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Art. 1453 Codice Civile — Anno 2024

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325 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Inadempimento parziale: no decadenza se manca merce
Una società acquirente lamentava un inadempimento parziale per aver ricevuto una quantità di semilavorati metallici inferiore a quella fatturata, calcolata a peso. La Cassazione ha stabilito che non si tratta di un vizio di qualità, ma di un inadempimento parziale. Pertanto, l'azione per recuperare il prezzo pagato in eccesso non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per la denuncia dei vizi (art. 1495 c.c.).
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Nullità della CTU: quando si sana il vizio?
Una società venditrice di tessuti ricorre in Cassazione contro la risoluzione di un contratto per merce non conforme, lamentando la nullità della CTU. La Corte Suprema rigetta il ricorso, specificando che la nullità della CTU è relativa e si considera sanata se non viene formalmente eccepita nella prima difesa utile dopo il deposito della perizia. Una semplice richiesta di rinnovazione delle indagini non equivale a sollevare l'eccezione.
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Risoluzione preliminare di vendita: cosa succede?
Una società acquirente ha richiesto la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per un terreno, a seguito del diniego del permesso di costruire da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un impedimento temporaneo alla edificabilità, dovuto a incertezze amministrative poi superate, non costituisce un inadempimento grave del venditore tale da giustificare la risoluzione preliminare di vendita. La Corte ha inoltre considerato la condotta di entrambe le parti, sottolineando l'inerzia della stessa società acquirente nel non informarsi sullo stato della pratica.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 523/2024, ha rinviato a pubblica udienza una questione di diritto fondamentale: qual è la sorte di un accordo di ristrutturazione del debito quando l'impresa debitrice fallisce successivamente? Il caso riguarda una società creditrice che, dopo aver accettato un pagamento parziale in un accordo, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'intero credito originario. La Corte dovrà chiarire se il fallimento provochi l'automatica inefficacia dell'accordo o se sia necessaria un'azione del creditore.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
Una banca d'investimento ricorre in Cassazione contro la sentenza d'appello che l'ha condannata a risarcire un cliente per l'acquisto di obbligazioni ad alto rischio. La Corte d'Appello aveva ravvisato una violazione degli obblighi informativi banca, disponendo la risoluzione dei contratti e la restituzione delle somme investite. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato una questione di particolare importanza sulla restituzione dei frutti in caso di risoluzione e ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due promittenti acquirenti in una causa per inadempimento di un contratto preliminare immobiliare. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", poiché la sentenza d'appello aveva confermato la decisione di primo grado basandosi sulle medesime ragioni. La Corte ribadisce che, in tali casi, non è possibile contestare in Cassazione l'omesso esame di fatti decisivi.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e poteri del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società consortile contro la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato un lodo arbitrale. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di impugnazione lodo arbitrale, affermando che la riqualificazione giuridica della controversia da parte del giudice non costituisce un'invasione nel merito, ma un corretto sindacato su un errore di diritto commesso dagli arbitri. I motivi che tendono a un riesame dei fatti sono inammissibili in sede di legittimità.
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Recesso committente appalto: sì al risarcimento danni
Un committente recede da un contratto di appalto per una ristrutturazione non completata e chiede il risarcimento per i vizi dell'opera parzialmente eseguita. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 421/2024, stabilisce che il 'recesso committente appalto' non impedisce di agire per il risarcimento dei danni. La garanzia speciale per vizi e difformità, con i suoi termini brevi di prescrizione, si applica solo alle opere completate. Per le opere incomplete, si applicano le regole generali sull'inadempimento contrattuale, con prescrizione ordinaria.
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Prescrizione debiti e atto interruttivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un sollecito di pagamento, inviato da una società fornitrice di servizi idrici, costituisce un valido atto interruttivo della prescrizione debiti anche se indirizzato al cliente defunto, qualora gli eredi avessero già precedentemente riconosciuto il debito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritto il credito, sottolineando che il riconoscimento del debito e la successiva richiesta di pagamento manifestano in modo inequivocabile la volontà del creditore di far valere il proprio diritto.
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Prezzo massimo di cessione: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il vincolo del prezzo massimo di cessione per un immobile in edilizia convenzionata non è applicabile se la convenzione originaria tra Comune e costruttore non lo prevede espressamente. Di conseguenza, gli acquirenti che hanno pagato un prezzo di libero mercato non hanno diritto alla restituzione della differenza, poiché manca il presupposto normativo per l'integrazione automatica del contratto.
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Rescissione contratto appalto: la valutazione dei vizi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 206/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile contro un Comune, confermando la legittimità della rescissione del contratto d'appalto pubblico. La decisione sottolinea che, in caso di inadempimenti reciproci, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa e globale della condotta delle parti. In questo caso, il ritardo e l'interruzione dei lavori da parte dell'impresa sono stati ritenuti più gravi del mancato pagamento di un acconto da parte dell'ente pubblico.
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Inadempimento preliminare: immobile senza qualità
Una coppia di acquirenti recede da un contratto preliminare poiché l'appartamento promesso risulta privo delle qualità essenziali per l'abitazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, ritenendo grave e legittimante il recesso l'inadempimento preliminare della venditrice. L'immobile, infatti, non era idoneo all'uso pattuito, integrando una violazione contrattuale di non scarsa importanza che giustifica la restituzione del doppio della caparra.
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Risarcimento danno preliminare: la prova del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 83/2024, si è pronunciata sul tema del risarcimento danno preliminare in caso di mancata consegna di un immobile. Il caso riguarda un promissario acquirente che, dopo aver versato una somma cospicua, non ha mai ricevuto gli immobili. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava il risarcimento per il mancato godimento del bene per assenza di prove specifiche, ma riconosceva il danno derivante dall'immobilizzazione del capitale versato. Viene ribadito il principio fondamentale secondo cui la parte che richiede il risarcimento ha l'onere di provare l'esistenza e l'entità del danno, non potendo il giudice sopperire a tale carenza con una valutazione puramente equitativa.
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Termine essenziale preliminare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per violazione del termine essenziale. Una società immobiliare, inadempiente per non aver liberato l'immobile da un'ipoteca, è stata condannata a restituire la caparra. La Corte ha ribadito che la valutazione del termine essenziale è riservata al giudice di merito, basandosi non solo sulle parole usate ma anche sulla natura professionale delle parti e sull'oggetto del contratto.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contratto preliminare, confermando la decisione dei giudici di merito. Una promittente venditrice non aveva trasferito l'immobile libero da pesi e ipoteche entro il termine essenziale pattuito. Di conseguenza, il recesso del promissario acquirente e la sua richiesta di restituzione del doppio della caparra sono stati ritenuti legittimi. Il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, in quanto mirava a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità.
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Responsabilità socio uscente: quando si estingue?
In un caso di inadempimento di un contratto preliminare di vendita, la Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del socio uscente di una società di persone. La Corte ha stabilito che la responsabilità per un'obbligazione sociale sorge nel momento in cui questa diventa esigibile e viene violata, non quando viene contratta. Pertanto, il socio che ha lasciato la compagine sociale prima della scadenza dell'obbligazione non risponde del successivo inadempimento della società.
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Clausola rischio cambio: no alla motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un contratto di leasing finanziario. La Corte ha riscontrato una 'motivazione apparente' e contraddittoria, poiché i giudici di secondo grado avevano fondato la risoluzione del contratto sulla non 'meritevolezza' della clausola rischio cambio, discostandosi dal tema dell'indeterminatezza analizzato in primo grado e utilizzando argomenti in conflitto con i principi stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario contro la risoluzione del contratto di mutuo attivata dalla banca. La risoluzione non era dovuta a rate non pagate, ma all'attivazione di una clausola risolutiva espressa a seguito del pignoramento dell'immobile ipotecato. La Corte ha ritenuto il ricorso proceduralmente viziato, confermando la legittimità di tali clausole che tutelano la garanzia del credito.
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Detenzione appaltatore: limiti e responsabilità
Una società di costruzioni, in cambio di lavori di ristrutturazione, doveva ricevere un monolocale. Prima del trasferimento definitivo della proprietà, l'impresa ha permesso a un terzo di occupare l'immobile, scatenando l'opposizione della proprietaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la società aveva solo la detenzione qualificata (detenzione appaltatore) per l'esecuzione dei lavori, non il possesso. L'aver concesso l'immobile in godimento a terzi è stato ritenuto un atto illecito, con conseguente rinvio del caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento grave: quando non c’è risoluzione
Un acquirente chiede la risoluzione del contratto per un divano difettoso. La Cassazione nega l'inadempimento grave perché il venditore si è subito attivato in buona fede per la sostituzione, ritenendo il ritardo non sufficiente a giustificare la fine del rapporto contrattuale.
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