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Art. 1492 Codice Civile

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162 provvedimenti

Vizi della cosa venduta: la Cassazione fa chiarezza
Una società di logistica ha citato in giudizio un venditore di semirimorchi per difetti nel coefficiente di isolamento termico. La richiesta è stata respinta nei gradi di merito per tardiva denuncia del vizio (decadenza). La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che le contestazioni sui vizi della cosa venduta devono rispettare termini perentori e che non è compito della Corte rivalutare i fatti già accertati. È stato inoltre chiarito che non si trattava di 'aliud pro alio', poiché i beni erano idonei all'uso specifico indicato nel contratto.
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Omessa pronuncia: quando è possibile un nuovo giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che l'omessa pronuncia del giudice su una specifica domanda non impedisce alla parte di riproporla in un separato e successivo giudizio. Il caso riguardava una richiesta di rimborso per le spese di riparazione di un muro, avanzata dall'acquirente di un immobile nei confronti dei venditori. Questi ultimi sostenevano che una precedente sentenza, che li aveva già condannati a un risarcimento per il mancato godimento del bene, avesse creato un giudicato preclusivo. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, chiarendo che la precedente decisione non aveva mai statuito sulle spese di riparazione, configurando un'ipotesi di omessa pronuncia che legittimava la nuova azione legale.
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Risarcimento danni immobile: include la svalutazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento danni immobile per gravi vizi costruttivi, se formulata in modo generico come 'risarcimento di tutti i danni', comprende anche il deprezzamento commerciale del bene. La Corte ha chiarito che un 'rimedio tampone' non è sufficiente a coprire l'intera area del danno, che include anche la perdita di valore dell'immobile. Di conseguenza, il giudice di merito deve quantificare tale svalutazione, anche avvalendosi di un consulente tecnico d'ufficio, senza poter considerare la richiesta di deprezzamento come una domanda nuova inammissibile in appello.
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Errore percettivo: quando è inammissibile la revoca
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della revocazione per errore percettivo. Nel caso in esame, i ricorrenti lamentavano che la Corte avesse esaminato una versione del loro ricorso diversa da quella notificata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile, specificando che non sussiste errore percettivo quando il giudice esamina l'atto processuale effettivamente depositato in cancelleria, anche se questo dovesse differire dalla copia notificata alla controparte. Le eventuali difformità, inoltre, sono state giudicate irrilevanti ai fini della decisione.
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Vizi di costruzione: danni e tutele per l’acquirente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3011/2025, ha chiarito importanti principi in materia di vizi di costruzione. La Corte ha stabilito che il giudice ha il potere di riqualificare la domanda dell'acquirente, trasformando una richiesta di riduzione del prezzo in una di risarcimento del danno, se i fatti dimostrano la presenza di gravi difetti ai sensi dell'art. 1669 c.c. È stato inoltre confermato che il singolo condomino può agire per i danni derivanti da vizi sulle parti comuni che incidono sulla sua proprietà esclusiva.
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Denuncia vizi immobile: il termine parte da certezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3020/2025, affronta il tema della denuncia vizi immobile in una compravendita. La Corte ha stabilito che il termine di decadenza di otto giorni per la denuncia non decorre dal semplice sospetto, ma dal momento in cui l'acquirente acquisisce una 'certezza obiettiva e completa' del difetto, che in casi complessi può coincidere con il deposito di una perizia tecnica. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio su un motivo procedurale relativo alla mancata ammissione di prove, mentre sono stati respinti i motivi sulla tempestività della denuncia.
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Vizi occulti immobile: da quando decorre la garanzia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia per vizi occulti immobile, come l'inadeguato isolamento acustico, decorre dal momento della scoperta effettiva del difetto e non dalla consegna dell'immobile. Annullata la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritta l'azione degli acquirenti contro la società costruttrice, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Azioni edilizie alternative: la scelta è irrevocabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23819/2025, ha ribadito il principio secondo cui le azioni edilizie alternative, ovvero la risoluzione del contratto e la riduzione del prezzo per vizi della cosa venduta, sono tra loro incompatibili. Una volta che l'acquirente ha scelto una via tramite domanda giudiziale, tale scelta diventa irrevocabile e non può essere modificata in un successivo giudizio. Nel caso di specie, un'acquirente che aveva già ottenuto una riduzione del prezzo in un primo procedimento, non ha potuto successivamente chiedere la risoluzione del contratto per gli stessi vizi.
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Vizi costruttivi: accettazione e garanzia del venditore
Un acquirente cita in giudizio la società costruttrice per gravi vizi costruttivi in un immobile di nuova costruzione, come infiltrazioni d'acqua. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento, ritenendo che l'acquirente avesse accettato le 'scelte progettuali' che hanno causato i problemi. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la conoscenza del progetto da parte dell'acquirente non costituisce accettazione dei vizi costruttivi che compromettono la funzionalità del bene. Il costruttore è sempre responsabile per i difetti derivanti da una progettazione errata, a meno di un'accettazione esplicita successiva alla realizzazione dell'opera.
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Vendita aliud pro alio: onere della prova e risoluzione
Un acquirente compra un'auto usata che si rivela impossibile da immatricolare per gravi difformità (motore e telaio non originali). La Cassazione conferma la risoluzione del contratto per vendita aliud pro alio, stabilendo che il veicolo era totalmente inidoneo all'uso. In questi casi, spetta al venditore, e non all'acquirente, l'onere di provare di aver consegnato un bene conforme. La richiesta di manleva del venditore verso un intermediario è stata respinta.
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Modifica domanda giudiziale: da riduzione a risoluzione
In una controversia su un contratto d'appalto per la fornitura di scafi, una società committente ha inizialmente chiesto la riduzione del prezzo per vizi dell'opera. Successivamente, ha tentato di modificare la sua richiesta in risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che la modifica domanda giudiziale in questo senso è ammissibile. La Corte ha chiarito che non si tratta di una domanda nuova, ma di una modifica della domanda originaria basata sulla stessa causa (l'inadempimento del fornitore), consentendo così una maggiore flessibilità processuale.
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Risoluzione parziale del contratto: quando è dovuta?
Una società fornitrice di componenti industriali, poi fallita, si oppone alla risoluzione del contratto per inadempimento da parte di un'azienda di trasporti. La Corte di Cassazione, pur rigettando le critiche alla perizia tecnica, accoglie il ricorso su un punto cruciale: l'omessa pronuncia della Corte d'Appello sulla richiesta di risoluzione parziale del contratto. Viene stabilito che il giudice di merito deve valutare il diritto del fornitore a essere pagato per i beni già consegnati e utilizzati dalla committente, anche in caso di risoluzione. Il caso è rinviato per una nuova valutazione.
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Aliud pro alio: acqua non potabile e prescrizione
Una utente ha ricevuto acqua non potabile dalla società di fornitura idrica e ha intentato causa per la riduzione del prezzo. I tribunali di merito avevano respinto la domanda applicando la prescrizione breve prevista per i vizi della cosa venduta. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, qualificando la fornitura di acqua non potabile come un caso di 'aliud pro alio', ovvero la consegna di un bene completamente diverso da quello pattuito. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria decennale per inadempimento contrattuale, offrendo una maggiore tutela al consumatore.
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Nullità contratto fornitura: bene non sicuro
La Corte di Cassazione stabilisce la nullità del contratto di fornitura per un macchinario industriale (robot) non conforme alle norme di sicurezza. La violazione di norme imperative rende l'oggetto del contratto illecito o impossibile, determinandone la nullità. Questa invalidità del contratto di fornitura sussiste a prescindere dal collegato contratto di leasing e da eventuali accordi transattivi tra l'utilizzatore e la società concedente.
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Interruzione prescrizione vizi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'interruzione prescrizione vizi in una compravendita immobiliare è sufficiente un atto stragiudiziale, come una lettera di messa in mora. La sentenza ha annullato la decisione della Corte d'Appello, che riteneva necessaria l'azione giudiziale. Il caso riguardava acquirenti di ville con difetti che avevano agito per la riduzione del prezzo. La Suprema Corte ha chiarito che la comunicazione formale della volontà di far valere la garanzia avvia un nuovo periodo di prescrizione di un anno, proteggendo i diritti dell'acquirente.
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Doppia ratio decidendi: ricorso inammissibile
Una società rivenditrice di macchinari agricoli ha citato in giudizio il produttore per il risarcimento del danno derivante dalla risoluzione di un contratto di vendita con un cliente finale, a causa di vizi del bene. I tribunali di merito hanno rigettato la domanda sulla base di una doppia ratio decidendi: prescrizione del diritto e difetto di prova del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la società ricorrente non ha contestato specificamente la seconda ratio decidendi, rendendo irrilevante l'esame dei motivi relativi alla prescrizione.
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Denuncia vizi immobile: i termini per non perdere i diritti
Un acquirente cita in giudizio il venditore per gravi difetti (infiltrazioni) scoperti dopo l'acquisto di un immobile. Il Tribunale respinge la domanda perché la denuncia vizi immobile è stata inviata oltre il termine di 8 giorni dalla scoperta, come previsto dalla legge. La sentenza sottolinea che l'onere di provare la tempestività della comunicazione ricade sull'acquirente e una raccomandata non consegnata non ha valore. Di conseguenza, l'acquirente perde il diritto a qualsiasi risarcimento o riduzione del prezzo a causa della decadenza.
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Vizi auto nuova: contratto risolto per difetti gravi
La Corte d'Appello conferma la risoluzione di un contratto di vendita per un'auto nuova a causa di gravi difetti. Gli acquirenti avevano lamentato il malfunzionamento irreparabile del sistema multimediale e della retrocamera. La sentenza stabilisce che la gravità dei vizi auto nuova, che rendono il veicolo inidoneo all'uso e ne diminuiscono il valore, giustifica la risoluzione, indipendentemente dal costo dell'accessorio difettoso.
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Foro del consumatore: incompetenza e revoca decreto
Un consumatore si oppone a un decreto ingiuntivo per un contratto d'opera, eccependo l'incompetenza territoriale del Tribunale adito in favore del foro del consumatore. La società creditrice aderisce all'eccezione. Il Tribunale di Sondrio accoglie l'eccezione, dichiara la propria incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Lecco, revoca il decreto ingiuntivo e condanna la società a rimborsare le spese legali al consumatore, applicando il principio del foro del consumatore come inderogabile.
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Legittimazione attiva: Chi può agire in giudizio?
Una consumatrice ha citato in giudizio una stazione di servizio dopo che il figlio ha fatto rifornimento alla sua auto con carburante ritenuto contaminato, causando gravi danni al motore. Il Tribunale ha dichiarato la domanda inammissibile, stabilendo che la madre non possedeva la legittimazione attiva per agire, poiché il contratto di acquisto del carburante era stato stipulato esclusivamente dal figlio. La sentenza chiarisce che solo la parte contraente può esercitare le azioni legali derivanti da un inadempimento contrattuale.
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