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Art. 161 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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125 provvedimenti

Altri anni per Art. 161 Codice di Procedura Civile

Concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la decisione di rigetto di un reclamo contro la dichiarazione di fallimento di una società. Il caso verteva su un complesso tentativo di concordato preventivo, che prevedeva il conferimento dell'azienda in una nuova società (newco). La Corte ha ritenuto infattibile il piano, azzerando il valore della partecipazione nella newco poiché questa, per legge, rispondeva dei debiti dell'azienda conferita. Questo ha reso inammissibili gli altri motivi di ricorso, confermando la legittimità della sentenza di fallimento.
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Ammonimento ex art. 709-ter: è impugnabile?
In un caso di conflitto genitoriale, la Corte di Cassazione analizza la natura del provvedimento di ammonimento ex art. 709-ter c.p.c. La Suprema Corte stabilisce che, a differenza di precedenti orientamenti, l'ammonimento non ha natura meramente esortativa, ma afflittiva e sanzionatoria. Pertanto, possiede carattere decisorio e definitivo, rendendolo suscettibile di ricorso straordinario per cassazione. Nonostante l'ammissibilità del ricorso su questo principio, la Corte lo ha rigettato nel merito per altre ragioni.
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Crediti prededucibili: requisiti per le imprese
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13165/2023, ha respinto il ricorso di una società di autotrasporti che chiedeva il riconoscimento di crediti prededucibili verso una grande impresa in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, per ottenere tale privilegio, è indispensabile che l'impresa creditrice dimostri rigorosamente di possedere i requisiti soggettivi (essere una PMI) e oggettivi (la funzionalità della prestazione alla continuità aziendale). La sola autocertificazione non è sufficiente a provare lo status di PMI, e la mancanza di tale prova è decisiva per il rigetto della domanda.
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Crediti prededucibili: requisiti per l’autotrasporto
Una società di autotrasporto ha richiesto il riconoscimento dei propri crediti come prededucibili nei confronti di una grande azienda in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per ottenere tale privilegio è indispensabile provare sia i requisiti oggettivi (la funzionalità del servizio all'attività del debitore) sia quelli soggettivi. In particolare, la mancata dimostrazione di essere una piccola o media impresa (PMI) si è rivelata decisiva per il rigetto della domanda, confermando che l'onere della prova spetta interamente al creditore.
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Privilegio avvocato: escluse le spese forfettarie
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1138/2026, ha stabilito che il privilegio avvocato, previsto dall'art. 2751-bis, n. 2, c.c., si applica esclusivamente al compenso per la prestazione professionale e non si estende né alle spese di trasferta né al rimborso forfetario delle spese generali. La Corte ha inoltre cassato la decisione del tribunale per motivazione apparente in merito alla valutazione della complessità della causa, rinviando per un nuovo esame.
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Appello inammissibile: quando manca l’interesse ad agire
Una società immobiliare ha impugnato una sentenza che, pur respingendo una domanda riconvenzionale della banca avversaria, lo faceva per motivi procedurali e non di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che non si può impugnare una decisione favorevole. La parte che vince, anche se per ragioni diverse da quelle sperate, non ha interesse ad agire e quindi non può presentare un appello inammissibile.
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Prova testimoniale delega: quando è inammissibile
Una socia impugna il bilancio di una S.r.l., negando di aver partecipato all'assemblea tramite delegata. La società cerca di dimostrare l'esistenza della delega con una prova testimoniale, sostenendo lo smarrimento del documento. La Corte di Cassazione, in una prima pronuncia, stabilisce l'inammissibilità della prova testimoniale per la delega senza una rigorosa dimostrazione della perdita incolpevole. Nel successivo giudizio di rinvio, pur recependo questo principio, la Corte d'Appello rigetta comunque le domande della socia per altre ragioni, decisione confermata in via definitiva dalla Cassazione, che chiarisce l'ampiezza dei poteri del giudice del rinvio.
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Motivi di ricorso: inammissibilità e onere della prova
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per pratiche illegittime su conti correnti, inclusi interessi non pattuiti e problematiche su contratti derivati. Dopo una condanna parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto il gravame della società. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso presentati dalla società, confermando la decisione d'appello. La Suprema Corte ha sottolineato principi fondamentali della procedura civile, come l'autosufficienza del ricorso, l'onere della prova del danno e i limiti del sindacato sulla motivazione della sentenza.
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Responsabilità del correntista per uso di fondi errati
Un correntista, dopo aver ricevuto un accredito errato di oltre un milione di euro su un conto quasi vuoto, ha utilizzato i fondi per investimenti in perdita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo l'esclusiva responsabilità del correntista. Il suo comportamento, consapevole e azzardato, è stato qualificato come caso fortuito, interrompendo così il nesso di causalità con l'errore della banca e escludendo il diritto al risarcimento del danno.
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Eccezione incompetenza territoriale: quando è tardiva?
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato la decisione sostenendo un'eccezione incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'eccezione di incompetenza deve essere sollevata non oltre la prima udienza di comparizione. Presentarla in una memoria successiva, anche se autorizzata, la rende tardiva. I motivi relativi alla valutazione dello stato di insolvenza sono stati altresì respinti in quanto miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Notifica al socio: vale la vecchia residenza?
Un socio illimitatamente responsabile di una s.n.c., trasferitosi all'estero, impugnava la propria dichiarazione di fallimento sostenendo la nullità della notifica, avvenuta alla sua precedente residenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la validità della notifica al socio. Ha chiarito che i dati risultanti dal registro delle imprese e la presenza di elementi fattuali (come una cassetta postale a nome del destinatario) possono prevalere sulle risultanze anagrafiche, essendo onere dell'imprenditore aggiornare i registri pubblici. Di conseguenza, il reclamo contro la sentenza di fallimento è stato ritenuto tardivo.
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Riserve appalti pubblici: quando iscriverle?
In una controversia tra un'impresa e un Comune, la Corte di Cassazione ha chiarito i termini per l'iscrizione delle riserve negli appalti pubblici. L'ordinanza distingue tra danni immediatamente percepibili, per cui la riserva deve essere tempestiva, e danni derivanti da una sospensione che diventa illegittima nel tempo. Per quest'ultima ipotesi, la Corte ha stabilito che la riserva può essere validamente iscritta al momento della ripresa dei lavori, cassando con rinvio la decisione d'appello che l'aveva ritenuta tardiva.
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Diritto di difesa fallimento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio contro la sentenza di fallimento della propria società. Il socio lamentava una violazione del diritto di difesa fallimento, sostenendo che il tribunale non avesse atteso la proposizione di un reclamo contro la revoca di misure protettive. La Corte ha stabilito che la società aveva avuto il tempo per agire e non ha specificato come il tribunale le avesse impedito di esercitare i propri diritti, rendendo il motivo di ricorso generico e quindi inammissibile.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'altra società, poi fallita. Il curatore ha agito in revocatoria, sostenendo la conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La creditrice ha contestato la validità della notifica dell'atto di citazione (ricevuta via PEC con file .p7m) e la mancanza di prove. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il destinatario di una PEC deve essere in grado di aprire i formati legali come il .p7m e che la scientia decoctionis si può provare con indizi quali solleciti, piani di rientro falliti e le stesse dichiarazioni del creditore in precedenti atti giudiziari.
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Validità trust: i poteri del disponente non lo annullano
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di un trust in cui il disponente manteneva poteri significativi, come quello di revocare il trustee. I beneficiari avevano impugnato il trust, sostenendo che tali poteri ne compromettessero l'effetto di segregazione, rendendolo nullo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la validità del trust non è pregiudicata dalla mera possibilità per il disponente di esercitare pressioni sul trustee (ad esempio, tramite il potere di revoca). Ciò che conta è che l'atto istitutivo realizzi un'effettiva segregazione patrimoniale e attribuisca al trustee la titolarità e la gestione autonoma dei beni. Il trust è stato quindi ritenuto valido ed efficace, mentre sono state dichiarate inefficaci le successive modifiche e lo scioglimento anticipato perché non previsti dall'atto istitutivo originario.
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Concessione traslativa: chi paga l’indennità?
Un ente pubblico per la gestione stradale ha delegato le procedure di esproprio a un appaltatore per lavori autostradali. Quando l'appaltatore ha concordato un'indennità con i proprietari terrieri ma l'ente ha rifiutato il pagamento, è nata una controversia. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente pubblico, chiarendo che una semplice delega di compiti non costituisce una "concessione traslativa" a meno che una legge specifica non trasferisca la piena responsabilità all'appaltatore. Quest'ultimo ha agito come mero rappresentante, rendendo l'ente pubblico direttamente responsabile del pagamento.
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Giudicato interno: quando è troppo tardi per agire
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia bancaria. La decisione si fonda su principi procedurali cruciali, come la formazione del giudicato interno su una questione non specificamente appellata e l'applicazione della regola della "doppia conforme". La Corte ha sanzionato i ricorrenti per abuso del processo, avendo insistito nell'impugnazione nonostante una proposta di definizione sfavorevole.
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Scientia decoctionis: prova e oneri nella revocatoria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società cooperativa in liquidazione che aveva agito in revocatoria contro una banca. La Corte ha confermato che la prova della 'scientia decoctionis', ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, grava sulla procedura concorsuale. La valutazione degli elementi indiziari (segnalazioni in centrale rischi, andamento del conto, protesti) spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente, come nel caso di specie, dove i singoli indizi non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare la conoscenza effettiva dell'insolvenza.
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Spese legali nel giudizio di rinvio: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene su un caso complesso riguardante un decreto di espulsione. La questione centrale riguarda la corretta gestione delle spese legali nel giudizio di rinvio. La Corte ha stabilito che, in caso di omissione da parte del giudice di rinvio nel decidere sulle spese della precedente fase di Cassazione, la Suprema Corte può decidere direttamente nel merito. Data la complessità dell'esito processuale, con vittorie e sconfitte parziali per le parti, la Corte ha optato per la compensazione integrale delle spese legali dell'intero giudizio.
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Eccezione in senso stretto: come gestirla in appello
In una controversia su un appalto pubblico, la Cassazione chiarisce le regole per la gestione dell'eccezione in senso stretto in appello. Un'impresa aveva ottenuto un risarcimento danni in primo grado. In appello, l'ente pubblico sollevava una nuova eccezione sulla specificità delle riserve. La Suprema Corte ha stabilito che tale eccezione, essendo in senso stretto, non poteva essere proposta per la prima volta in appello, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame del merito.
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