LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1402 Codice Civile

15 provvedimenti

Donazione indiretta: quando il Fisco perde e non raddoppia le tasse
Un padre stipula un preliminare per l'acquisto di una quota immobiliare, riservandosi di nominare un terzo. Al rogito, nomina il figlio per la nuda proprietà, pagando l'intero prezzo tramite compensazione di crediti. L'Amministrazione Finanziaria riqualifica l'operazione come una donazione indiretta dal padre al figlio, applicando l'imposta di donazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del figlio. I giudici chiariscono che l'imposta sulle donazioni non si applica alle liberalità collegate a trasferimenti immobiliari se l'atto sconta già l'imposta di registro proporzionale o l'IVA, ai sensi dell'art. 1, comma 4-bis, del D.Lgs. 346/1990. Di conseguenza, la donazione indiretta non è tassabile e l'avviso di liquidazione viene annullato sul punto.
Continua »
Contratto per persona da nominare: la girata di azioni vincola
I Soci Venditori firmano un accordo per cedere le proprie quote a un Acquirente Originario, il quale si riserva di indicare una società controllata come effettivo acquirente tramite un contratto per persona da nominare. Avvenuta la nomina e trasferite le azioni, la Società Acquirente esercita un'opzione di vendita che i Soci Venditori non onorano. Ne nasce un arbitrato che condanna i venditori al pagamento di oltre quattordici milioni di euro. I Soci Venditori impugnano il lodo lamentando il difetto di legittimazione della società e il mancato rispetto delle forme scritte per la nomina. La Cassazione respinge il ricorso: la nomina ha effetto retroattivo e le parti hanno tacitamente rinunciato alle formalità contrattuali eseguendo spontaneamente il trasferimento azionario.
Continua »
Patto di quota lite: eredi contro commercialista per la casa
Un'anziana proprietaria si era obbligata a vendere un immobile a un terzo tramite un contratto preliminare, con la mediazione del proprio commercialista. Successivamente, gli eredi della donna hanno impugnato l'accordo, sostenendo che il contratto fosse nullo per violazione del divieto di patto di quota lite, poiché il professionista avrebbe abusato del suo ruolo per farle vendere il bene a un prezzo inferiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando la validità del trasferimento. I giudici hanno chiarito che il divieto di patto di quota lite si applica solo agli avvocati o ai professionisti che svolgono attività di difesa in giudizio. Nel caso specifico, il commercialista aveva svolto una semplice attività di consulenza stragiudiziale e non vi era alcun legame tra l'acquisto dell'immobile e il suo compenso professionale.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: scontro tra pignoramento e vendite
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro la società debitrice e vari acquirenti per rendere inefficaci alcune compravendite immobiliari. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo incompatibile l'azione revocatoria con un successivo pignoramento presso terzi e ritenendo che un immobile, acquistato tramite dichiarazione di nomina (electio amici), non fosse mai entrato nel patrimonio della debitrice. Il creditore ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza delle questioni giuridiche sollevate, ha deciso di non decidere in camera di consiglio e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Contratto per persona da nominare: padre escluso, figlia assente
Un inquilino di un alloggio pubblico stipula un preliminare di acquisto, utilizzando la clausola del contratto per persona da nominare per indicare la figlia come futura proprietaria. Di fronte all'inerzia dell'ente venditore, l'uomo agisce in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'immobile. I giudici di merito gli negano il diritto di agire, sostenendo che solo la figlia nominata potesse farlo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la sola dichiarazione di nomina non basta a privare lo stipulante originario della sua legittimazione. È necessaria anche l'accettazione formale della persona nominata (o una procura precedente). In assenza di ciò, il padre mantiene pienamente il diritto di far valere l'accordo in tribunale.
Continua »
Azione revocatoria e contratto per persona da nominare
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un'**azione revocatoria** promossa da una procedura fallimentare contro un ex amministratore. Quest'ultimo aveva ceduto immobili ai figli tramite un contratto preliminare per persona da nominare, i quali avevano poi indicato una società terza come acquirente finale. La Suprema Corte ha stabilito che anche un credito contestato (litigioso) legittima l'azione e che la malafede deve essere valutata in capo allo stipulante originario, confermando la responsabilità di tutte le parti coinvolte nella sequenza elusiva.
Continua »
Azione Revocatoria: dolo specifico o generico?
Un creditore ha agito con un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile, avvenuta prima che il suo credito sorgesse. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo sufficiente il 'dolo generico', ovvero la semplice previsione del danno. La Corte di Cassazione, rilevando un forte contrasto giurisprudenziale sulla necessità di un 'dolo specifico' (preordinazione fraudolenta) o 'generico', ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la questione alla Prima Presidente per una possibile assegnazione alle Sezioni Unite al fine di dirimere il conflitto.
Continua »
Electio amici tardiva: il contratto è salvo?
In un caso riguardante un preliminare di vendita di quote sociali, la Cassazione ha deliberato sugli effetti di una electio amici tardiva. La nomina dell'acquirente definitivo, comunicata solo nel corso del giudizio di primo grado e non con l'atto di citazione iniziale, è stata giudicata inefficace. La Corte ha chiarito che tale ritardo costituisce la violazione di un termine di decadenza, con la conseguenza che il contratto consolida i suoi effetti tra le parti originarie, e non può essere considerato una semplice modifica della domanda giudiziale (emendatio libelli).
Continua »
Ragione più liquida: limiti e corretta applicazione
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un acquirente di quote sociali, cassando la sentenza d'appello. La Corte territoriale aveva riformato la decisione di primo grado utilizzando il principio della "ragione più liquida" per decidere la causa su questioni non sollevate dall'appellante. La Cassazione ha ribadito che, sebbene tale principio consenta di derogare all'ordine logico delle questioni, non può mai violare il carattere devolutivo dell'appello, il quale delimita l'ambito del giudizio ai soli motivi di impugnazione proposti dalle parti.
Continua »
Permuta cosa futura: la Cassazione sulla plusvalenza
Una contribuente ha permutato un terreno edificabile con appartamenti futuri, nominando i figli come beneficiari finali. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una plusvalenza tassabile. La Corte di Cassazione ha confermato che l'operazione, pur configurandosi come una donazione indiretta ai figli, genera una plusvalenza imponibile in capo al genitore che ha ceduto il terreno. La plusvalenza si realizza al momento della cessione, a prescindere dal fatto che il corrispettivo (gli immobili) sia stato trasferito direttamente a terzi. La Corte ha accolto solo il motivo relativo alla compensazione delle spese legali.
Continua »
Contratto preliminare nomina terzo: le regole da seguire
La Corte di Cassazione ha stabilito che la nomina di un terzo acquirente in un contratto preliminare deve essere formalizzata e comunicata nei termini di legge, altrimenti è inefficace. Nel caso esaminato, una promissaria acquirente ha perso la caparra versata per non aver concluso l'affare, pretendendo di far subentrare un terzo soggetto senza aver rispettato la procedura prevista. La Corte ha ritenuto legittimo il rifiuto dei venditori e ha imputato l'inadempimento alla promissaria acquirente, confermando la decisione della Corte d'Appello di trattenere la caparra confirmatoria a titolo di risarcimento.
Continua »
Cessione del credito: limiti e poteri del cessionario
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del cessionario di un credito. In un caso relativo a un contratto preliminare di compravendita di quote societarie, la Corte ha stabilito che la cessione del credito alla restituzione della caparra non conferisce al cessionario la legittimazione a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento. Tale azione rimane di competenza esclusiva del cedente, titolare della posizione contrattuale. La sentenza ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del cessionario su questo punto, distinguendo nettamente tra cessione del credito e cessione del contratto.
Continua »
Azione revocatoria: quando la vendita è valida?
Una società cooperativa in liquidazione ha tentato un'azione revocatoria contro la vendita di un complesso industriale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'operazione. La Corte ha ritenuto non provati gli elementi chiave dell'azione, come il danno ai creditori (eventus damni) e la consapevolezza del terzo, data la complessità e la finalità risanatoria dell'intera operazione.
Continua »
Compenso sindaci: nullo l’accordo dell’amministratore
Un ex sindaco di società aveva stipulato un accordo transattivo con l'amministratore delegato per definire l'importo della sua retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale accordo, ribadendo che la determinazione del compenso dei sindaci è una competenza esclusiva e inderogabile dell'assemblea dei soci. Di conseguenza, un amministratore non ha il potere di modificare o transigere su tale materia, e qualsiasi accordo in tal senso è privo di validità giuridica.
Continua »
Detrazione IVA preliminare: no al terzo nominato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un importante principio in materia di detrazione IVA preliminare. Il caso riguarda un socio che, agendo come privato, ha stipulato contratti preliminari per l'acquisto di immobili, versando cospicui acconti. Successivamente, ha conferito tali contratti alla propria società, la quale ha poi concluso i contratti definitivi e detratto l'IVA. La Corte ha chiarito che il diritto alla detrazione sorge nel momento in cui l'imposta diventa esigibile, ovvero al pagamento degli acconti. Poiché il socio non era un soggetto passivo IVA, non ha mai maturato tale diritto, che di conseguenza non poteva essere trasferito alla società. Pertanto, la detrazione operata dalla società è stata ritenuta illegittima.
Continua »