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Art. 1455 Codice Civile

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650 provvedimenti

Risoluzione contratto preliminare: le domande in subordine
Un promissario acquirente ha agito in giudizio contro una società immobiliare per la risoluzione di un contratto preliminare, chiedendo in via principale l'accertamento della risoluzione consensuale e, in subordine, la risoluzione per inadempimento della controparte. La Corte di Appello aveva dichiarato inammissibile la domanda subordinata per incompatibilità logica con la principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che non sussiste alcuna incompatibilità. Se la prova della risoluzione consensuale fallisce, il giudice ha il dovere di esaminare la domanda subordinata di risoluzione per inadempimento, procedendo a una valutazione comparativa dei comportamenti delle parti.
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Risoluzione del contratto: affitto non pagato
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione a uso diverso per grave inadempimento del conduttore, consistito nel mancato pagamento di diversi canoni. La Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini di escludere la gravità, le presunte inadempienze del locatore, come la mancanza del certificato di agibilità, e ha chiarito che la mediazione obbligatoria si considera esperita anche se le parti, dopo il primo incontro, non proseguono la procedura.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida
In un caso di leasing traslativo immobiliare risolto per inadempimento dell'utilizzatore, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società alberghiera. È stata confermata la validità della clausola penale che permette al concedente di trattenere i canoni riscossi e pretendere quelli futuri, a condizione che venga detratto l'importo ricavato dalla vendita del bene. La Corte ha inoltre ribadito la rigidità delle regole processuali sull'introduzione di nuove prove in appello.
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Risoluzione concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione concordato preventivo di una società per inadempimento. La Corte ha stabilito che la mancata soddisfazione dei creditori, dovuta a una liquidità inferiore alle attese, giustifica la risoluzione a prescindere da una colpa specifica del debitore, poiché la funzione primaria del concordato è tutelare i creditori.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
Una società investitrice chiede la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento di un'azienda agricola. La Corte d'Appello rigetta la domanda, invertendo l'onere della prova. La Cassazione cassa la sentenza, riaffermando che in tema di onere della prova inadempimento spetta al debitore dimostrare di aver adempiuto e non al creditore provare il contrario.
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Onere della prova: chi prova l’inadempimento?
Una società fornitrice di abbigliamento ha citato in giudizio il suo distributore elvetico per inadempimento di un contratto di collaborazione commerciale. Il distributore non aveva versato l'intero importo dovuto né fornito i report sulle vendite. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del distributore, stabilendo che in caso di mancato rendiconto, l'onere della prova di aver adempiuto ai propri obblighi o di aver conseguito risultati di vendita inferiori spetta al distributore stesso. In assenza di tale prova, si presume che tutta la merce sia stata venduta a prezzo pieno.
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Clausola risolutiva espressa: la buona fede prevale
Un lavoratore, dopo aver stipulato una transazione con il datore di lavoro, ha tollerato un lieve ritardo nel pagamento di una rata, accettando le successive. Dopo essere stato licenziato per altre ragioni, ha tentato di invocare la clausola risolutiva espressa prevista nell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il comportamento del lavoratore costituiva una rinuncia tacita all'uso della clausola, in applicazione del principio di buona fede e correttezza contrattuale. Il licenziamento è stato inoltre ritenuto legittimo.
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Nullità parziale contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito. I ricorrenti lamentavano la nullità dei contratti per anatocismo, truffa e usura. La Corte ha confermato la decisione d'appello, ribadendo il principio della nullità parziale contratto: la presenza di una clausola illegittima sull'anatocismo non annulla l'intero accordo, ma solo la clausola stessa. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante alla Corte di Cassazione.
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Associazione in partecipazione: risoluzione e limiti
La Corte di Cassazione analizza un caso di risoluzione di un contratto di associazione in partecipazione per inadempimento reciproco. Una società culturale e una di gestione stazioni si accusavano a vicenda di violazioni contrattuali. La Corte ha confermato la risoluzione per l'inadempimento più grave della società associante, ma ha respinto le richieste di risarcimento della società associata per mancanza di prove concrete del danno. La sentenza chiarisce i limiti dell'effetto retroattivo della risoluzione e l'onere della prova per i danni.
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Recesso unilaterale appalto: l’indennizzo dovuto
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un condominio a risarcire un'impresa edile. La cessazione del contratto non è stata causata da un inadempimento dell'impresa, ma da un recesso unilaterale appalto da parte del committente. Quest'ultimo, infatti, non aveva cooperato nella scelta dei materiali e l'impresa aveva legittimamente sospeso i lavori per gravi problemi di sicurezza dell'edificio. La Corte ha convalidato il calcolo del mancato guadagno in via forfettaria al 10%, applicando in via analogica i principi degli appalti pubblici.
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Interessi moratori nelle transazioni commerciali
Una società ha fornito parti robotiche non conformi per un progetto all'estero. Il committente ha sospeso il pagamento finale, invocando l'eccezione di inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del committente di sospendere il pagamento a causa della grave inadempienza del fornitore, ma ha anche riconosciuto il diritto del committente a ricevere i più elevati interessi moratori commerciali su un credito separato vantato nei confronti del fornitore.
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Contratto di appalto: risoluzione e vizi dell’opera
Una società committente ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento del saldo per un impianto fotovoltaico, lamentando vizi e ritardi. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo i limiti per la risoluzione del contratto di appalto e per l'eccezione di inadempimento, ritenuta contraria a buona fede se le mancanze sono di modesta rilevanza rispetto al credito.
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Valutazione complessiva addebiti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16065/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria che aveva licenziato una dipendente per una serie di condotte disciplinari. La Corte ha stabilito che la valutazione complessiva degli addebiti, richiesta dal datore di lavoro, presuppone che ogni singolo fatto sia stato prima provato e giudicato disciplinarmente rilevante. Poiché i giudici di merito avevano escluso la sussistenza o la rilevanza delle singole contestazioni (insubordinazione, sottrazione di un farmaco, induzione a falsa testimonianza), non era possibile procedere a una valutazione unitaria che giustificasse il licenziamento, confermando così l'illegittimità del recesso.
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Esclusione socio amministratore: la mala gestio basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16043/2024, ha stabilito che la grave inadempienza degli obblighi gestori da parte di un socio-amministratore, come l'omessa presentazione del rendiconto per anni, costituisce una causa legittima per la sua esclusione dalla società. La Corte ha chiarito che nelle società di persone non si può scindere la figura del socio da quella dell'amministratore, pertanto una cattiva gestione incide direttamente sul rapporto fiduciario (affectio societatis) e può giustificare l'esclusione socio amministratore.
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Appalto illecito sanzioni: separate per committente
La Corte di Cassazione ha confermato che in caso di appalto illecito le sanzioni amministrative sono autonome e distinte per il committente e l'appaltatore. Il pagamento della sanzione da parte di uno dei soggetti non estingue l'obbligazione dell'altro, poiché non sussiste un vincolo di solidarietà tra le diverse imprese coinvolte. L'illecito genera rapporti obbligatori separati, basati sul principio di personalità della responsabilità.
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Eccezione di inadempimento: Cassazione chiarisce
In un caso relativo a un preliminare di vendita immobiliare, una società costruttrice si opponeva alla richiesta di pagamento del doppio della caparra, sollevando una eccezione di inadempimento per cause a lei non imputabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un convenuto può legittimamente difendersi contestando la fondatezza della domanda avversaria tramite una mera eccezione, senza essere obbligato a proporre una domanda riconvenzionale di risoluzione. La sentenza d'appello è stata cassata per 'motivazione apparente' e il caso rinviato per un nuovo esame.
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Quietanza di pagamento: quando non basta a provare?
In un caso di cessione di quote societarie, il venditore ha contestato il pagamento nonostante una quietanza di pagamento scritta. L'acquirente ha ammesso in giudizio di aver consegnato un assegno, mai incassato, ma non è riuscito a provarne l'effettiva consegna. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento, stabilendo che la confessione del debitore può superare il valore probatorio della quietanza e che l'onere di provare la consegna del titolo di pagamento grava sul debitore stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Annullamento contratto franchising: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un affiliato che chiedeva l'annullamento del contratto di franchising per false informazioni nel business plan. La Corte ha stabilito che non è sufficiente lamentare la falsità dei dati, ma è necessario provare il comportamento ingannevole dell'affiliante. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
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Responsabilità appaltatore: vizi e riparto delle colpe
Un ente pubblico ha citato in giudizio un'impresa costruttrice e il direttore dei lavori per gravi difetti nella realizzazione di un'opera pubblica. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ha escluso la risoluzione del contratto ma ha confermato la condanna al risarcimento dei danni e ha disposto una riduzione del corrispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi, consolidando i principi sulla responsabilità dell'appaltatore, sulla distinzione tra riduzione del prezzo e risarcimento, e sul riparto interno delle colpe tra appaltatore e direttore dei lavori.
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Appalto a corpo: compenso extra per lavori ulteriori
Una società di costruzioni ha eseguito lavori extra in un contratto di appalto a corpo. Il committente, una cooperativa, si è rifiutato di pagarli, trovando l'appoggio della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i lavori extracontrattuali, a differenza delle semplici varianti, devono essere sempre compensati, anche in un appalto a corpo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto.
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