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Art. 14 Codice Civile

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294 provvedimenti

Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico?
Un ex direttore generale di un ente pubblico per l'edilizia residenziale ha contestato la revoca anticipata del suo incarico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la nomina e la revoca di tale figura non sono atti di diritto privato, bensì provvedimenti amministrativi. Di conseguenza, l'impugnazione doveva essere presentata dinanzi al giudice amministrativo e non al giudice del lavoro. La mancata impugnazione in sede amministrativa ha reso definitivo l'atto di revoca.
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Termine dilatorio: Cassazione annulla accertamento
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per esterovestizione contro una società di noleggio veicoli. La decisione si fonda sulla violazione del termine dilatorio di 60 giorni, che deve intercorrere tra la fine della verifica fiscale e l'emissione dell'atto impositivo. La Corte ha ritenuto che la mera pendenza di un procedimento penale, addotta dall'Agenzia delle Entrate come motivo di urgenza, non fosse sufficiente a giustificare l'emissione anticipata dell'atto, rendendolo così illegittimo.
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Compenso custode giudiziario: la Cassazione decide
Una società di custodia giudiziaria ha contestato l'importo del compenso per la conservazione di beni contraffatti. In assenza di tariffe specifiche o usi locali, il tribunale ha calcolato il compenso per analogia, equiparando lo spazio occupato dai beni a quello di un grosso scooter. La Corte di Cassazione ha confermato questa metodologia, stabilendo che il criterio analogico basato sull'ingombro fisico è un metodo valido e oggettivo per la liquidazione del compenso custode giudiziario.
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Trasferimento d’azienda: licenziamento e anzianità
Un lavoratore, licenziato da un'azienda e assunto il giorno seguente da un'altra in un cambio appalto, ha richiesto il mantenimento della propria anzianità di servizio, sostenendo l'esistenza di un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il precedente licenziamento, confermato da una sentenza passata in giudicato, aveva interrotto definitivamente il rapporto di lavoro, rendendo inapplicabili le tutele previste dall'art. 2112 c.c. e configurando la nuova assunzione come un contratto ex novo.
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Prescrizione crediti tributari: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di prescrizione crediti tributari, respingendo il ricorso dell'Agente della Riscossione. L'ordinanza stabilisce che, contrariamente alla richiesta di un termine decennale unificato, gli interessi e le sanzioni seguono termini di prescrizione autonomi e quinquennali. La Corte ha chiarito che l'obbligazione per interessi acquista una propria autonomia e si prescrive in cinque anni, così come le sanzioni, in base a una specifica norma di legge, a meno che non derivino da una sentenza passata in giudicato.
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Garanzia rateizzazione debiti: obbligo per concessionari
Una società concessionaria di giochi ha impugnato un diniego di rateizzazione del debito fiscale, basato sulla mancata prestazione di una garanzia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, nonostante l'abrogazione dell'obbligo generale di garanzia per rateizzazione debiti superiori a 50.000 euro, per i concessionari di giochi tale obbligo persiste. Questa specificità è giustificata dalla natura della loro attività, che implica la gestione di denaro pubblico e richiede una tutela rafforzata per l'Erario.
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Esenzione fiscale vittime dovere: non retroattiva
Un contribuente, riconosciuto come "vittima del dovere", ha richiesto il rimborso IRPEF per gli anni 2013-2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione fiscale vittime del dovere, introdotta dalla Legge n. 232/2016, si applica esclusivamente a partire dal 1° gennaio 2017 e non può essere applicata retroattivamente agli anni d'imposta precedenti.
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Riduzione tassa rifiuti: la comunicazione non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere la riduzione della tassa rifiuti per attività stagionali non è sufficiente una mera comunicazione di chiusura al Comune. È indispensabile presentare una denuncia formale di variazione, come previsto dalla legge. Nel caso specifico, il ricorso di un'esercente di attività alberghiera è stato respinto perché non è stata fornita la prova della presentazione di tale denuncia formale, rendendo l'appello non autosufficiente e impedendo alla Corte di verificare i fatti.
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Riqualificazione pubblico impiego: no a diritti automatici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20623/2025, ha stabilito che le norme sulla riqualificazione del pubblico impiego, come l'art. 21-quater del D.L. 83/2015, non creano un diritto automatico al superiore inquadramento per i dipendenti. La Corte ha chiarito la natura programmatica della norma, che si limita ad autorizzare l'Amministrazione ad avviare procedure selettive, senza conferire diritti soggettivi azionabili in giudizio. La sentenza ha quindi ribaltato la decisione della Corte d'Appello, respingendo la richiesta di un dipendente del Ministero della Giustizia che chiedeva la riqualificazione da Area II ad Area III.
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Esenzione imposta di registro: vale per tutti i gradi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione dall'imposta di registro per le cause di valore inferiore a 1.033,00 euro, prevista dall'art. 46 della L. 374/1991, si estende a tutti gli atti e provvedimenti del processo, inclusi quelli della fase esecutiva, indipendentemente dal tribunale che li emette. La Corte ha chiarito che il criterio determinante è il valore della causa originaria, non la competenza del giudice dell'esecuzione, accogliendo il ricorso di un contribuente contro l'Agenzia delle Entrate.
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Compenso doppio incarico: il limite del 25% è valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che il limite al compenso per un doppio incarico pubblico, fissato al 25% del trattamento economico previsto, si applica anche alla carica di Presidente di un ente di ricerca. Secondo la Corte, questa posizione rientra nella nozione ampia di "funzioni direttive o equiparate", in linea con l'obiettivo della norma di contenere la spesa pubblica. La sentenza respinge il ricorso di un professore universitario che, nominato Presidente, si era visto decurtare il compenso e ne chiedeva il pagamento integrale.
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Aziende cessate: salvaguardia negata per chiusura parziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il beneficio della c.d. "settima salvaguardia" pensionistica, previsto per i lavoratori di "aziende cessate", non si applica in caso di chiusura di una sola unità operativa. Il caso riguardava un lavoratore il cui datore di lavoro aveva perso un appalto, cessando l'attività solo in quella specifica sede. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del termine deve essere restrittiva: l'azienda deve aver cessato completamente e definitivamente la propria attività, non solo una sua parte. Pertanto, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva concesso il beneficio al lavoratore, rigettando la sua domanda originaria.
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Ricorso inammissibile: onere di deposito contratti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un lavoratore riguardo al pagamento della quattordicesima mensilità. La decisione si fonda su due motivi principali: il ricorrente non ha contestato il fatto accertato in appello (cioè che il pagamento ricevuto copriva l'intero anno) e, in violazione delle norme procedurali, non ha depositato il testo integrale dei contratti collettivi su cui basava le proprie argomentazioni.
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Giudicato favorevole coobbligato: estensione effetti
Con la sentenza n. 34576 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. 5, ha stabilito che il giudicato favorevole ottenuto da un coobbligato in solido (i venditori) si estende anche all'altro coobbligato (l'acquirente) che non ha partecipato al giudizio, se la decisione si fonda su ragioni oggettive, come un vizio di motivazione dell'atto impositivo, e non su motivi personali. La Corte ha quindi annullato l'avviso di accertamento notificato alla società acquirente.
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