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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2025

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498 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Lodo non definitivo: quando è impugnabile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12600/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo la distinzione tra lodo parziale e lodo non definitivo. Una società di trasporti aveva impugnato un lodo arbitrale che si era limitato a risolvere questioni pregiudiziali, come la validità della clausola compromissoria, senza decidere nel merito della controversia. La Suprema Corte ha ribadito che un lodo non definitivo, che risolve solo questioni preliminari, non è immediatamente impugnabile, ma può essere contestato solo unitamente al lodo che definisce l'intero giudizio, in applicazione dell'art. 827 c.p.c.
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Lodo arbitrale contraddittorio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lodo arbitrale non è nullo per contraddittorietà se l'incoerenza è solo interna alla motivazione e non impedisce di ricostruire il ragionamento degli arbitri. Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la validità di un lodo che, pur negando l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di permuta per indeterminatezza dell'oggetto, aveva comunque dichiarato l'inadempimento delle società costruttrici. Secondo la Corte, la non eseguibilità forzata non esclude la sussistenza di un inadempimento contrattuale, produttivo di altri effetti giuridici. Il ricorso delle società è stato quindi dichiarato inammissibile, consolidando il principio che un lodo arbitrale contraddittorio è annullabile solo in casi tassativi.
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Querela di Falso: quando è inammissibile in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due eredi che, solo in appello, avevano tentato di contestare l'autenticità di un primo testamento tramite una querela di falso. La Corte ha stabilito che tale strumento è inammissibile se la validità del documento non rientrava nell'oggetto originario del contendere, che era limitato alla validità di un secondo testamento, successivo. La decisione sottolinea che la contestazione sull'autenticità di un testamento olografo deve essere proposta con un'azione specifica e non può essere introdotta per la prima volta in fase di appello su questioni non dibattute in primo grado.
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Donazione immobile abusivo: nullità e azione riduzione
In una causa di eredità, la Corte di Cassazione interviene su un caso complesso riguardante una donazione di immobile abusivo. La Corte chiarisce che la partecipazione di un erede a un preliminare di vendita non costituisce rinuncia automatica all'azione di riduzione. Inoltre, stabilisce che la nullità di una donazione per abuso edilizio potrebbe essere solo parziale se l'abuso riguarda solo una parte dei beni donati. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione sia sulla nullità della donazione che sulla tempestività di una domanda riconvenzionale erroneamente dichiarata inammissibile.
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Consorzi enti locali: forma scritta per i contratti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un consorzio di comuni, condannato a pagare per una prestazione di servizi. Il caso verte sulla natura giuridica dei consorzi enti locali. La Corte stabilisce che, se un consorzio opera con finalità economico-industriale, va qualificato come ente pubblico economico e non è soggetto all'obbligo della forma scritta per la validità dei contratti, previsto invece per gli enti pubblici non economici. Il ricorso è stato respinto anche per motivi procedurali, inclusa l'applicazione della regola sulla "doppia conforme".
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Nullità carte revolving: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12838/2025, ha stabilito la nullità delle carte revolving i cui contratti siano stati promossi da venditori di beni e servizi non iscritti nell'apposito elenco degli intermediari finanziari, come previsto dalla normativa anteriore al 2010 (d.lgs. 374/1999). La Corte ha chiarito che tale attività era riservata a soggetti abilitati per tutelare interessi pubblici fondamentali, come la prevenzione del riciclaggio e la protezione dei consumatori. La violazione di queste norme imperative determina la nullità virtuale del contratto, rendendolo inefficace sin dall'origine.
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Obbligo contrattuale da scritture private: il caso
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro una condanna per inadempimento di un obbligo contrattuale derivante da due scritture private. La Corte d'Appello aveva considerato tali accordi vincolanti, riformando la sentenza di primo grado. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione del contratto è una valutazione di merito del giudice e che non si possono introdurre nuove questioni legali in sede di legittimità.
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Operatore qualificato: ricorso inammissibile
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito in relazione a otto contratti di swap, lamentandone la nullità per vari motivi, tra cui la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la dichiarazione di operatore qualificato sottoscritta dall'investitore lo oneri di provare che la banca fosse a conoscenza della sua reale inesperienza. L'inammissibilità è derivata anche dalla genericità e dalla mancata specificità dei motivi di ricorso.
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Responsabilità società in house e affidamento
Un'impresa avvia un progetto basandosi sulle rassicurazioni di una società portuale, ente 'in house' del Comune. Quando il progetto si rivela irrealizzabile per vincoli urbanistici, la Corte di Cassazione interviene. Con l'ordinanza n. 13003/2025, stabilisce che la responsabilità della società in house è aggravata. Essendo 'longa manus' della P.A., non può scaricare sul privato l'onere di una diligenza che essa stessa non ha avuto, tutelando così l'affidamento del cittadino.
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Fideiussione ABI: nullità parziale e onere prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato il principio della nullità parziale per i contratti di fideiussione che contengono clausole contrarie alla normativa antitrust, conformi al modello ABI 2003. Il caso riguardava l'opposizione di alcuni fideiussori a un decreto ingiuntivo di una banca. La Corte ha stabilito che la nullità colpisce solo le clausole specifiche e non l'intero contratto, a meno che il fideiussore non fornisca la prova decisiva che non avrebbe mai firmato l'accordo senza quelle clausole. Viene inoltre ribadito che la mancata consegna di una copia del contratto al cliente non ne comporta la nullità.
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Errore di fatto: la Cassazione nega la revocazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguarda due investitori che avevano citato in giudizio una banca per un acquisto di azioni online che aveva generato un forte scoperto di conto. La Corte chiarisce che l'errata interpretazione dell'esistenza di un giudicato interno non costituisce un errore di fatto, bensì un errore di diritto, non impugnabile tramite lo strumento della revocazione.
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Compenso direttore lavori: le attività incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del direttore dei lavori per appalti pubblici deve includere anche attività non esplicitamente menzionate nel contratto scritto, se queste rientrano nei suoi compiti ordinari previsti dalla legge. Nel caso specifico, un'ingegnere si è vista negare il pagamento per contabilità, collaudo e coordinamento della sicurezza. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che tali mansioni sono intrinseche al ruolo e vanno retribuite, rimandando il caso per una nuova valutazione basata sulla normativa di settore.
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Contratto bancario firma: basta quella del cliente?
Una banca si è vista negare l'ammissione a un passivo fallimentare perché il contratto di finanziamento era privo della sua firma. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la validità di un contratto bancario la firma del solo cliente è sufficiente, a condizione che la banca abbia poi dato esecuzione all'accordo, dimostrando così la sua volontà di obbligarsi. Questa interpretazione funzionale della norma protegge il cliente senza inutili formalismi.
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Deducibilità costi aziendali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7723/2025, ha stabilito importanti principi sulla deducibilità costi aziendali. Ha confermato che le somme pagate da un istituto di credito per transazioni con i clienti, al fine di prevenire contenziosi, sono deducibili in quanto inerenti all'attività d'impresa. Inoltre, per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali (IAS/IFRS), i costi di ammortamento di un bene sono deducibili dal momento in cui il bene è 'disponibile all'uso', anche se non ancora concretamente utilizzato. Infine, ha chiarito che una lista clienti, se identificabile e separabile, costituisce un bene immateriale autonomo e non parte dell'avviamento, con conseguente applicazione di un'aliquota di ammortamento più favorevole.
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Società di Fatto: Scioglimento per Morte e Quota
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società di fatto tra due fratelli, scioltasi per la morte di uno di essi. La Corte ha stabilito che, in una società di due persone, la morte di un socio provoca lo scioglimento della società. Di conseguenza, spetta al socio superstite liquidare la quota del defunto in favore degli eredi, e non viceversa. La Corte d'Appello aveva erroneamente considerato questa argomentazione come un'eccezione nuova inammissibile, portando alla cassazione della sua sentenza.
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Lavoro Socialmente Utile: No a rapporto subordinato
Un gruppo di individui, impegnati come 'lavoratori socialmente utili' (LSU), ha citato in giudizio l'amministrazione regionale, sostenendo che il loro impiego a lungo termine costituisse un rapporto di lavoro subordinato di fatto. Hanno richiesto un risarcimento per il lavoro precario e le differenze salariali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei tribunali inferiori. L'elemento chiave è che la natura primaria del rapporto è assistenziale, come definito dalla legge. La Corte ha stabilito che l'impiego diretto dei servizi dei lavoratori da parte dell'amministrazione non rappresentava una deviazione sufficiente dal quadro giuridico del 'lavoro socialmente utile' per instaurare un rapporto di lavoro subordinato.
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Fideiussione confidi minori: valida per debiti fiscali
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito la piena validità di una fideiussione prestata da un "confidi minore" a garanzia di un debito fiscale. La Corte ha ribaltato la decisione di merito che aveva dichiarato nulla la garanzia, affermando che i limiti normativi sull'attività di questi consorzi non costituiscono norme imperative la cui violazione comporta l'invalidità del contratto. Questa pronuncia, basata su un precedente delle Sezioni Unite, chiarisce che il rilascio di una fideiussione non è un'attività riservata e che il confidi minore non perde la capacità di agire. Di conseguenza, il credito dell'Amministrazione Finanziaria garantito dalla fideiussione confidi minori è stato ritenuto legittimo e ammissibile al passivo del fallimento del consorzio.
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Transazione lavoro pre-ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che contestava la validità di una transazione lavoro pre-ruolo. La decisione si fonda su gravi carenze processuali: il ricorrente non ha né trascritto né depositato l'accordo di transazione oggetto della controversia e ha formulato un ricorso generico, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle sue pretese. La Corte ha inoltre sottolineato l'incertezza sulla natura del rapporto di lavoro e sul diritto effettivamente applicabile.
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Retribuzione pubblico impiego: CCNL è legge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8134/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla retribuzione nel pubblico impiego. Anche quando un rapporto di lavoro viene riconosciuto come subordinato solo a posteriori (ex art. 2126 c.c.), la retribuzione spettante al lavoratore non può superare quella prevista dalla fascia iniziale del contratto collettivo nazionale (CCNL) di riferimento. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto al dipendente una retribuzione superiore, affermando che nella Pubblica Amministrazione non è ammessa la stipula di contratti 'atipici' o più favorevoli rispetto alla contrattazione collettiva, e che ogni somma erogata in eccedenza è da considerarsi indebita.
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Contratto IRS: quando il ricorso in Cassazione è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un istituto di credito in una disputa su un contratto IRS. La decisione si fonda su vizi procedurali del ricorso, che mescolava in modo inestricabile censure di violazione di legge e vizi di motivazione. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, già accertati dalla Corte d'Appello, la quale aveva ritenuto il contratto IRS valido e con funzione di copertura, nonostante un iniziale squilibrio tra le parti.
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