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Art. 140 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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121 provvedimenti

Altri anni per Art. 140 Codice di Procedura Civile

Notifica per irreperibilità relativa: l’assenza non cancella il debito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista contro un'intimazione di pagamento, confermando la validità della notifica dell'avviso di accertamento presupposto. I giudici hanno chiarito che la notifica per irreperibilità relativa, eseguita ai sensi dell'articolo 140 c.p.c. a causa della temporanea assenza del destinatario, non richiede le ricerche preventive previste per l'irreperibilità assoluta. Inoltre, tale notifica si perfeziona per il destinatario decorsi dieci giorni dalla spedizione della raccomandata informativa, anche se non ricevuta. Di conseguenza, l'accertamento è diventato definitivo e la successiva cartella è legittima, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
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Notifica della liquidazione giudiziale: PEC inattiva e sanzione
Un creditore ha chiesto e ottenuto l'apertura della liquidazione giudiziale di una società di costruzioni. L'ex amministratore ha impugnato la decisione, lamentando l'invalidità della notifica degli atti. Secondo il ricorrente, dopo il rifiuto del commercialista di ricevere l'atto cartaceo presso la sede legale, l'ufficiale giudiziario avrebbe dovuto seguire la procedura ordinaria di deposito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la notifica della liquidazione giudiziale segue regole speciali e semplificate rispetto al codice di procedura civile. L'imprenditore ha l'obbligo di mantenere attiva la PEC e, in caso di irreperibilità fisica presso la sede, è sufficiente il deposito dell'atto nella casa comunale. L'ex amministratore perde la causa e viene condannato a pagare una sanzione di 2.500 euro alla Cassa delle Ammende.
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Notifica del ricorso per cassazione: l’errore che salva il Fisco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una contribuente contro l'Amministrazione Finanziaria a causa della mancata prova del perfezionamento della notifica. La contribuente non ha depositato l'avviso di ricevimento della raccomandata postale con cui era stato spedito l'atto. Nonostante la Corte avesse concesso un termine di sessanta giorni per presentare un duplicato del documento, la difesa non ha provveduto al deposito. Di conseguenza, la notifica del ricorso per cassazione non è risultata valida, impedendo la verifica dell'instaurazione del contraddittorio. La contribuente perde definitivamente la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Ricorso per revocazione: inutile se il debito è già definitivo
Una società contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando vizi nella notifica del precedente ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. La regolarità della notifica dell'originario avviso di accertamento era infatti già stata definitivamente accertata con un'altra sentenza passata in giudicato. Di conseguenza, l'eventuale accoglimento del ricorso per revocazione non avrebbe potuto produrre alcun effetto pratico o utilità per il contribuente, rimanendo fermo il debito d'imposta. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Notifica all’estero: la Cassazione batte il formalismo italiano
Il Tribunale dichiarava il fallimento di una società che aveva trasferito la sede in Ungheria. La Corte d'appello revocava il fallimento ritenendo nulla la notifica degli atti, applicando i severi requisiti della legge italiana sulla compiuta giacenza postale. L'Ente di Riscossione e il Fallimento proponevano ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, stabilendo che in tema di notifica all'estero tra Stati membri dell'Unione Europea, la validità della notifica a mezzo posta deve essere valutata esclusivamente secondo le leggi dello Stato di destinazione (l'Ungheria) e non di quello di origine (l'Italia). La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Notifica della cartella di pagamento: l’ipoteca resta valida
Una società ha contestato un preavviso di iscrizione ipotecaria basato su vecchie cartelle esattoriali, sostenendo l'invalidità della notifica della cartella di pagamento. Le notifiche erano state eseguite prima del 2012 con il deposito presso la casa comunale, senza l'invio della raccomandata informativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che le notifiche effettuate prima della sentenza della Corte Costituzionale n. 258/2012 con le vecchie regole sono valide e definitive se il termine per impugnarle era già scaduto prima della pronuncia di incostituzionalità. La società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Notifica dell’avviso di accertamento: il ritardo blocca la difesa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando la decisione del giudice d'appello che aveva dichiarato inammissibile il ricorso originario perché tardivo. La controversia ruotava attorno alla validità della notifica dell'avviso di accertamento effettuata ai sensi dell'articolo 140 c.p.c. per irreperibilità relativa. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta dichiarata l'inammissibilità del ricorso per tardività, le argomentazioni di merito eventualmente inserite dal giudice d'appello sono considerate espresse "ad abundantiam" e non possono essere impugnate per carenza di interesse. Inoltre, l'eventuale contestazione sull'effettivo invio della raccomandata informativa andava proposta con ricorso per revocazione e non in sede di legittimità.
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Notifica del questionario fiscale: l’errore che condanna l’azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un accertamento fiscale nei confronti di un'azienda e dei suoi soci dopo la mancata risposta a un invito documentale. I contribuenti hanno impugnato l'atto, sostenendo di non aver mai ricevuto la richiesta a causa del trasferimento della sede legale, avvenuto all'interno dello stesso Comune ma non comunicato al Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della notifica effettuata al vecchio indirizzo tramite la procedura di irreperibilità temporanea. Di conseguenza, la Corte ha sancito che la regolare notifica del questionario fiscale impedisce al contribuente di presentare in sede di giudizio i documenti richiesti e non esibiti durante la fase amministrativa, rendendo definitivo l'accertamento del maggior imponibile.
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Notifica della cartella di pagamento: la ditta perde la causa
La Società Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento e una cartella esattoriale per imposte non pagate, lamentando un vizio nella notifica della cartella di pagamento eseguita ai sensi dell'articolo 140 del codice di procedura civile. La Corte di Giustizia Tributaria ha rigettato il ricorso, ritenendo il vizio sanato sia dalla ricezione della raccomandata informativa sia dalla successiva notifica dell'intimazione, ampiamente impugnata dalla società. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che, se una decisione si fonda su più ragioni autonome e il ricorrente non le contesta tutte efficacemente, il ricorso è inammissibile. Inoltre, non è possibile sollevare per la prima volta la prescrizione decennale nella fase di riassunzione, poiché l'oggetto del giudizio non può essere modificato tardivamente.
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Notifica per irreperibilità: la Cassazione annulla l’atto senza ricerche
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF sostenendo di non averlo mai ricevuto. L'Amministrazione Finanziaria aveva eseguito la notifica per irreperibilità assoluta, ma il messo notificatore si era limitato ad attestare l'assenza di citofono o cassetta postale, senza svolgere reali ricerche anagrafiche. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha rigettato l'appello con una motivazione estremamente generica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la sentenza d'appello è nulla per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per la validità della notifica per irreperibilità, il notificatore deve compiere e documentare ricerche effettive sul territorio. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Notifica della cartella di pagamento: la Cassazione salva il fisco
L'Agente della Riscossione ha avviato un pignoramento presso terzi contro il Contribuente per un debito di oltre 128.000 euro. Gli Eredi del Contribuente hanno contestato la regolarità della procedura. I giudici di secondo grado hanno annullato il pignoramento, ritenendo illegittima la difesa dell'ente tramite un avvocato del libero foro e non provata la notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'Agente della Riscossione può farsi assistere da avvocati privati nel contenzioso tributario. Inoltre, la Corte ha stabilito che i giudici d'appello hanno omesso di valutare i documenti che provavano il perfezionamento della notifica della cartella di pagamento ai sensi dell'articolo 140 del codice di procedura civile. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Notifica per compiuta giacenza: il Fisco vince anche senza ritiro
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una richiesta di pagamento basata su un precedente avviso di accertamento per tasse non pagate. Il Contribuente ha impugnato l'atto sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso originario. La notifica era stata effettuata depositando l'atto nella casa comunale e inviando la raccomandata informativa, tornata indietro per mancato ritiro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la notifica per compiuta giacenza si perfeziona dopo dieci giorni dall'invio della raccomandata informativa, anche se il destinatario non ritira il plico. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è valido e definitivo. Il Contribuente perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Notifica del ricorso per cassazione: l’errore che salva il contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria favorevole al contribuente, notificando l'atto tramite servizio postale. Tuttavia, l'Amministrazione finanziaria non ha depositato l'avviso di ricevimento della raccomandata, documento indispensabile per dimostrare il perfezionamento della notifica. Il contribuente non ha svolto alcuna attività difensiva in questa fase. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ufficio. I giudici hanno ribadito che la prova della regolare notifica del ricorso per cassazione spetta al ricorrente e deve essere fornita tramite il deposito della ricevuta di ritorno entro i termini di legge (quindici giorni prima dell'adunanza). In mancanza di tale prova e di difese della controparte, il ricorso non può essere esaminato nel merito.
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Fisco contro contribuente: la motivazione apparente annulla tutto
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per rideterminare le imposte dirette e l'Iva. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato l'atto impositivo, respingendo sia l'appello della Società sia quello dell'ufficio fiscale. Tuttavia, i giudici d'appello hanno rigettato le tesi delle parti con affermazioni sbrigative, senza spiegare perché la documentazione della Società fosse inutile e senza chiarire i motivi sulla tempestività del ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi evidenziando il vizio di motivazione apparente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Campania, che dovrà riesaminare il merito della vicenda fornendo una motivazione reale e logica.
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Notifica PEC casella satura: la negligenza non cancella il debito
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su nove cartelle esattoriali, sostenendo l'invalidità della notifica. L'Agente della Riscossione aveva tentato l'invio tramite posta elettronica certificata, fallito perché la casella del destinatario era piena. Di conseguenza, l'ente ha depositato gli atti sul sito InfoCamere e inviato una raccomandata informativa. La Corte di secondo grado aveva annullato le cartelle ritenendo necessaria la prova di ricezione della raccomandata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di notifica PEC casella satura per negligenza del destinatario, la notifica si perfeziona con il deposito telematico e l'invio della raccomandata informativa, senza bisogno di dimostrare l'effettiva ricezione di quest'ultima. Il processo viene quindi rinviato per un nuovo esame.
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Notifica dell’avviso di accertamento: tra nullità e merito
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per IRPEF, IRAP e IVA, sostenendo di non aver mai ricevuto l'atto presupposto. L'Amministrazione Finanziaria non ha fornito la prova della ricezione della raccomandata informativa (CAD) dopo la tentata consegna dell'atto. I giudici di secondo grado hanno annullato la cartella ritenendo inesistente la notifica dell'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la mancata prova della ricezione del CAD rende la notifica nulla e non inesistente. Poiché Il Contribuente ha contestato anche il merito della pretesa fiscale, il giudice non poteva limitarsi ad annullare la cartella per vizio di notifica, ma doveva esaminare il merito della pretesa tributaria. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Integrazione del contraddittorio: il Fisco perde 1,5 milioni
L'Agente della Riscossione ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento da oltre 1,5 milioni di euro emessa contro una società di capitali, successivamente cancellata dal registro delle imprese. La notifica del ricorso verso uno dei soci e liquidatori non era andata a buon fine. La Corte di Cassazione ha ordinato all'ente creditore l'integrazione del contraddittorio, concedendo sessanta giorni per rinnovare la notifica. Poiché l'ente non ha eseguito questo adempimento fondamentale nei termini stabiliti, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, l'annullamento della cartella esattoriale è diventato definitivo, con la vittoria dei soci.
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Accertamento per trasparenza: il socio paga anche se la società vince
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento contro il Socio di una società di persone, basata su un accertamento per trasparenza. Il Socio ha impugnato la cartella lamentando la mancata notifica dell'atto precedente. I giudici di merito hanno annullato la cartella del Socio perché, in un altro processo, era stata annullata la cartella della Società per un vizio di notifica. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che se l'avviso personale del Socio è definitivo e regolarmente notificato, il Socio non può sfruttare l'annullamento formale (per vizio di notifica) dell'atto della Società. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Notifica Avviso di Accertamento: Ricezione Informativa e Decadenza
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, contestando la validità della sua notifica avviso di accertamento. Il Contribuente sosteneva che la notifica fosse nulla e il suo ricorso tempestivo. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il suo appello, ritenendo la notifica invalida. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la ricezione personale della raccomandata informativa, che avvisa del deposito dell'atto presso la casa comunale, sana eventuali vizi della notifica. Questo rende l'atto legalmente conoscibile e fa decorrere i termini per il ricorso. Di conseguenza, il ricorso originario del Contribuente è stato dichiarato tardivo e inammissibile.
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Notifica per compiuta giacenza: atto valido anche senza ricezione
Un contribuente impugna due avvisi di accertamento sostenendo un vizio di notifica, in quanto non vi era prova della ricezione della raccomandata informativa (C.A.D.). La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sulla notifica per compiuta giacenza. Per la validità della procedura non è necessaria la prova della ricezione effettiva della raccomandata da parte del destinatario. È sufficiente che l'Amministrazione Finanziaria dimostri di averla correttamente spedita all'indirizzo giusto. Se il destinatario non la ritira, la notifica si perfeziona ugualmente per presunzione di conoscenza dopo dieci giorni. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate, annullando la precedente decisione favorevole al contribuente.
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