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Art. 157 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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49 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice di Procedura Penale

Inammissibilità appello: quando non serve allegare atti
La Corte di Cassazione ha annullato una declaratoria di inammissibilità appello. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto mancanti il mandato e l'elezione di domicilio, atti che invece la cancelleria deve trasmettere d'ufficio. La Cassazione, verificato il fascicolo, ha confermato la presenza degli atti, annullando la decisione e rinviando per il giudizio di merito.
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Notifica al portiere: quando è valida e cosa fare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza, il quale contestava la validità della notifica del decreto di citazione a giudizio. La Corte ha stabilito che la notifica al portiere è pienamente valida se eseguita correttamente, ovvero con la consegna dell'atto al portiere identificato e l'invio della successiva raccomandata informativa all'interessato. L'imputato non ha fornito prove concrete di non aver avuto conoscenza del processo per cause a lui non imputabili.
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Amministratore di fatto: la guida completa al reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un soggetto qualificato come amministratore di fatto. La Corte ha chiarito che, per assumere tale qualifica, non è necessaria una gestione prolungata nel tempo; è sufficiente esercitare un controllo totale sulla società, anche per un breve periodo, finalizzato a spogliarla dei suoi beni. La sentenza ha anche respinto le censure procedurali relative alla dichiarazione di irreperibilità dell'imputato, ritenendo adeguate le ricerche svolte dalle autorità.
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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile
Due fratelli, amministratori di fatto della società di famiglia, sono stati condannati per bancarotta fraudolenta per aver sottratto beni aziendali. Il loro ricorso in Cassazione è stato respinto perché ritenuto generico e non supportato dai documenti necessari a provare i vizi procedurali lamentati, confermando così la condanna.
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Concorso di reati: sequestro e violenza sessuale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale e sequestro di persona, chiarendo il principio del concorso di reati. La sentenza stabilisce che il sequestro non viene assorbito dalla violenza se la privazione della libertà si protrae oltre il tempo strettamente necessario a commettere l'abuso. In questo caso, la durata prolungata della coercizione ha giustificato la condanna per entrambi i delitti. La Corte ha inoltre rigettato i motivi procedurali relativi alla notifica degli atti e alla richiesta di rinnovare l'istruttoria.
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Interesse ad impugnare: il ricorso inammissibile
Un condannato, pur avendo ottenuto l'affidamento in prova, ha impugnato l'ordinanza per vizi procedurali. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di interesse ad impugnare, poiché dall'accoglimento dell'impugnazione non sarebbe derivato alcun vantaggio concreto, essendo il provvedimento già pienamente favorevole.
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Pene sostitutive: richiesta tardiva e riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel regime transitorio della Riforma Cartabia, la richiesta di pene sostitutive è valida anche se presentata con le conclusioni scritte, pochi giorni prima dell'udienza. La sentenza analizza un caso in cui un imputato, condannato in primo e secondo grado, si era visto negare la valutazione della sua istanza. La Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello su questo specifico punto, rinviando per un nuovo esame, poiché l'omessa pronuncia ha violato il diritto dell'imputato a una valutazione nel merito della sua richiesta di pene sostitutive. Gli altri motivi di ricorso, relativi a vizi di notifica e alla recidiva, sono stati respinti.
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Dolo concorsuale: prescrizione e effetti civili
Una commercialista è stata accusata di dolo concorsuale per aver utilizzato crediti fiscali inesistenti per azzerare il debito di un suo cliente, debito che si era personalmente accollata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna penale a causa di un errore nel calcolo dei termini. Tuttavia, ha confermato la responsabilità della professionista ai fini civili, ritenendola tenuta al risarcimento del danno, poiché il suo intento consapevole di partecipare all'illecito è stato pienamente provato.
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Notifica domicilio inidoneo: valida se fatta al legale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. Il caso verteva sulla validità delle notifiche processuali. La Corte ha stabilito che, in caso di notifica a domicilio inidoneo, ovvero quando l'indirizzo eletto dall'imputato si rivela inefficace (nella fattispecie, una stazione dei Carabinieri dove risultava sconosciuto), la notifica effettuata successivamente presso il difensore è pienamente valida e legittima ai sensi dell'art. 161, comma 4, c.p.p., senza che sia necessario compiere ulteriori ricerche di reperibilità dell'imputato.
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