrice si è vista rigettare la richiesta di ammissione al passivo per competenze di fine rapporto, poiché non adeguatamente provata. La Corte ha chiarito che la verifica nel concordato ha natura amministrativa e non sostituisce l'onere della prova nel procedimento fallimentare, dove il giudice può sollevare eccezioni anche d'ufficio.
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Credito prededucibile: la Cassazione sui professionisti
Un legale contesta l'ammissione del proprio credito come chirografario e lo status di credito prededucibile riconosciuto ad altri due professionisti per l'assistenza in un concordato preventivo. La Cassazione cassa la decisione di merito, chiarendo che per il riconoscimento del credito prededucibile non basta l'omologazione del concordato, ma occorre una valutazione 'ex ante' dell'effettiva utilità e funzionalità della prestazione professionale rispetto agli scopi della procedura.
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Credito prededucibile: quando è ammesso in fallimento
La Corte di Cassazione interviene sulla questione del credito prededucibile per i professionisti in un fallimento successivo a un concordato preventivo. Un avvocato ha impugnato la decisione del tribunale che aveva negato la natura privilegiata del suo compenso, ammettendo invece in prededuzione i crediti di altri professionisti. La Cassazione ha accolto in parte il ricorso, cassando la decisione del tribunale per motivazioni insufficienti e in contrasto con i principi di diritto. In particolare, ha chiarito che i crediti sorti dopo l'omologa del concordato non godono automaticamente della prededuzione e che la valutazione sull'utilità della prestazione deve avvenire con un giudizio 'ex ante' e non 'ex post'.
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Revocatoria fallimentare: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un pagamento ricevuto da un professionista, effettuato da una società dopo la presentazione di una domanda di concordato preventivo poi dichiarata inammissibile, non può essere automaticamente dichiarato inefficace ai sensi dell'art. 167 della legge fallimentare. La Corte ha chiarito che, in assenza di ammissione alla procedura di concordato, l'unica azione esperibile dal curatore fallimentare è la revocatoria fallimentare, disciplinata dall'art. 67 l. fall., che consente al convenuto di sollevare specifiche eccezioni di irrevocabilità. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Relazione attestatore: quando è insufficiente?
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società, respingendo il suo ricorso. La decisione si fonda sull'inadeguatezza della relazione attestatore presentata a supporto della domanda di concordato preventivo. I giudici hanno ritenuto il documento vago, generico e privo di un'analisi approfondita sulla concreta fattibilità del piano, considerandolo una ragione sufficiente e autonoma per rigettare le doglianze dell'impresa.
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Omesso versamento IVA e concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata per omesso versamento IVA. La sentenza ribadisce che la presentazione di una domanda di concordato preventivo, successiva alla scadenza del debito tributario, non esclude il reato. Anche la crisi di liquidità non funge da scusante se non si dimostra di aver tentato ogni azione possibile, anche sul patrimonio personale, per adempiere all'obbligazione fiscale. La Corte ha confermato la condanna e la correttezza della pena inflitta.
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Fattibilità giuridica: no al concordato con beni sequestrati
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo a causa della mancanza di fattibilità giuridica. Il caso riguardava una società i cui beni aziendali erano stati sottoposti a sequestro preventivo penale. La Corte ha stabilito che la valutazione della fattibilità va condotta al momento della presentazione della domanda, e un piano basato sulla futura e incerta liberazione dei beni è inattuabile. Anche il successivo dissequestro a favore della curatela fallimentare non sana l'originaria inammissibilità, poiché i beni restano destinati alla procedura fallimentare e non a quella concordataria.
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Deficit informativo: inammissibile il concordato
Una società di costruzioni ha visto respingere il proprio ricorso contro la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto inammissibile la domanda di concordato preventivo a causa di un grave deficit informativo riguardo a un'importante posizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la decisione fondata su più ragioni autonome, il fallimento del motivo di ricorso relativo al deficit informativo era sufficiente a rendere inammissibile l'intera impugnazione.
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