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Art. 1414 Codice Civile

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336 provvedimenti

Responsabilità solidale illimitata: il caso frode al fisco
Una società è stata ritenuta illimitatamente responsabile per i debiti fiscali di un'altra impresa da cui aveva acquistato un ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, basandosi sulla prova di un'operazione fraudolenta finalizzata a svuotare il patrimonio della società cedente a danno dell'erario. La sentenza chiarisce che la consapevole partecipazione alla frode fa scattare la responsabilità solidale illimitata del cessionario, il quale non può contestare l'accertamento fiscale originario, ormai definitivo per la cedente.
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Revocatoria ordinaria: vincolo di destinazione e onere
Un fallimento agisce in revocatoria ordinaria contro un vincolo di destinazione e una donazione posti in essere da un ex sindaco della società fallita a favore delle figlie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei familiari, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva qualificato gli atti come gratuiti. La Suprema Corte ha sanzionato la proposizione di questioni nuove in sede di legittimità e la mancata impugnazione di tutte le ragioni fondanti la decisione di merito sulla consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) in capo al disponente.
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Onere della prova nella ripetizione di indebito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21340/2025, ha chiarito i principi sull'onere della prova nell'azione di ripetizione di indebito. Nel caso esaminato, un'erede chiedeva la restituzione di somme versate dalla defunta a dei parenti. Questi ultimi sostenevano che i pagamenti fossero giustificati, ad esempio come restituzione di un prezzo immobiliare simulato. La Corte ha stabilito che spetta al convenuto, che riceve il pagamento, dimostrare l'esistenza di una causa giustificativa. L'attore deve solo provare il pagamento e allegare la mancanza di causa. La semplice allegazione di una giustificazione da parte del convenuto non è sufficiente a invertire l'onere della prova. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata per aver erroneamente applicato questo principio.
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Improcedibilità ricorso: quando la Cassazione lo boccia
Una madre aveva venduto alcuni immobili al figlio, pregiudicando le ragioni di un suo creditore. Quest'ultimo aveva ottenuto una sentenza favorevole nei primi due gradi di giudizio. In Cassazione, tuttavia, il ricorso della madre e del figlio è stato dichiarato inammissibile. La causa dell'improcedibilità del ricorso è stata un errore formale: il mancato deposito della prova di notifica della sentenza d'appello entro i termini di legge. La Suprema Corte ha ribadito che tale adempimento è un presupposto processuale inderogabile, la cui mancanza non può essere sanata, portando alla definizione immediata del giudizio.
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Contratto a progetto: la conversione in subordinato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il caso riguardava un collaboratore, assunto formalmente con contratto a progetto da un istituto di credito, ma di fatto operante come Direttore Generale. La Corte ha stabilito che, quando il progetto affidato coincide con l'oggetto sociale dell'azienda e manca di un risultato specifico e autonomo, il contratto è illegittimo e scatta la conversione automatica, con diritto alle differenze retributive.
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Simulazione assoluta: prova e onere del terzo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigettava la domanda di alcuni eredi volta a far dichiarare una simulazione assoluta di un contratto di vendita immobiliare. La sentenza chiarisce che per provare la simulazione assoluta, il terzo deve dimostrare che le parti non volevano alcun effetto dal contratto, in particolare il trasferimento della proprietà. La valutazione degli indizi (come il prezzo basso o i rapporti tra le parti) rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi logici o giuridici.
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Cessione in blocco: prova della titolarità del credito
Una società di cartolarizzazione agiva in revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata da un garante. L'acquirente, nipote del garante, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la titolarità del credito in capo alla società (derivante da una cessione in blocco) e la propria consapevolezza del danno ai creditori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prova della titolarità del credito è una questione di merito e che la pubblicazione della cessione in Gazzetta Ufficiale è sufficiente. Inoltre, ha confermato che la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di fatto, come la scientia damni, compiute dai giudici di merito.
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Simulazione contratto: prova libera per il mandante
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di simulazione contratto relativo a un preliminare di vendita immobiliare. La Corte ha stabilito che il mandante, all'oscuro dell'accordo simulatorio posto in essere dal suo rappresentante, deve essere considerato un "terzo". Di conseguenza, egli ha diritto di provare la simulazione con ogni mezzo, incluse le presunzioni, senza i limiti probatori previsti per le parti contraenti. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che aveva dichiarato la simulazione del contratto sulla base di prove indiziarie.
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Retribuzione convenzionale: prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la decisione di merito che riconosceva il diritto di alcuni lavoratori a differenze retributive. Il caso verteva sulla prassi di corrispondere una retribuzione convenzionale superiore a quella risultante in busta paga, con pagamenti parzialmente in nero. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo può basarsi su presunzioni e testimonianze, anche di altri lavoratori coinvolti in cause connesse. In assenza di un provato patto di conglobamento, la maggiore retribuzione si intende dovuta per la sola prestazione ordinaria, gravando sul datore di lavoro l'onere di dimostrare il contrario.
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Ammortamento alla francese: no all’anatocismo
Una garante ha impugnato un contratto di mutuo ipotecario, sostenendo fosse nullo per frode alla legge, indeterminatezza e perché l'ammortamento alla francese nascondeva un'applicazione di interessi su interessi (anatocismo). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che garantire un credito non è di per sé illecito e che il piano di ammortamento alla francese è una legittima modalità di calcolo che non produce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di richiesta di riqualificazione rapporto di lavoro da autonomo a subordinato, non è necessario impugnare specificamente i termini apposti ai singoli contratti. La domanda di accertamento di un unico rapporto a tempo indeterminato è sufficiente a superare la frammentazione contrattuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato la prosecuzione del rapporto oltre la scadenza dell'ultimo contratto, rinviando la causa per un nuovo esame che dovrà considerare anche l'eccezione della società sulla sua natura di ente 'in house'.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo di esposizione chiara
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa di una esposizione dei fatti frammentaria, incompleta e oscura. La decisione sottolinea come il mancato rispetto del requisito di chiarezza previsto dall'art. 366 c.p.c. impedisca alla Corte di esaminare nel merito le censure, ribadendo che il ricorso deve essere autosufficiente e permettere una piena comprensione della controversia senza dover consultare altri atti.
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Lavoro a progetto: i requisiti e l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9481/2019, ha chiarito la distinzione fondamentale nell'ambito del lavoro a progetto: se il progetto manca o è generico, il rapporto si converte automaticamente in subordinato a tempo indeterminato. Se invece il progetto è specifico e formalmente valido, spetta al lavoratore dimostrare con prove concrete che, nei fatti, il rapporto si è svolto con le caratteristiche della subordinazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore scommesse, confermando la decisione di merito che aveva ritenuto i progetti specifici e non provata la subordinazione di fatto.
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Scrittura privata compravendita: vale come vendita?
Una sentenza della Corte d'Appello analizza il valore di una scrittura privata di compravendita immobiliare in una disputa familiare. La Corte ha stabilito che, se il testo manifesta la volontà di trasferire immediatamente il bene, il contratto è definitivo e non preliminare. Di conseguenza, l'azione per l'accertamento dell'autenticità delle firme è imprescrittibile. La Corte ha rigettato l'appello della venditrice, che sosteneva la natura preliminare dell'atto e la simulazione, confermando il trasferimento di proprietà al compratore.
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Simulazione assoluta: vendita fittizia e onere prova
Una banca ha ottenuto la dichiarazione di nullità di una compravendita immobiliare tra il proprio debitore e un'altra società, provando la simulazione assoluta dell'atto. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, valorizzando come prove presuntive le modalità anomale di pagamento, la sproporzione del prezzo e la rinuncia all'ipoteca legale, ponendo a carico dell'acquirente l'onere di dimostrare l'effettivo pagamento.
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Simulazione vendita immobiliare: nullità e donazione
Due sorelle hanno impugnato con successo una vendita immobiliare conclusa decenni prima dal loro padre a favore del cognato. Il Tribunale di Roma ha accertato la simulazione vendita immobiliare, dichiarando nullo sia l'atto di compravendita sia la donazione dissimulata per vizio di forma. Di conseguenza, l'immobile è stato considerato come mai uscito dal patrimonio del defunto, rientrando nell'asse ereditario. La sproporzione del prezzo e le dichiarazioni nel testamento del padre sono state prove decisive.
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