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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2025

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498 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Canone concordato: ICI valida anche sotto il minimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di locazione a canone concordato è valido ai fini dell'agevolazione ICI anche se il canone pattuito è inferiore al minimo stabilito dagli accordi territoriali. La controversia vedeva un proprietario contro un Comune che negava lo sgravio fiscale. La Corte ha chiarito che la legge sanziona con la nullità solo la pattuizione di un canone superiore al massimo, non inferiore al minimo, poiché un affitto più basso è in linea con l'obiettivo della norma di calmierare il mercato immobiliare.
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Ammortamento alla francese: non è anatocismo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, stabilendo principi chiave in materia di mutui. I ricorrenti lamentavano usura, indeterminatezza e anatocismo nel loro contratto di mutuo, caratterizzato da un piano di ammortamento alla francese. La Corte ha rigettato tutte le doglianze, confermando la legittimità di tale piano di rimborso. In particolare, ha statuito che l'ammortamento alla francese non produce di per sé anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo e non su interessi pregressi. La decisione ha inoltre affrontato temi processuali, come la discrezionalità del giudice nel disporre una consulenza tecnica.
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Rapporto di lavoro nullo: no al CCNL giornalisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione, instaurato senza pubblico concorso, è da considerarsi un rapporto di lavoro nullo. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per l'attività svolta (art. 2126 c.c.), ma non può pretendere l'applicazione di un contratto collettivo di diritto privato, come quello dei giornalisti, né le relative indennità specifiche. La retribuzione deve essere commisurata a quella prevista dalla contrattazione del pubblico impiego.
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Mutuo tasso variabile: validità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due mutuatari che contestavano la validità di un contratto di mutuo a tasso variabile stipulato in ECU. La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo relativo all'indeterminatezza del tasso di interesse, poiché i ricorrenti non avevano impugnato tutte le autonome ragioni della decisione d'appello. Ha inoltre confermato la piena validità dell'ipoteca, chiarendo che il principio di specialità non è violato dalla presenza di un rischio di cambio.
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Licenziamento autoferrotranvieri: procedura nulla
Un autista di mezzi pubblici è stato licenziato per presunte irregolarità. La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento perché l'azienda non ha rispettato la procedura disciplinare speciale prevista per il licenziamento autoferrotranvieri, che impone la decisione da parte di un organo terzo, il Consiglio di Disciplina. La violazione di questa procedura imperativa ha comportato la nullità del licenziamento e il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Contratti pubblica amministrazione: la forma scritta
Una società fornitrice ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di interessi su forniture. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la nullità dei rapporti contrattuali a causa della mancanza della forma scritta. La sentenza ribadisce che per i contratti pubblica amministrazione, la forma scritta è un requisito essenziale per la validità, anche quando l'ente agisce privatamente.
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Nullità contratto d’appalto: opere abusive e danni
Un committente ha citato in giudizio il direttore dei lavori per i danni subiti a causa di un appalto edilizio. Tuttavia, le opere realizzate si sono rivelate totalmente abusive e non conformi al permesso di costruire, tanto da portare a un ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto d'appalto per illiceità dell'oggetto. Di conseguenza, ha stabilito che il committente, essendo corresponsabile dell'abuso, non ha diritto a richiedere il risarcimento dei danni al direttore dei lavori, poiché non può derivare alcuna pretesa da un contratto giuridicamente nullo.
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Contratto locazione non registrato: le conseguenze
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19804/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni inquilini condannati al risarcimento del danno per l'occupazione di un immobile in virtù di un contratto di locazione non registrato. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano proceduralmente errati, in quanto non affrontavano le specifiche ragioni giuridiche (ratio decidendi) della sentenza d'appello, come la decadenza dal diritto di chiedere la rideterminazione del canone. La decisione sottolinea l'importanza di una corretta impostazione processuale nei ricorsi e le conseguenze derivanti dalla mancata registrazione del contratto, che qualifica il rapporto come occupazione di fatto risarcibile in via equitativa.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19277/2025, ha rigettato il ricorso di una società che contestava un lodo arbitrale. Il caso riguardava un contratto preliminare di vendita immobiliare che, secondo la ricorrente, mascherava un patto commissorio vietato. La Corte ha stabilito che, dopo la riforma del 2006, l'impugnazione del lodo arbitrale per violazione di norme di diritto è ammessa solo se espressamente prevista dalle parti nella convenzione di arbitrato. Inoltre, ha chiarito che la violazione del divieto di patto commissorio, pur essendo una norma imperativa, non costituisce una violazione dell'ordine pubblico tale da consentire l'impugnazione in assenza di tale previsione, rafforzando così la stabilità delle decisioni arbitrali.
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Somministrazione abusiva: no decadenza per frode
Un lavoratore impiegato per 7 anni con oltre 300 contratti di somministrazione ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano respinto la domanda per la scadenza dei termini di impugnazione (decadenza). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la decadenza sui singoli contratti non impedisce di valutare l'intera sequenza per accertare una possibile somministrazione abusiva e una frode alla legge, in conformità con la normativa europea.
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Transazione TFR: quando copre anche il non detto
Un ex dipendente, dopo aver firmato un accordo di conciliazione giudiziale con il suo ex datore di lavoro, ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR). La Corte d'Appello ha dichiarato la sua domanda improponibile, ritenendo che la transazione TFR, definita "omnicomprensiva", precludesse qualsiasi ulteriore pretesa, anche se non esplicitamente menzionata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha sottolineato che l'interpretazione del giudice di merito, basata sulla volontà delle parti di chiudere ogni pendenza legata al rapporto di lavoro, era corretta e non sindacabile, evidenziando inoltre numerosi profili di inammissibilità nel ricorso presentato.
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Onere della prova: chi deve dimostrare l’investimento?
Un investitore affida 50.000 euro a un promotore per l'acquisto di azioni. A seguito di perdite, l'investitore chiede la restituzione dei fondi, lamentando l'inadempimento. La Corte di Cassazione conferma la condanna del promotore, stabilendo che l'onere della prova dell'effettivo acquisto dei titoli grava su chi ha ricevuto il denaro (mandatario), non sull'investitore (mandante). La mancata produzione di prove documentali, come estratti conto, determina l'inadempimento e l'obbligo di risarcimento.
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Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di una omessa pronuncia su specifici motivi di gravame. Il caso, originato da una complessa compravendita immobiliare del 1988, vedeva contrapposti acquirenti e venditori su questioni di risarcimento danni, rimborso spese e validità degli atti. La Suprema Corte ha accolto i ricorsi degli acquirenti, rilevando che i giudici di secondo grado non si erano espressi su una domanda di risarcimento per il ritardo nella trascrizione dell'atto e su un motivo d'appello relativo al rimborso delle spese per la cancellazione di ipoteche. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Compensazione Giudiziale: Requisiti di Certezza
In una lunga controversia tra un Comune e una società energetica, la Cassazione ha stabilito i limiti della compensazione giudiziale. Un controcredito, per estinguere un debito accertato, non solo deve essere certo nella sua esistenza, ma anche di "facile e pronta liquidazione". La Corte ha rigettato la richiesta del Comune di compensare il proprio debito con crediti risarcitori derivanti da un accordo del 1959, giudicandoli troppo complessi e non immediatamente quantificabili, confermando così la decisione di merito.
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Distanze legali: i patti privati non derogano i PRG
La Corte di Cassazione chiarisce che gli accordi privati non possono prevalere sulle norme imperative dei Piani Regolatori in materia di distanze legali. Un proprietario, che aveva sopraelevato un edificio basandosi su un accordo con il vicino e sul principio di prevenzione, si è visto accogliere la richiesta di demolizione. La Corte ha ribadito che le normative urbanistiche locali, poste a tutela dell'interesse pubblico, non sono derogabili dalla volontà dei singoli, annullando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Revoca incarico dirigenziale: la Cassazione decide
Una dirigente si opponeva alla revoca del suo incarico, avvenuta a seguito di una riorganizzazione aziendale di un ente pubblico. Mentre il Tribunale le dava ragione per mancanza di un atto formale di revoca, la Corte d'Appello ribaltava la decisione, ritenendo sufficiente un atto amministrativo generale che disponeva la riorganizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato quest'ultima visione, dichiarando inammissibile il ricorso della dirigente, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Sale and lease back: quando è valido e non nullo?
Una società immobiliare ha impugnato un'operazione di sale and lease back, sostenendo che mascherasse un patto commissorio vietato. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, non riscontrando gli indizi di illiceità come un debito preesistente o la sproporzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti e applicando il principio della "doppia conforme", dato che le due sentenze di merito erano giunte alla stessa conclusione con lo stesso percorso logico.
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Giudicato esterno in condominio: la Cassazione decide
Una società impugnava una delibera condominiale che le vietava di adibire il proprio immobile a poliambulatorio. Sebbene la Corte d'Appello le avesse dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo un'eccezione di giudicato esterno. Un'altra sentenza, divenuta definitiva nel frattempo, aveva già stabilito la legittimità del divieto tra le stesse parti, rendendo incontestabile la questione e dimostrando la forza prevalente di una decisione passata in giudicato.
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Improcedibilità ricorso: errore fatale in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un condominio contro un singolo condòmino. La causa è la mancata produzione della copia autentica della sentenza impugnata con la relativa notifica entro i termini di legge. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto nel processo civile, evidenziando come un adempimento procedurale omesso possa precludere l'esame nel merito della controversia.
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Mandato senza rappresentanza: la responsabilità dell’agente
Una banca ha incaricato una società di servizi per il trasporto valori. Il contratto, qualificabile come mandato senza rappresentanza per alcune aree, prevedeva la piena responsabilità della società per l'operato dei terzi incaricati. A seguito dell'appropriazione di una cospicua somma da parte di un terzo, la Cassazione ha confermato la condanna della società, stabilendo che la clausola di responsabilità non è una garanzia e non richiede un importo massimo, ma è una valida deroga alla regola generale del mandato senza rappresentanza.
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