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Art. 1453 Codice Civile — Anno 2024

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325 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Obbligo informativo banca: la clausola che fa la differenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una banca per la violazione di un obbligo informativo banca di natura contrattuale. L'istituto non aveva comunicato tempestivamente ai clienti la significativa variazione del livello di rischio di obbligazioni, poi risultate in default. La Corte ha ritenuto che la clausola specifica inserita negli ordini di acquisto, che impegnava la banca a informare su tali variazioni, costituisse un'obbligazione autonoma e il suo inadempimento, giudicato di non scarsa importanza, giustificasse la risoluzione dei contratti di investimento e la restituzione delle somme.
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Termine di grazia sfratto: quando è inammissibile?
Un locatore ha avviato uno sfratto per morosità contro i conduttori di un immobile locato per uso deposito. I conduttori si sono opposti, sostenendo che l'uso fosse in realtà abitativo e chiedendo un termine di grazia per sanare il debito. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta, e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La sentenza chiarisce che il termine di grazia è un beneficio esclusivo delle locazioni abitative; pertanto, se la natura residenziale del contratto non viene provata fin da subito, la richiesta di sanatoria non può essere accolta.
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Costituzione servitù: il consenso scritto è valido?
Una disputa su una servitù per attingere acqua, sorta da un "piano pozzi" firmato tra proprietari. La Corte d'Appello aveva confermato l'esistenza della servitù, ma la Cassazione ha annullato la decisione. Il punto chiave è l'omesso esame delle domande subordinate sulla natura del contratto (gratuito o oneroso), sulla forma legale richiesta e sulla potenziale risoluzione per inadempimento. La questione centrale è se un semplice accordo scritto sia sufficiente per la costituzione servitù.
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Obblighi informativi: quando il ricorso è inammissibile
Una società investitrice ha ottenuto in appello la risoluzione dei contratti di investimento per la violazione degli obblighi informativi da parte di un intermediario finanziario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della banca per difetti procedurali, tra cui la genericità dei motivi e l'errata contestazione della base giuridica della condanna (risoluzione contrattuale e non risarcimento del danno).
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Clausola di gradimento: come interpretarla in appalto
Una committente si rifiuta di approvare i disegni esecutivi per una casa in legno, invocando una clausola di gradimento. I tribunali le danno torto, stabilendo che la clausola serve a verificare la conformità tecnica, non a consentire un rifiuto arbitrario. La Cassazione conferma questa interpretazione, chiarendo i limiti dell'interpretazione della clausola di gradimento e l'impossibilità di rivalutare i fatti in sede di legittimità.
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Canone depurazione: rimborso per servizio non goduto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8202/2024, ha ribadito il diritto degli utenti al rimborso del canone depurazione qualora il servizio sia inesistente o non funzionante. A seguito della rinuncia al ricorso principale da parte di una società di gestione idrica, la Corte ha rigettato il ricorso incidentale di un'altra società, confermando che la pretesa di restituzione è soggetta a prescrizione decennale e non può essere negata sulla base di futuri o presunti costi di adeguamento degli impianti.
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Risoluzione contratto: quando la restituzione è parziale
In un caso di compravendita di un macchinario industriale difettoso, la Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto per mancanza di qualità essenziali. Tuttavia, ha riformato la sentenza d'appello, stabilendo che l'obbligo del venditore di restituire il prezzo è limitato alla somma effettivamente ricevuta e non all'intero importo pattuito, accogliendo parzialmente il ricorso del venditore.
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Canone depurazione non dovuto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui una società di gestione idrica ha rinunciato al proprio ricorso, consolidando il principio secondo cui il canone depurazione non dovuto deve essere rimborsato agli utenti se il servizio di depurazione delle acque non è effettivamente fornito. La vicenda, originata dalla richiesta di rimborso di due utenti, si è conclusa con la dichiarazione di estinzione del giudizio e la condanna della società al pagamento delle spese legali, a seguito del suo allineamento a recenti e conformi pronunce della stessa Corte.
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Rimborso tariffa depurazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla richiesta di rimborso della tariffa di depurazione da parte di utenti che non avevano beneficiato del servizio. La società di gestione del servizio idrico, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha quindi dichiarato estinto il processo, confermando implicitamente il principio secondo cui la tariffa non è dovuta se il servizio di depurazione è inesistente, e ha condannato la società al pagamento delle spese legali.
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Reciproco inadempimento: la valutazione comparativa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8140/2024, interviene su un caso di reciproco inadempimento in un contratto preliminare di permuta immobiliare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva attribuito la colpa esclusiva alla società costruttrice per aver venduto l'immobile a terzi, senza prima effettuare una valutazione comparativa della condotta della controparte, la quale si era rifiutata di pagare dei lavori extra-contratto. Viene ribadito il principio secondo cui il giudice deve confrontare i comportamenti di entrambe le parti per stabilire quale inadempimento sia stato più grave e determinante nella rottura del sinallagma contrattuale.
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Risoluzione contratto fallimento: competenza del giudice
Un committente si opponeva all'esclusione dal passivo fallimentare di un credito per danni da inadempimento contrattuale. La Cassazione, di fronte alla questione sulla competenza tra giudice ordinario e fallimentare per la risoluzione contratto fallimento, ha rinviato la decisione a un'udienza pubblica per un esame congiunto con casi analoghi, data la rilevanza della questione.
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Canone depurazione: non è dovuto se il servizio manca
Un consumatore ha citato in giudizio una società di servizi idrici per ottenere il rimborso del canone di depurazione pagato per dieci anni, sostenendo che il servizio non era stato effettivamente fornito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, ribadendo che il canone depurazione costituisce il corrispettivo per una prestazione specifica. Di conseguenza, se il servizio di depurazione è assente o inadeguato, il canone non è dovuto e l'utente ha diritto al rimborso. La Corte ha inoltre stabilito che il termine di prescrizione per tale richiesta è di dieci anni, non cinque.
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Canone depurazione acque non dovuto: la Cassazione
Una società di gestione idrica ha impugnato in Cassazione la condanna alla restituzione del canone depurazione acque a due utenti, i quali lamentavano la mancata erogazione del servizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il canone non è dovuto in assenza della controprestazione. La Corte ha ribadito che il diritto alla restituzione delle somme pagate indebitamente si prescrive in dieci anni e che spetta al gestore provare il corretto funzionamento degli impianti.
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Notifica sfratto morosità: quando è valida la consegna
Un conduttore di un immobile commerciale paga il canone un giorno dopo aver ricevuto l'avviso di sfratto, sostenendo l'invalidità della notifica. La Cassazione ha respinto il ricorso, convalidando la notifica sfratto morosità. La Corte ha stabilito che la consegna a una persona presente nell'abitazione del destinatario si presume valida, a meno che non si provi la sua presenza puramente occasionale. Di conseguenza, il pagamento è stato ritenuto tardivo e l'inadempimento abbastanza grave da giustificare la risoluzione del contratto.
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Mutuo Dissenso: la Cassazione sul contratto risolto
Un contratto di franchising di sigarette elettroniche si interrompe. Il franchisor chiede il pagamento di fatture insolute, mentre il franchisee lamenta gravi inadempimenti e chiede un risarcimento danni. Le corti di merito e la Cassazione stabiliscono che il contratto si è sciolto per mutuo dissenso, desunto dalla prolungata inattività di entrambe le parti. La richiesta di risarcimento del franchisee viene respinta per mancanza di prova del nesso causale tra gli inadempimenti e i danni subiti.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7908/2024, ha chiarito i limiti di applicabilità della clausola risolutiva espressa in un contratto di franchising. Il caso riguardava un affiliato che aveva tentato di risolvere il contratto a causa dell'apertura di nuovi punti vendita da parte dell'affiliante nella stessa zona. La Corte ha respinto il ricorso dell'affiliato, stabilendo che la sua comunicazione di risoluzione non era valida e che, in assenza di un patto di esclusiva, l'operato dell'affiliante non costituiva un grave inadempimento né una violazione della buona fede. Di conseguenza, l'abbandono della rete da parte dell'affiliato è stato considerato un inadempimento contrattuale, con conseguente condanna al risarcimento del danno.
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Responsabilità distributore energia: quando è esclusa?
Un agricoltore subisce un'interruzione di corrente per 90 giorni e fa causa alla società di distribuzione. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, escludendo la responsabilità del distributore di energia. La Corte chiarisce che il furto di cavi costituisce caso fortuito e che l'assenza di un contratto diretto è una difesa proponibile anche in appello.
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Clausola risolutiva espressa: chi può invocarla?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che confermava la risoluzione di un contratto di franchising da parte dell'affiliato. Il caso verteva sull'uso di una clausola risolutiva espressa che, secondo la Corte, non era stata correttamente analizzata dai giudici di merito per verificare se fosse effettivamente a disposizione dell'affiliato. La Cassazione ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione precedente senza un'analisi autonoma dei motivi di ricorso, soprattutto quando si contesta la titolarità di un diritto, come quello di invocare la clausola risolutiva espressa. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Acqua non potabile: rimborso garantito dalla Cassazione
Un utente ha citato in giudizio la propria società idrica per aver ricevuto acqua non potabile per un triennio. Dopo aver pagato le bollette per intero a seguito di una diffida, ha richiesto il rimborso del 50%. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, applicando la prescrizione breve di un anno per i vizi della cosa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la fornitura di acqua non potabile non è un vizio, ma un grave inadempimento contrattuale (aliud pro alio), soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Responsabilità del progettista: quando si perde il compenso
Un professionista si è visto negare il compenso per la progettazione di un'opera rivelatasi non conforme alle norme urbanistiche. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la responsabilità del progettista include l'obbligo di assicurare la piena fattibilità e conformità legale del progetto. La mancata osservanza di tale obbligo costituisce un grave inadempimento contrattuale che giustifica la perdita del diritto al compenso.
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