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Art. 160 Codice Penale — Anno 2022

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102 provvedimenti

Altri anni per Art. 160 Codice Penale

Prescrizione del reato di guida alterata: annullata la condanna
Il Conducente era stato condannato per guida sotto l'effetto di stupefacenti per fatti commessi nel 2013. Dopo che la Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il suo gravame, la Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno rilevato il decorso del termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato, maturata ad aprile 2021. Non emergendo elementi evidenti di innocenza per un proscioglimento nel merito, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Responsabilità amministrativa degli enti: l’azienda non si salva
Il Tribunale di Brescia aveva dichiarato prescritto sia il reato ambientale commesso dall'amministratore di una carrozzeria, sia l'illecito amministrativo contestato alla società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, stabilendo che la prescrizione del reato commesso dalla persona fisica non estingue automaticamente la responsabilità amministrativa degli enti. Se l'illecito è stato contestato prima della prescrizione del reato presupposto, il termine di prescrizione per la società si interrompe e rimane sospeso fino alla sentenza definitiva. La Cassazione ha quindi annullato la decisione di proscioglimento della società, disponendo un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per cessione di sostanze stupefacenti commessa nel 2014. Sia l'Imputato sia il Pubblico Ministero proponevano appello. L'appello dell'Imputato veniva dichiarato inammissibile perché tardivo, mentre veniva accolto quello del Pubblico Ministero per rideterminare la pena. L'Imputato ricorreva in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione straordinaria dei termini legata all'emergenza COVID-19 non si applica se in quel periodo non vi erano udienze fissate o termini in corso per il caso specifico. Di conseguenza, non operando la sospensione, il termine massimo di sette anni e sei mesi era già decorso. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Sospensione condizionale della pena negata senza un perché
L'Imputato, condannato per porto e detenzione illegale di arma, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. Il reato di detenzione si è estinto per prescrizione, comportando il taglio di otto mesi di reclusione. Per il reato di porto d'arma, la Cassazione ha confermato la colpevolezza ma ha annullato la sentenza con rinvio alla Corte d'appello. I giudici di secondo grado avevano infatti ignorato la richiesta di sospensione condizionale della pena, omettendo qualsiasi motivazione sul punto. Ora un nuovo giudice dovrà valutare se concedere il beneficio.
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Estensione dell’impugnazione: reato estinto e rinvio al civile
L'Imputato, condannato dal Giudice di pace per lesioni personali, propone appello. Il Tribunale dichiara inammissibile l'impugnazione poiché l'atto non contestava specificamente il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Imputato. I giudici chiariscono che l'appello contro la responsabilità penale comporta l'automatico effetto di estensione dell'impugnazione anche alle statuizioni civili collegate. Poiché il reato di lesioni si è nel frattempo estinto per prescrizione, la Cassazione annulla senza rinvio la condanna penale. Tuttavia, la Corte annulla la sentenza anche agli effetti civili, rinviando la decisione sul risarcimento al giudice civile competente.
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Prescrizione del reato: pena cancellata ma il risarcimento resta
L'Imputata era stata condannata per il reato di lesioni personali commesso nel 2009. Il Tribunale, in sede di appello, aveva confermato la condanna nel 2020, ignorando che il reato si era già estinto anni prima. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando che la prescrizione del reato era maturata ampiamente prima della sentenza di secondo grado, tenendo conto dei termini ordinari e dei periodi di sospensione dovuti a rinvii d'udienza. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata per quanto riguarda la responsabilità penale. Tuttavia, restano fermi gli effetti civili della condanna, ossia l'obbligo di risarcire il danno alla persona offesa, poiché la difesa non ha contestato le statuizioni civili nel ricorso.
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Ricettazione di assegni: la Cassazione nega la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la ricettazione di assegni bancari smarriti. L'imputata aveva ricevuto e versato sul proprio conto corrente i titoli di credito senza fornire alcuna giustificazione lecita, agendo per ottenere un ingiusto profitto. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che in presenza di una doppia conforme non è possibile riesaminare le prove in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la prescrizione non era decorsa poiché la recidiva specifica comporta l'aumento della metà del termine ordinario. L'imputata perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per l’imprenditrice
Un'imprenditrice era stata condannata nei primi due gradi di giudizio per l'omesso versamento all'INPS delle ritenute previdenziali dei dipendenti nel 2010. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, calcolando che il termine massimo di nove anni, comprensivo di sospensioni e interruzioni dovute alla recidiva, era decorso il 14 gennaio 2020, prima della sentenza d'appello del 2021. Di conseguenza, la Cassazione ha sancito la prescrizione del reato e ha annullato la condanna senza rinvio, liberando definitivamente l'imputata da ogni responsabilità penale.
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Contrasto tra dispositivo e motivazione: la decisione prevale
L'Imputato, condannato per favoreggiamento reale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un insanabile contrasto tra dispositivo e motivazione della sentenza d'appello. La motivazione indicava erroneamente che il reato fosse estinto per prescrizione, mentre il dispositivo confermava la condanna. La Suprema Corte ha rigettato la tesi della prescrizione, chiarendo che in caso di contrasto tra dispositivo e motivazione non contestuali prevale il primo, quale immediata espressione della volontà del giudice. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso sul trattamento sanzionatorio per mancanza di motivazione sulla mancata applicazione di alcune attenuanti, annullando la sentenza limitatamente alla pena e rinviando il caso alla Corte d'appello per una nuova determinazione.
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Omessa dichiarazione dei redditi: agricoltore o commerciante?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un imprenditore agricolo, accusato del reato di omessa dichiarazione dei redditi. L'imputato sosteneva che la propria attività fosse prevalentemente agricola e non commerciale, beneficiando così di un regime fiscale agevolato. Tuttavia, i giudici hanno accertato la presenza di più punti vendita al dettaglio e un volume d'affari incompatibile con la sola coltivazione della terra, qualificando l'attività come prevalentemente commerciale. La Suprema Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione del reato, chiarendo che non è possibile combinare frammenti di leggi diverse per ottenere un trattamento più favorevole. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per vizio di forma
Due cittadini erano stati condannati per il porto ingiustificato, fuori dalla propria abitazione, di oggetti atti ad offendere. Entrambi hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando, tra i vari motivi, una grave nullità processuale: la sentenza di primo grado faceva riferimento a fatti completamente diversi da quelli contestati nell'accusa. La Suprema Corte ha rilevato che i ricorsi non erano manifestamente infondati o inammissibili. Di conseguenza, l'ammissibilità dei ricorsi ha consentito di rilevare l'avvenuto decorso del termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
Un uomo, condannato per truffa, ha proposto ricorso contestando la qualificazione del reato e invocando la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che la riqualificazione giuridica richiedeva accertamenti di fatto preclusi in sede di legittimità. Di conseguenza, l'inammissibilità originaria del ricorso ha impedito la costituzione di un regolare rapporto processuale, determinando il passaggio in giudicato della condanna. Questo blocco ha precluso la possibilità di far valere la prescrizione maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: quando il silenzio cancella l’accusa
Il Tribunale aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di ricettazione contestato all'Imputato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il termine massimo non fosse ancora scaduto poiché andava aggiunto l'aumento di un quarto previsto per gli atti interruttivi, come il decreto di citazione a giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato si compie comunque se, dopo l'ultimo atto interruttivo, decorre interamente il termine ordinario di otto anni senza ulteriori atti, configurando la cosiddetta prescrizione intermedia. Di conseguenza, l'Imputato è stato definitivamente prosciolto.
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Prescrizione del reato: condanna annullata dopo dieci anni
Il caso riguarda L'Imputato, condannato in primo e secondo grado per spaccio di lieve entità commesso nel 2011. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione, eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ricalcolando i termini di prescrizione. Considerando la pena base e l'aumento per la recidiva specifica, il termine massimo era di sei anni. Poiché tra la sentenza di primo grado del novembre 2011 e la citazione in appello del dicembre 2020 è decorso un tempo superiore al termine di prescrizione ordinario, il reato si è estinto nel novembre 2017. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Violazione dei sigilli: condanna valida oltre la prescrizione
Il Proprietario di un immobile e la Moglie, nominata custode giudiziario del cantiere sequestrato, sono stati condannati per la violazione dei sigilli (Art. 349 c.p.) per aver proseguito lavori edili abusivi nonostante il sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo della prescrizione del reato, rileva esclusivamente la data di lettura del dispositivo della sentenza in udienza e non il successivo deposito delle motivazioni. Inoltre, il Proprietario non poteva ottenere la sospensione condizionale della pena, avendone già usufruito due volte in passato per lo stesso reato. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Testimonianza indiretta della polizia: annullata la condanna
L'Imputato era accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver fornito contratti di locazione falsi a cittadini stranieri. La condanna si basava principalmente sulle dichiarazioni degli agenti di polizia, che riferivano quanto appreso dai proprietari degli immobili. L'Imputato ha fatto ricorso contestando la validità di queste prove. La Cassazione ha ritenuto fondato il dubbio sulla utilizzabilità di tale testimonianza indiretta della polizia. Tuttavia, poiché dal momento del fatto è decorso il termine massimo di sette anni e sei mesi, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato. L'Imputato evita così la condanna definitiva.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per ricettazione
Un cittadino, accusato di ricettazione per fatti risalenti al 2005, si è opposto alla condanna inflitta in appello sostenendo che il tempo massimo per essere giudicato fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello aveva calcolato una sospensione dei termini eccessivamente lunga a causa dell'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione straordinaria per la prima fase della pandemia non può superare i sessantaquattro giorni complessivi. Di conseguenza, ricalcolando correttamente i tempi, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Interruzione della prescrizione: l’atto nullo che salva il processo
Il Tribunale di Bergamo aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di tentato furto in abitazione contestato a un'imputata. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, contestando l'errato calcolo dei termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'emissione del decreto di citazione a giudizio determina l'interruzione della prescrizione anche se l'atto viene successivamente dichiarato nullo e riemesso. Gli atti interruttivi hanno infatti valore oggettivo e dimostrano la persistenza dell'interesse punitivo dello Stato. Di conseguenza, ricalcolando i termini con l'aumento dovuto alla recidiva specifica, la prescrizione non era ancora maturata. La Suprema Corte ha annullato la sentenza predibattimentale e ha trasmesso gli atti al Tribunale per lo svolgimento del processo.
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Omessa dichiarazione dei redditi: la prescrizione non salva
L'Amministratore di una società è stato condannato per il reato di omessa dichiarazione dei redditi e IVA per gli anni 2008 e 2009. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati fossero già estinti per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, calcolando correttamente la decorrenza dei termini (novanta giorni dopo la scadenza ordinaria) e tenendo conto dei periodi di sospensione del processo, la prescrizione non era ancora maturata al momento della decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione eventualmente maturata in un momento successivo, confermando la condanna penale e pecuniaria dell'imputato.
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Prescrizione del reato: ricorso nullo e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di minacce. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che, per i reati di competenza del Giudice di Pace, non è ammesso il ricorso per vizi di motivazione. Inoltre, i giudici hanno ribadito un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, non è possibile rilevare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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