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Art. 161, comma 6, l.fall.

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37 provvedimenti

Credito prededucibile: quando è riconosciuto?
Una professionista, membro del consiglio di sorveglianza di una società in amministrazione straordinaria, ha richiesto il riconoscimento del suo credito come privilegiato e prededucibile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31756/2024, chiarisce che un credito prededucibile richiede l'apertura formale della procedura concorsuale, requisito assente nel caso di specie. La Corte ha confermato il riconoscimento del privilegio speciale, non essendo stata provata la qualifica di amministratore di fatto, ma ha respinto la richiesta di prededuzione, rigettando sia il ricorso della società che quello della professionista.
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Fattibilità del concordato: limiti del giudice
Una società ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la sua domanda di concordato preventivo era stata respinta per mancanza di fattibilità economica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il tribunale ha il dovere di valutare la fattibilità del concordato, limitatamente alla manifesta inettitudine del piano a raggiungere i suoi obiettivi. Il ricorso è stato inoltre respinto per la sua genericità e perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Concordato con continuità indiretta: quando è valido?
Una società in liquidazione propone un concordato con continuità indiretta basato su un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11220/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: questa procedura è valida solo se garantisce un "miglior soddisfacimento dei creditori" rispetto al fallimento. Questo significa che deve esserci un "surplus" tangibile di attivo, e non basta la mera prosecuzione dell'attività o l'affermazione generica che la vendita in sede concordataria sia più vantaggiosa.
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Ricorso inammissibile: i requisiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di fallimento. Il ricorso del liquidatore di una società è stato respinto per motivi di forma, come la genericità delle censure e la mancata allegazione di documenti essenziali. La Corte ha ribadito che una società cancellata dal registro delle imprese non può accedere al concordato preventivo, e ha sottolineato i rigorosi requisiti di specificità e autosufficienza necessari per un ricorso in Cassazione.
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Crediti prededucibili: stop dopo l’omologa del concordato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10307 del 2025, ha stabilito un importante principio in materia di crisi d'impresa. I crediti sorti durante la fase di esecuzione di un concordato preventivo in continuità aziendale, ovvero dopo il decreto di omologazione, non sono considerati crediti prededucibili in caso di successivo fallimento. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il riconoscimento della prededuzione per crediti fiscali maturati in questa fase, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda su una reinterpretazione del criterio di "funzionalità", allineandosi a un precedente orientamento delle Sezioni Unite, e mira a proteggere i creditori originari che avevano accettato il piano concordatario.
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Compenso ausiliario: no analogia con il commissario
Un professionista, nominato ausiliario del giudice in una procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti, ha impugnato la decisione che riduceva il suo onorario. Sosteneva che il suo ruolo fosse analogo a quello di un commissario giudiziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso ausiliario deve essere calcolato secondo le norme per i consulenti tecnici (D.M. 30.05.2002) e non quelle, più vantaggiose, previste per i commissari nelle procedure concorsuali, data la diversità dell'incarico e dei compiti effettivamente svolti.
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Credito prededucibile: sì alla compensazione nel fallimento
Una società fornitrice ottiene il riconoscimento di un credito prededucibile nei confronti di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. La Corte di Cassazione chiarisce che tale credito può essere utilizzato in compensazione con un debito che la stessa società ha verso la procedura. La Corte distingue tra la compensazione regolata dalla legge fallimentare, che richiede l'anteriorità di entrambi i crediti, e quella del codice civile, applicabile in questo caso poiché il credito prededucibile è un debito della massa stessa.
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Crediti prededucibili: quando sono ammessi?
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei crediti prededucibili sorti durante la fase di concordato con riserva. Una società fornitrice di imballaggi chiedeva il riconoscimento della prededuzione per le forniture effettuate a un'azienda poi fallita. La Suprema Corte ha stabilito che, per riconoscere tali crediti, non basta la mera funzionalità dell'atto all'attività d'impresa, ma è necessaria una valutazione rigorosa sulla sua natura di 'ordinaria amministrazione'. Questo implica verificare la coerenza dell'atto con il tipo di piano concordatario previsto e, soprattutto, con l'interesse della massa dei creditori, al fine di non pregiudicare il patrimonio del debitore.
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Crediti prededucibili e continuità della crisi
Un fornitore vedeva negato il carattere prededucibile del proprio credito in una liquidazione coatta amministrativa. Il credito era sorto durante una precedente procedura di concordato, ma la Cassazione ha confermato la decisione di merito, escludendo la continuità della crisi tra le due procedure. Un intervallo di quasi due anni di attività d'impresa, con la creazione di nuovi debiti, è stato ritenuto sufficiente a interrompere il nesso causale necessario per la prededuzione.
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Prededuzione credito subappaltatore: i limiti fissati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1729/2025, ha accolto il ricorso di una curatela fallimentare, negando la prededuzione al credito di un subappaltatore. La Corte ha stabilito che, per ottenere la prededuzione del credito, non è sufficiente che la prestazione abbia arrecato un generico vantaggio patrimoniale alla massa dei creditori, ma è necessario dimostrare un "nesso funzionale forte" con gli scopi specifici della procedura concorsuale. La decisione del tribunale, che aveva concesso la prededuzione basandosi solo sul beneficio derivato, è stata cassata con rinvio.
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Crediti prededucibili: esclusi nel concordato in bianco
Una società fornitrice di servizi di marketing ha visto negarsi il riconoscimento dei propri crediti prededucibili nei confronti di un'azienda fallita. Quest'ultima aveva presentato una domanda di concordato 'in bianco' senza mai depositare un piano, per poi fallire. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di un piano e di un'autorizzazione del tribunale, i crediti sorti in questa fase non sono automaticamente prededucibili, in quanto gli atti gestionali non possono essere qualificati come di 'ordinaria amministrazione' e manca la necessaria sequenza tra le procedure concorsuali.
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Eccezione di litispendenza: quando il ricorso è inammissibile
Una società in concordato preventivo si opponeva a un precetto. La creditrice sollevava un'eccezione di litispendenza, che il tribunale respingeva. La società debitrice, pur vittoriosa su quel punto, proponeva regolamento di competenza. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché non si può impugnare una decisione favorevole. Il regolamento di competenza non può essere usato per contestare il merito della causa.
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Compenso avvocato concordato: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato riguardo al suo compenso professionale per un concordato preventivo non concluso. La Corte ha stabilito che la riduzione del compenso operata dal tribunale di merito, basata sull'interpretazione del mandato come comprensivo dell'intera procedura, costituisce un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. Per le attività accessorie non specificate nel contratto, il compenso va liquidato secondo i parametri ministeriali.
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Abuso del concordato: la Cassazione conferma fallimento
Una società rinuncia al concordato con riserva per depositarne uno pieno, tentando di aggirare i termini. La Cassazione conferma il fallimento, ravvisando un abuso del concordato e respingendo i motivi di ricorso sulla violazione del contraddittorio e la valutazione dello stato di insolvenza.
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Termine perentorio concordato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società la cui proposta di concordato preventivo era stata respinta per tardività. L'ordinanza conferma che il termine perentorio concordato, fissato dal giudice per il deposito del piano, è inderogabile e la sua violazione determina l'inammissibilità della domanda, senza che il giudice sia obbligato a sollecitare integrazioni.
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Responsabilità professionale advisor: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del compenso a un professionista per grave inadempimento. L'advisor non aveva informato una società, in procinto di presentare domanda di concordato preventivo, del divieto di pagare debiti pregressi senza autorizzazione giudiziale. Tale omissione, che ha violato la parità dei creditori, ha reso la prestazione professionalmente inutile, giustificando il mancato pagamento. Il caso sottolinea la cruciale importanza della diligenza e della responsabilità professionale dell'advisor nelle procedure concorsuali.
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Liquidazione giudiziale: via libera senza giudicato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19607/2025, ha stabilito che l'apertura di una liquidazione giudiziale non deve attendere il passaggio in giudicato della decisione che risolve un precedente concordato preventivo. La Corte ha respinto il ricorso di una società, chiarendo che la provvisoria esecutività del provvedimento di risoluzione è sufficiente per avviare la nuova procedura concorsuale, in linea con i principi del nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza.
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