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Art. 157 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

60 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice di Procedura Penale

Opposizione a decreto penale di condanna: avviso o ritiro?
L'Imputata riceve una sanzione tramite decreto penale per omissioni contributive. L'ufficiale giudiziario deposita l'atto presso il Comune per assenza della destinataria e invia la raccomandata informativa. L'Imputata riceve l'avviso il 23 dicembre e ritira materialmente l'atto il 29 dicembre. Presenta quindi l'opposizione a decreto penale di condanna l'11 gennaio. Il giudice dichiara il ricorso tardivo poiché il termine di quindici giorni scadeva il 7 gennaio. La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità: il tempo per agire decorre dalla consegna dell'avviso di deposito e non dal giorno del materiale ritiro dell'atto.
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Lieve entità nello spaccio: quando la continuità nega lo sconto
Due uomini sono stati condannati per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati ha presentato ricorso richiedendo la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, evidenziando che le singole cessioni riguardavano ridotti quantitativi di sostanza. L'altro ricorrente ha eccepito un vizio formale nella notifica dell'atto di citazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'ipotesi di lieve entità nello spaccio non si applica quando le condotte si inseriscono in una rete organizzata e continuativa con rilevanti volumi complessivi di droga. La Corte ha inoltre confermato la misura dell'espulsione dal territorio dello Stato per il cittadino straniero e ha stabilito che i difetti di notifica non eccepiti nei termini risultano sanati.
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Prescrizione del Reato Ambientale: Assolto il Tecnico, Condannato l’Ex Sindaco
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imputati, un ex Responsabile Tecnico comunale e un ex Sindaco, accusati di deposito incontrollato di rifiuti. Il Responsabile Tecnico ha ottenuto l'annullamento della condanna per intervenuta prescrizione del reato ambientale, poiché il termine era già scaduto prima dell'applicazione delle sospensioni legate all'emergenza Covid-19, data la cessazione delle sue funzioni. Il ricorso dell'ex Sindaco, invece, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto valide le notifiche al suo difensore e ha confermato l'illegittimità dell'ordinanza di stoccaggio rifiuti, non essendo basata su una reale urgenza ma su una preesistente cattiva gestione. L'ex Sindaco dovrà pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
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Abbandono di Rifiuti: Da illecito a reato penale per l’azienda
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore, legale rappresentante di un'azienda, riconosciuto colpevole di abbandono di rifiuti pericolosi e non pericolosi su un terreno affittato, senza le dovute autorizzazioni. L'imprenditore sosteneva si trattasse di un illecito amministrativo e che il reato fosse caduto in prescrizione. La Suprema Corte ha chiarito che l'abbandono di rifiuti da parte di un titolare d'impresa costituisce un reato penale (Art. 256 D.Lgs. 152/2006), non un semplice illecito amministrativo. Ha inoltre stabilito che il reato era di natura permanente e che i termini di prescrizione non erano scaduti, anche considerando le sospensioni dovute alle astensioni degli avvocati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese.
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Rescissione del giudicato e cambio di domicilio non comunicato
L'Imputato ha chiesto la rescissione del giudicato contro una condanna definitiva a un anno e sei mesi di reclusione, sostenendo di non aver mai saputo del processo a suo carico. Durante le indagini preliminari, L'Imputato aveva dichiarato il proprio domicilio presso la residenza materna, trasferendosi in seguito senza comunicare la variazione. La notifica del decreto di citazione a giudizio e stata regolarmente ricevuta dalla madre convivente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di conoscenza del processo non e incolpevole se deriva dalla violazione dell'obbligo di comunicare il cambio di domicilio. Inoltre, l'inerzia del difensore d'ufficio non giustifica la negligenza dell'imputato che non si e mai informato sullo stato del procedimento. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Notificazione atto penale: valida a ‘addetta alla casa’, abuso edilizio grave
La Corte d'Appello aveva confermato la condanna di un Lavoratore per abuso edilizio. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità della **notificazione atto penale** (consegna dell'atto) e la mancata applicazione della 'particolare tenuità del fatto'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la notificazione è valida anche se ricevuta da una 'addetta alla casa' presso il domicilio eletto, purché si crei un ragionevole affidamento sulla consegna. Ha inoltre escluso la tenuità del fatto per un abuso edilizio di notevole entità (tre vani, 141 mc).
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Notifica irregolare sentenza penale: quando un ordine di demolizione è nullo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva respinto la richiesta di due imputati. Questi ultimi lamentavano la **notifica irregolare sentenza penale** di condanna e dell'ordine di demolizione, sostenendo di non averne mai avuto effettiva conoscenza. La notifica del decreto di citazione a giudizio era avvenuta a persona non convivente e mancava l'avviso di deposito della sentenza contumaciale, oltre a una pagina del provvedimento. La Cassazione ha ritenuto che il Tribunale non avesse adeguatamente esaminato questi vizi, rinviando gli atti per un nuovo accertamento sulla validità delle notifiche e sulla conoscenza della sentenza da parte degli imputati.
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Notifica atti giudiziari: l’irreperibilità non è solo scomparsa
Un individuo, condannato per reati di droga, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la validità della notifica atti giudiziari per l'udienza d'appello. Sosteneva di essere stato solo temporaneamente assente dal suo domicilio eletto, non irreperibile, e che la notifica avrebbe dovuto essere consegnata a un familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'irreperibilità, ai fini della notifica al domicilio eletto, include anche l'assenza temporanea, senza richiedere ulteriori indagini da parte degli ufficiali notificatori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Restituzione nel termine: firma su raccomandata e notifica
Un cittadino riceve un decreto penale di condanna notificato tramite deposito presso la casa comunale dopo l'assenza al domicilio. L'interessato richiede la restituzione nel termine per opporsi al provvedimento. Il richiedente sostiene di non aver mai conosciuto l'atto e disconosce la firma sulla ricevuta della raccomandata informativa, lamentando la mancata consegna al portiere dello stabile. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. La presenza del custode all'epoca dei fatti non risulta provata e la firma sull'avviso di ricevimento attesta la piena conoscenza legale dell'atto, non essendo stata presentata querela di falso per smentirla.
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Notifica del decreto di citazione: condanna annullata
Il Gestore di un locale pubblico veniva condannato per disturbo della quiete e apertura abusiva di pubblico spettacolo. La difesa ha proposto ricorso lamentando la mancata partecipazione al processo d'appello per un difetto di notifica. L'imputato aveva infatti revocato l'elezione di domicilio, ma la Corte d'Appello ha celebrato il processo prima che la nuova notifica venisse perfezionata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa o tardiva notifica del decreto di citazione lede il diritto di difesa. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, ordinando la trasmissione degli atti per un nuovo giudizio.
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Rescissione del giudicato: l’estero non cancella la condanna
Un cittadino, condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per contrabbando, ha richiesto la rescissione del giudicato sostenendo di non aver saputo del processo poiché si era trasferito in Germania. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'imputato aveva precedentemente dichiarato un domicilio in Italia presso cui le notifiche erano state regolarmente consegnate a familiari conviventi, nello specifico la madre e la zia. Il trasferimento all'estero senza comunicare il cambio di indirizzo costituisce una colpa del condannato. Di conseguenza, la mancata conoscenza del processo non può definirsi incolpevole. La Suprema Corte ha confermato la condanna e dichiarato inammissibile la richiesta.
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Prescrizione del reato: salvo dalla condanna per i DVD falsi
Un cittadino straniero è stato condannato per ricettazione dopo essere stato sorpreso a vendere oltre duecento DVD contraffatti. La difesa ha impugnato la condanna contestando vizi di notifica e chiedendo la riqualificazione del fatto in incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi di ricorso infondati nel merito. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il fatto risaliva al febbraio del 2012. Di conseguenza, è maturata la prescrizione del reato prima della decisione di legittimità. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo che il decorso del tempo cancella l'illecito penale, determinando la vittoria finale dell'imputato che evita così la pena detentiva originariamente inflitta.
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Elezione di domicilio: l’errore di notifica annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti condannati in appello per reati tributari. Il primo imputato ha eccepito la nullità della notifica dell'atto di citazione, eseguita presso il difensore d'ufficio anziché presso lo studio del legale precedentemente indicato come elezione di domicilio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la nomina di un nuovo difensore non revoca automaticamente l'elezione di domicilio originaria. Di conseguenza, la sentenza di appello contro di lui è stata annullata senza rinvio. Al contrario, il ricorso della seconda coimputata, incentrato sulla presunta veridicità delle fatture emesse dalle sue cooperative, è stato dichiarato inammissibile per carenza di prove idonee a smentire la ricostruzione dei giudici di merito.
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Notifica al difensore: valida anche se l’imputato è solo assente
L'Imputato, condannato per reati edilizi, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità della notifica del decreto di citazione in appello. L'atto era stato consegnato al suo avvocato poiché l'ufficiale giudiziario, dopo due tentativi, non lo aveva trovato a casa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la temporanea assenza del destinatario dal domicilio eletto rende legittima la notifica al difensore. Inoltre, il verbale dell'ufficiale giudiziario fa piena prova delle ricerche effettuate. Di conseguenza, la condanna dell'Imputato è diventata definitiva e lo stesso è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se vendi in strada
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per un uomo sorpreso a detenere dosi di hashish e marijuana pronte per la vendita, insieme a denaro contante. I giudici hanno escluso la qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio a causa delle modalità della condotta: il soggetto vendeva la sostanza in pieno giorno, sulla pubblica via, con dosi già confezionate e denaro in piccolo taglio. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto valide le notifiche processuali e ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando che l'assenza di un lavoro e di una dimora stabile giustificano la confisca del denaro trovato in suo possesso. Il ricorso è stato rigettato.
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Occultamento di scritture contabili: colpevole ma la pena scende
Il Legale Rappresentante di una società viene condannato per omessa dichiarazione dei redditi e occultamento di scritture contabili. L'imputato ricorre in Cassazione contestando la regolarità delle notifiche eseguite presso il difensore a causa della sua assenza temporanea dal domicilio eletto e l'eccessività della pena. La Suprema Corte rigetta i motivi sulla colpevolezza e sulla notifica, confermando che l'assenza temporanea legittima la notifica al difensore. Accoglie invece il ricorso sul trattamento sanzionatorio: i giudici d'appello hanno applicato come minimo edittale una pena di un anno e sei mesi, ignorando che la legge vigente al momento del fatto prevedeva un minimo di sei mesi. La sentenza viene annullata limitatamente al calcolo della pena, con rinvio alla Corte d'appello per la rideterminazione, mentre la condanna per occultamento di scritture contabili diventa definitiva.
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Ingiunzione a demolire: no al ricorso diretto in Cassazione
Il Cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento di ingiunzione a demolire emesso dal Pubblico Ministero per reati edilizi, lamentando la mancata notifica di precedenti atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingiunzione a demolire emessa dal Pubblico Ministero è un atto esecutivo non giurisdizionale. Pertanto, non è direttamente impugnabile con ricorso per cassazione. Il rimedio corretto per contestare tale provvedimento è l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Elezione di domicilio: residenza e notifiche a confronto
Il caso riguarda un'imputata che ha contestato l'esecutività di una sentenza di condanna per via di una notifica non valida. L'avviso di deposito della sentenza era stato infatti notificato presso la sua residenza anagrafica, indicata nell'atto di appello, anziché presso il domicilio precedentemente eletto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice indicazione della residenza anagrafica in un atto non equivale a una formale elezione di domicilio. Quest'ultima richiede infatti una manifestazione di volontà consapevole e non equivoca. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il caso alla Corte d'appello per verificare la corretta formazione del titolo esecutivo.
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Abuso edilizio: ampliare la casa invece di demolirla costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria condannata per abuso edilizio. La donna aveva realizzato diversi interventi edilizi abusivi (tra cui tramezzature, una rampa e una piscina) su un immobile già colpito da un ordine di demolizione non eseguito, in zona sismica e senza autorizzazioni. La ricorrente contestava la validità della notifica dell'atto di citazione, consegnato al fratello, e chiedeva la prescrizione dei reati o l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica al fratello è valida e che i nuovi lavori su un'opera abusiva ereditano l'illegittimità della struttura principale. Di conseguenza, la condanna a nove mesi di arresto e 15.000 euro di ammenda è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Opposizione a decreto penale: la giacenza non salva dal ritardo
Il Tribunale dichiara inammissibile l'opposizione a decreto penale presentata dall'Imputato perché tardiva. L'Imputato ricorre in Cassazione sostenendo che il termine di quindici giorni per proporre l'opposizione dovesse decorrere solo dopo i dieci giorni di giacenza della raccomandata informativa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che per le notifiche ex art. 157, comma 8, c.p.p., la conoscenza dell'atto decorre dal giorno di ricezione della raccomandata informativa e non si applica la disciplina della giacenza postale di dieci giorni. Di conseguenza, l'opposizione a decreto penale è stata presentata oltre il termine di legge. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna l'Imputato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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