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Art. 1460 Codice Civile

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867 provvedimenti

Opposizione a decreto ingiuntivo: guida al caso
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per fatture insolute, contestando la competenza territoriale e la validità delle prove. Durante la causa, la società salda il debito. Il Tribunale di Milano respinge l'opposizione a decreto ingiuntivo, confermando la legittimità del credito e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali. La sentenza chiarisce che il pagamento, sebbene porti alla revoca del decreto, costituisce un'acquisizione definitiva della somma da parte del creditore quando l'opposizione è infondata.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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Inadempimento contratto di appalto: la guida
La Corte d'Appello conferma la risoluzione di un contratto per la fornitura di dispositivi tecnologici a causa del grave inadempimento contratto di appalto da parte del fornitore. La consegna di una minima parte della merce, con notevole ritardo e con difetti funzionali, è stata ritenuta una violazione talmente seria da giustificare la fine del rapporto contrattuale e la condanna al risarcimento del danno, anche se il termine di consegna non era stato definito 'essenziale' in senso stretto. L'appello incidentale del committente per un risarcimento maggiore è stato respinto per carenza di prove specifiche.
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Opposizione decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società cliente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di prestazioni professionali, eccependo la nullità del contratto e l'inadempimento del consulente. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando la validità del contratto e la fondatezza del credito. A causa di un pagamento parziale avvenuto durante la causa, il decreto è stato revocato e sostituito da una sentenza di condanna per l'importo residuo, con addebito di tutte le spese legali al cliente.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: l’onere della prova
Il Tribunale di Venezia ha rigettato una opposizione a decreto ingiuntivo presentata da un'impresa edile contro una società di noleggio autogru. L'opposizione, basata su un presunto guasto di un mezzo, è stata respinta per la genericità delle contestazioni e, soprattutto, per la totale assenza di prove. La sentenza sottolinea come l'opponente, a seguito della Riforma Cartabia, sia decaduto dalla possibilità di formulare istanze istruttorie per non aver rispettato i nuovi termini processuali, confermando così il pagamento richiesto.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Un acquirente cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti dell'immobile, come umidità e scarso isolamento. Il Tribunale, basandosi sulla perizia tecnica, accoglie la domanda di risarcimento per i costi di ripristino ma rigetta la richiesta per deprezzamento dell'immobile, ritenendo i lavori proposti risolutivi. Rigettate anche le domande per maggiori costi energetici e per la mancata consegna dei certificati per tardività e carenza di prova.
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Licenziamento malattia: attività extra lavorativa
La Corte d'Appello di Trieste ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice in malattia. La dipendente, assente per lombosciatalgia, è stata sorpresa da un investigatore privato a compiere attività (come fare la spesa e sollevare pesi) ritenute incompatibili con il suo stato di salute e potenzialmente idonee a ritardarne la guarigione. La Corte ha qualificato tale condotta come una violazione degli obblighi di correttezza e buona fede, a prescindere dalla violazione delle fasce di reperibilità. La decisione sottolinea come il lavoratore in malattia debba astenersi da qualsiasi comportamento che possa pregiudicare un rapido recupero, giustificando altrimenti la sanzione espulsiva.
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