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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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34 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Patto di prova per dirigenti: valido anche se sintetico
Un dirigente impugna il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova, sostenendo la nullità della clausola contrattuale. A suo dire, l'espressione 'direzione supply Chain' era troppo generica per definire i suoi compiti. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la validità del patto di prova per dirigenti. I giudici chiariscono che per i ruoli di vertice non occorre una descrizione minuziosa delle mansioni, essendo sufficiente che l'oggetto sia determinabile. L'uso di termini settoriali in inglese e il rinvio al contratto collettivo, uniti alle competenze emerse dal curriculum del lavoratore, rendono la clausola perfettamente valida. Il dirigente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Opposizione a decreto ingiuntivo contro la mandataria e non la banca
Una società mandataria di una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un debitore. Il debitore ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo, ma i giudici di merito hanno ritenuto errata la chiamata in causa della mandataria, indicando come unico soggetto legittimato la banca mandante. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la legittimazione passiva nel giudizio di opposizione spetta a chi ha attivamente proposto il ricorso per ingiunzione, ossia la mandataria stessa, anche se il provvedimento è stato emesso a favore della banca rappresentata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del debitore, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Nullità del contratto per estorsione: familiari senza scampo
L'Estortore ha costretto la Vittima, tramite estorsione, a cedere due appartamenti intestandoli fittiziamente alla moglie e al figlio. La Corte di Cassazione ha precedentemente dichiarato la nullità del contratto per estorsione, in quanto contrario a norme imperative di ordine pubblico, travolgendo anche gli acquisti dei familiari apparentemente in buona fede. I familiari hanno proposto ricorso per revocazione, lamentando presunti errori di fatto commessi dai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che le contestazioni sollevate non riguardavano sviste materiali o percettive dei giudici, bensì critiche alla valutazione giuridica della causa. Di conseguenza, i ricorrenti perdono definitivamente la proprietà degli immobili e sono condannati a pagare le spese processuali.
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Ripetizione di indebito bancario: conti chiusi e prescrizione
I Correntisti hanno citato in giudizio La Banca chiedendo la rideterminazione del saldo di alcuni conti correnti e la restituzione delle somme indebitamente addebitate per interessi usurari e anatocismo. La Corte d'Appello ha accolto solo parzialmente le domande, dichiarando prescritto il diritto per i conti chiusi da oltre dieci anni. I Correntisti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata firma della banca sui contratti e contestando il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la dichiarazione del cliente di aver ricevuto copia del contratto prova l'adempimento degli obblighi di consegna. Inoltre, ha confermato che per la ripetizione di indebito bancario la prescrizione decennale decorre dai singoli versamenti solutori eseguiti su conti ormai estinti da oltre un decennio, respingendo la tesi dell'unitarietà dei rapporti basata su semplici giroconti.
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Nullità clausola interessi: vince la banca sul vecchio conto
Una società ha contestato il calcolo del saldo del proprio conto corrente, aperto prima del 1992, lamentando la nullità clausola interessi che rinviava agli usi di piazza. La società pretendeva l'applicazione dei tassi sostitutivi favorevoli previsti dal Testo Unico Bancario (T.U.B.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che le norme sulla trasparenza bancaria del 1992 e del 1993 non sono retroattive. Di conseguenza, per i contratti sorti in precedenza, la nullità della clausola sugli interessi comporta l'applicazione del tasso legale previsto dal codice civile, e non dei tassi sostitutivi del T.U.B. Vince la banca, mentre la società deve pagare le spese di giudizio.
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Contratto vago? Pagamento dovuto: no indeterminatezza dell’oggetto
Un cliente incaricava un mediatore di trovare un finanziamento milionario a 'tasso di mercato'. Ottenuta la proposta, il cliente si rifiutava di pagare il compenso, sostenendo la nullità dell'accordo per indeterminatezza dell'oggetto del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione sulla determinatezza dell'oggetto spetta al giudice di merito. Poiché la motivazione della corte precedente non era illogica né assente, il contratto è stato ritenuto valido. Il cliente è stato quindi condannato a pagare il compenso pattuito di 42.000 euro. La Corte ha chiarito che un oggetto è valido se, pur non determinato, è almeno determinabile in base a criteri presenti nel contratto.
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Giudicato interno: limiti alla contestazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso relativo alla validità di contratti bancari e garanzie personali. La decisione si fonda sul principio del Giudicato interno: una precedente sentenza non definitiva aveva già accertato la validità dei contratti e, non essendo stata impugnata, ha precluso ogni ulteriore contestazione. La Corte ha inoltre escluso la qualifica di consumatore per il fideiussore che riveste il ruolo di legale rappresentante della società garantita, confermando la piena efficacia delle clausole contrattuali.
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Prestiti usurari e nullità dei contratti: la prova.
La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva la nullità di sette contratti, tra cui compravendite e cessioni di credito, sostenendo fossero legati a prestiti usurari. I giudici di merito avevano già escluso la prova del collegamento tra gli atti e l'attività usuraria. La Cassazione ha confermato che, in presenza di una doppia conforme, il riesame dei fatti è precluso in sede di legittimità. Inoltre, è stato ribadito che l'onere di provare la causa illecita in una cessione di credito ricade interamente sulla parte che ne denuncia la nullità.
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Consulenza tecnica d’ufficio: limiti e regole
Una società di arredamenti e i suoi soci garanti hanno impugnato un decreto ingiuntivo bancario relativo a un saldo debitore di conto corrente. L'opposizione è stata rigettata in primo grado per genericità e per l'esistenza di un riconoscimento di debito. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il gravame poiché le censure non contestavano specificamente le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che la consulenza tecnica d'ufficio non può essere utilizzata con finalità esplorative per sopperire alla carenza probatoria delle parti e che la perizia di parte ha valore di mera allegazione difensiva.
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Contratto bancario: validità e firme necessarie
Una società ha presentato ricorso contro un istituto di credito contestando la validità di un contratto bancario per mancanza della firma della banca, l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi e l'indeterminatezza della commissione di massimo scoperto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la nullità per difetto di firma è una nullità di protezione operante solo a favore del cliente e che le contestazioni sulle clausole onerose richiedono accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità se non adeguatamente motivati.
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Giudicato sostanziale e responsabilità bancaria
Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere il risarcimento dei danni da responsabilità precontrattuale, lamentando la violazione degli obblighi informativi durante l'acquisto di titoli finanziari. I giudici di merito avevano rigettato la domanda ritenendo che esistesse un precedente **giudicato sostanziale** derivante da una sentenza che aveva già escluso la nullità del contratto. La Corte di Cassazione ha però ribaltato tale decisione, chiarendo che una precedente statuizione di inammissibilità per tardività ha natura meramente processuale e non impedisce un nuovo esame nel merito della responsabilità della banca.
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Indennità di rischio: nullità se generalizzata
Un medico ha contestato la riduzione unilaterale dei suoi compensi da parte di un'azienda sanitaria locale, motivata da un piano di rientro economico. Il medico ha anche richiesto il pagamento di una specifica indennità di rischio. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando che i compensi non possono essere ridotti unilateralmente, sia quello del medico. L'indennità di rischio è stata dichiarata nulla perché l'accordo regionale la concedeva in modo generalizzato a tutti i medici del servizio, violando l'accordo nazionale che la limita a condizioni di disagio specifiche e particolari.
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Compenso medico: no a tagli unilaterali dell’ASL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3703/2023, ha stabilito che un'Azienda Sanitaria Locale non può ridurre unilateralmente il compenso medico previsto dagli accordi collettivi, neanche se giustificato da un piano di rientro dal deficit. La Corte ha però confermato la nullità di un'indennità di rischio generalizzata, concessa a tutti i medici di continuità assistenziale da un accordo regionale, perché non legata a specifiche e particolari condizioni di disagio come richiesto dalla normativa nazionale.
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Tasso di interesse indeterminato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro una società correntista. La sentenza conferma la nullità della clausola contrattuale con un tasso di interesse indeterminato, poiché non specificava i criteri oggettivi di applicazione. Inoltre, ha respinto l'eccezione di prescrizione, confermando che l'onere di provare la natura dei versamenti spetta al correntista, ma il giudice deve valutare tutte le prove, inclusa l'esistenza di un affidamento di fatto.
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