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Art. 1418 Codice Civile — Anno 2024

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552 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Accertamento sintetico: prova contraria e simulazione
In un caso di accertamento sintetico per l'acquisto di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che la difesa del contribuente, basata sulla simulazione dell'atto di compravendita (in realtà una donazione), non può fondarsi unicamente sulla mancata riscossione dell'assegno. Per superare la presunzione del Fisco, è necessario un quadro probatorio completo e concordante, che il giudice deve valutare criticamente nel suo insieme e non in modo frammentario. La sola dichiarazione del venditore o il mancato incasso non sono, da soli, sufficienti a dimostrare la gratuità dell'operazione.
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Compravendita simulata e Fisco: la prova contraria
La Corte di Cassazione analizza il caso di un accertamento fiscale basato su un acquisto immobiliare. Il contribuente sosteneva una compravendita simulata che nascondeva una donazione. La Corte ha stabilito che, per superare la presunzione del Fisco, non basta dimostrare il mancato incasso di un assegno o produrre una dichiarazione del venditore. È necessaria una valutazione complessiva di prove gravi, precise e concordanti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fideiussione consumatore: quando la garanzia è valida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34387/2024, ha stabilito che i soci e amministratori di una società che prestano una garanzia personale per i debiti della stessa non possono essere qualificati come consumatori. Di conseguenza, non possono invocare la nullità delle clausole per presunta vessatorietà ai sensi del Codice del Consumo. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che il collegamento funzionale con l'attività imprenditoriale della società garantita esclude l'applicazione della disciplina sulla fideiussione consumatore.
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Recesso comodato petrolifero: la clausola è nulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di una clausola contrattuale che permetteva a una compagnia petrolifera di recedere liberamente da un contratto di gestione di un impianto di carburanti. Secondo la Corte, tale clausola elude la norma imperativa che fissa una durata minima di sei anni per i contratti di "comodato petrolifero", introdotta per proteggere la parte economicamente più debole, ovvero il gestore. La decisione ribadisce che la libertà contrattuale non può violare le tutele legali previste per equilibrare i rapporti commerciali asimmetrici. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Competenza Giunta comunale nel project financing
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Giunta comunale ha la competenza per approvare atti integrativi e aggiuntivi di un contratto di project financing, qualora questi costituiscano mera esecuzione di un programma di opere pubbliche già approvato dal Consiglio comunale. Nel caso di specie, un'impresa concessionaria aveva attivato una clausola risolutiva espressa per inadempimento del Comune. Quest'ultimo contestava la validità degli accordi successivi, sostenendo la competenza esclusiva del Consiglio. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'atto fondamentale era l'approvazione del piano triennale da parte del Consiglio, mentre gli atti successivi della Giunta erano di natura meramente attuativa e gestionale.
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Usura bancaria: legittimo il tasso di mora pattuito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un'accusa di usura bancaria su un mutuo ipotecario. I ricorrenti sostenevano che il tasso di mora fosse usurario. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, ribadendo che la valutazione dell'usura deve avvenire al momento della stipula del contratto e che non è possibile un riesame dei fatti in sede di legittimità, consolidando così l'orientamento sulla stabilità delle condizioni pattuite.
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Specificità motivi di appello: onere della prova
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva su presunta usura in contratti di conto corrente e mutuo. Il rigetto si fonda principalmente sulla violazione del principio di specificità dei motivi di appello, in quanto il ricorrente non ha adeguatamente contestato, con argomentazioni e calcoli precisi, le conclusioni della sentenza di primo grado. L'ordinanza ribadisce che un appello generico, che si limita a riproporre le tesi iniziali, è inammissibile.
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Mutuo alla francese: legittimo per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33845/2024, ha respinto il ricorso di alcuni mutuatari che contestavano la validità del loro contratto di mutuo fondiario. I ricorrenti sostenevano la nullità del contratto per diverse ragioni, tra cui l'applicazione di un piano di ammortamento "alla francese", considerato causa di anatocismo, e la natura di mutuo di scopo non rispettato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso, confermando la legittimità del mutuo alla francese, in linea con un recente pronunciamento delle Sezioni Unite, e chiarendo i presupposti per la configurabilità del mutuo di scopo e i limiti del sindacato di legittimità in presenza di una "doppia conforme" dei giudizi di merito.
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Ammortamento alla francese: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due mutuatari che contestavano la validità di un contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese. I ricorrenti lamentavano l'applicazione di interessi usurari, l'indeterminatezza delle condizioni e la presenza di anatocismo. La Corte ha confermato la validità del piano, stabilendo che la capitalizzazione composta utilizzata per il calcolo della rata non implica di per sé anatocismo e che le critiche generiche e teoriche, non ancorate alle specifiche clausole contrattuali, non sono sufficienti per invalidare il contratto.
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Contributi agricoli: calcolo sulle ore effettive
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33832/2024, ha stabilito un principio fondamentale per i contributi agricoli dei lavoratori a tempo determinato. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo dell'imponibile contributivo, si deve fare riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate e non a quelle standard previste dal contratto collettivo. La controversia nasceva da un avviso di addebito INPS nei confronti di un'azienda agricola. La Corte ha inoltre confermato la nullità degli accordi di riallineamento retributivo che vengono modificati più di una volta, rigettando su questo punto il ricorso dell'azienda. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla base del principio delle ore effettive.
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Nullità assunzione pubblico impiego: quando è valida?
Un dirigente, assunto dopo un concorso poi ritenuto illegittimo, viene demansionato dalla Pubblica Amministrazione che dichiara la nullità del suo inquadramento. La Cassazione conferma che la P.A. può rifiutare l'esecuzione di un contratto nullo per violazione di norme imperative, come la regola del concorso pubblico, configurando una nullità assunzione pubblico impiego.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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Rinnovo contratto: illegittima la rinuncia ai diritti
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la condotta di un Comune che condizionava il rinnovo contratto di lavoro a termine alla firma di una liberatoria per passate pretese risarcitorie. Tale condizione viola i diritti indisponibili del lavoratore. La sentenza d'appello, che aveva dato ragione all'ente pubblico, è stata annullata con rinvio, riaffermando la tutela del lavoratore contro clausole abusive.
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Lettera di patronage: quando è un obbligo vincolante
Una società finanziata per un progetto immobiliare non rispetta il rapporto 'loan to value' (LTV) dopo la revoca dei permessi. Le società controllanti avevano emesso una lettera di patronage impegnandosi a garantire le risorse finanziarie necessarie. La Cassazione ha confermato la natura 'forte' di tale lettera di patronage, ritenendo le controllanti responsabili per i danni derivanti dall'inadempimento e rigettando la difesa basata sull'impossibilità sopravvenuta.
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Limite di finanziabilità: la Cassazione salva il mutuo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato una decisione di merito che aveva dichiarato nullo un contratto di mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità. Accogliendo il ricorso di una società creditrice, la Corte ha stabilito, in linea con un recente intervento delle Sezioni Unite, che la violazione di tale limite non costituisce una causa di nullità del contratto, bensì una violazione di norme di condotta prudenziale. Di conseguenza, il contratto di mutuo resta valido. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Mutuo solutorio: Cassazione rinvia alle Sezioni Unite
Una società creditrice si è opposta al rigetto della sua istanza di ammissione al passivo fallimentare. Il Tribunale aveva qualificato il contratto come mutuo solutorio nullo, poiché le somme non erano state materialmente consegnate ma solo usate per ripianare un debito preesistente. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema del mutuo solutorio, ha sospeso la decisione e rinviato la causa in attesa di una pronuncia risolutiva da parte delle Sezioni Unite.
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Affitto fondo rustico: contratto valido senza sindacati
Una proprietaria terriera contesta un contratto di affitto di fondo rustico, sostenendo di essere stata ingannata sulla durata, pattuita per tre anni ma legalmente estesa a quindici per mancanza dell'assistenza sindacale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la clausola nulla sulla durata viene automaticamente sostituita dalla norma di legge, senza invalidare l'intero contratto. Inoltre, ha escluso il dolo, poiché l'ignoranza della legge da parte di un contraente non può essere addebitata alla controparte.
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Clausola penale leasing: come si calcola il dovuto?
Una società e il suo fideiussore hanno contestato la risoluzione di un contratto di leasing traslativo per un'imbarcazione. La Corte d'Appello aveva respinto le loro richieste, citando un precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la clausola penale leasing richiede un completo ricalcolo del dare e avere, inclusa la detrazione del valore del bene. La Corte ha stabilito che la precedente sentenza sui canoni non pagati non impedisce una nuova azione per determinare il saldo finale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ricorso inammissibile: specificità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto bancario. La richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate è stata respinta nei gradi di merito perché il conto corrente era ancora aperto. In Cassazione, i ricorrenti sostenevano che l'atto di citazione iniziale valesse come recesso, ma il ricorso è stato giudicato inammissibile per violazione del principio di specificità, non avendo i ricorrenti adeguatamente documentato e localizzato negli atti la presunta manifestazione di volontà. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non è un terzo grado di merito e deve rispettare rigorosi requisiti formali.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti in Cassazione
Dei fideiussori ricorrono in Cassazione contro una sentenza d'appello che li condannava al pagamento di un debito bancario. La Corte Suprema dichiara l'inammissibilità del ricorso. Le censure relative alla prova della cessione del credito sono state respinte in quanto questioni di fatto. Le doglianze sulla nullità dei contratti sono state ritenute inammissibili perché basate su nuove allegazioni e fatti non introdotti nel primo grado di giudizio, violando il divieto di introdurre nuove questioni in appello.
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