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Art. 15 Legge Fallimentare

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56 provvedimenti

Revoca concordato: Cassazione conferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro la sentenza che ne aveva dichiarato il fallimento. La decisione si fonda sulla conferma della revoca del concordato preventivo, originariamente disposta per il mancato rispetto dei termini perentori per il deposito della documentazione e per la presenza di un sequestro penale sui beni aziendali. La Corte ha ritenuto sufficiente a sostenere la decisione la mancata decadenza dai termini, rendendo inammissibili le altre censure.
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Fallimento società incorporata: notifica all’estinta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18261/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di fallimento società incorporata. In caso di fusione, se la richiesta di fallimento avviene entro un anno dalla cancellazione, la notifica va indirizzata alla società estinta e al suo legale rappresentante, non alla società incorporante. Quest'ultima, pur essendo successore universale, non è il destinatario principale della notifica, ma può intervenire nel processo. La Corte ha basato la sua decisione su una 'fictio iuris' prevista dalla legge fallimentare, che considera la società estinta come ancora esistente ai soli fini della procedura concorsuale, per tutelare i creditori.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso avverso una sentenza di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente, erede dell'imprenditore defunto, non ha depositato la copia della sentenza d'appello munita della prova della sua notificazione, rendendo impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'impugnazione. Questo caso evidenzia come il mancato adempimento di un onere processuale, come l'onere della prova sulla tempestività, possa precludere l'esame nel merito delle questioni sollevate, portando all'improcedibilità del ricorso per cassazione.
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Trasferimento fittizio: notifica valida in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che, dopo aver effettuato un trasferimento fittizio della sede legale all'estero, contestava la validità della notifica del ricorso di fallimento avvenuta in Italia. La Corte ha stabilito che, in caso di trasferimento meramente formale e non effettivo, la sede legale ai fini della notifica rimane quella italiana, rendendo legittima la procedura di fallimento avviata dall'Agente della Riscossione.
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Fallimento società cooperativa: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società cooperativa contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ha ribadito che il fallimento di una società cooperativa è possibile quando questa svolge un'attività commerciale oggettiva, indipendentemente dal suo fine mutualistico. Inoltre, ha sottolineato che i vizi procedurali, come presunti difetti di notifica, devono essere specificamente e completamente documentati nel ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza.
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Requisiti di fallibilità: prova e oneri per l’impresa
Una società dichiarata fallita su istanza dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato la decisione sostenendo di non possedere i requisiti di fallibilità. In particolare, affermava che il suo debito erariale, al netto di un controcredito IVA, sarebbe stato inferiore alla soglia di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per l'esonero dal fallimento è necessario il mancato superamento congiunto di tutte e tre le soglie dimensionali. Una volta accertato il superamento di una sola di esse (in questo caso, l'indebitamento superiore a 500.000 euro), l'esame delle altre diventa superfluo. La valutazione del controcredito è stata inoltre ritenuta un insindacabile accertamento di merito.
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Stato di insolvenza: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società informatica, dichiarata fallita dalla Corte d'Appello, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione del suo stato di insolvenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti e delle prove, come l'analisi dei bilanci e la sussistenza dei debiti, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi specifici. La decisione conferma che lo stato di insolvenza si desume da un complesso di fattori che dimostrano l'incapacità dell'impresa di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Poteri officiosi del giudice: i limiti nel reclamo
Una società di costruzioni, dichiarata fallita, ricorre in Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello di confermare il fallimento. Il ricorso si basa sull'inammissibilità di documenti prodotti tardivamente da un creditore nel giudizio di rinvio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità dei poteri officiosi del giudice fallimentare. Questi poteri consentono al giudice di acquisire d'ufficio i documenti necessari a verificare le soglie di fallibilità, anche se prodotti tardivamente, superando le preclusioni ordinarie per garantire l'accertamento della verità materiale.
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Concordato con riserva: deposito spese e inammissibilità
Una società di costruzioni ha visto la sua domanda di concordato con riserva dichiarata inammissibile per aver depositato solo parzialmente le spese di procedura ordinate dal tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il mancato o parziale versamento non può essere una causa automatica di inammissibilità. Secondo la Corte, tale inadempimento deve essere valutato dal giudice nel contesto più ampio della serietà e fattibilità del piano proposto dal debitore, e non come un ostacolo formale insuperabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Bancarotta fraudolenta: l’obbligo di tenuta contabile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11745/2025, ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore. La Corte ha chiarito che la sistematica emissione di fatture false, generando un enorme debito fiscale e causando il fallimento, integra il reato di bancarotta impropria. Inoltre, ha ribadito che l'amministratore ha un obbligo personale di conservare le scritture contabili e di consegnarle al curatore, non potendo giustificare la loro mancanza con una semplice consegna informale al liquidatore.
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Istanza di fallimento P.M.: legittimità e prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento, richiesta dal Pubblico Ministero. L'ordinanza chiarisce che l'istanza di fallimento del P.M. è legittima anche se basata su informazioni emerse durante indagini penali preliminari. Inoltre, la Corte ha ribadito che la denuncia di vizi procedurali richiede la prova di un pregiudizio concreto al diritto di difesa, non essendo sufficiente una lamentela generica.
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Fondo di Garanzia INPS: quando l’esecuzione non basta
Un lavoratore, dopo aver parzialmente recuperato il proprio credito tramite procedure esecutive, si è visto negare l'accesso al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione esecutiva individuale non è sufficiente a provare lo stato di insolvenza del datore di lavoro. Per accedere al Fondo, il lavoratore avrebbe dovuto richiedere tempestivamente il fallimento dell'azienda entro il termine di un anno dalla sua cessazione, non potendo sostituire tale procedura con il solo pignoramento.
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Attestazione concordato preventivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società, rigettando il ricorso contro la decisione di inammissibilità della proposta di concordato. Il cuore della decisione risiede nella carenza della attestazione concordato preventivo, che non aveva adeguatamente verificato la capacità finanziaria di un soggetto terzo, essenziale per l'apporto di finanza esterna e la fattibilità del piano. La Corte ribadisce che il controllo del tribunale non si limita alla convenienza economica, ma si estende alla reale fattibilità della proposta.
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Procura speciale cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale insanabile: il mancato deposito della procura speciale cassazione, documento essenziale per rappresentare la parte in giudizio. Nonostante il difensore avesse dichiarato di averla allegata telematicamente, il file non è stato rinvenuto, rendendo l'impugnazione improcedibile.
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Opponibilità del trust: la legge italiana prevale
L'amministratore di un trust ha richiesto la restituzione di beni dal fallimento del disponente. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'opponibilità del trust ai creditori nel fallimento è disciplinata dalle norme imperative italiane (come la trascrizione o la data certa anteriore al fallimento) e non dalla legge straniera scelta per regolare il trust. La tutela dei creditori prevista dalla legge fallimentare prevale sulla volontà delle parti.
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Stato di insolvenza: un solo debito è sufficiente?
Una società è stata dichiarata fallita nonostante avesse un solo creditore istante e avesse rateizzato parte dei debiti tributari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che lo stato di insolvenza può essere accertato anche in presenza di un singolo inadempimento, specialmente se riguarda crediti di lavoro, in quanto sintomatico di una più generale incapacità di far fronte alle obbligazioni.
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